THE MAN IN WHITE: BLOODY BATTLE OF LIONS

Azusa (Masaya Kato), membro della famiglia yakuza Renjyo a cui piace vestirsi sempre di bianco, vede il proprio “padre” morire davanti a lui durante un agguato. Il killer Serida Gunshi (Tatsuya Fuji) è stato infatti assoldato dalla potente famiglia Sogen, per mettere a tacere un’ oscura questione di cui pochissimi conoscono la vera natura. Azusa non aspetta il consenso del suo clan per cercare vendetta, quando scopre che Serida è suo fratello maggiore. 

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Lingua: SUB
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Titolo originale: Yurusarezaru mono
Anno: 2003 I Paese: Giappone
Regia: Takashi Miike
Attori: Masaya SatoShôko AidaNaomi Akimoto
 

Takashi Miike  è ormai considerato un vero e proprio genio visionario del cinema contemporaneo, i suoi film più popolari come Ichi The Killer e Visitor Q sono conosciuti da milioni di persone. Miike però non è un Michael Bay del cazzo, ha dovuto faticare ben tre decadi per diventare quel regista acclamato che è ora. Durante la sua lunghissima gavetta ha saputo spaziare dal cinema, alla tv, all’ home video, girando per l’ appunto parecchi direct-to-video come questo The Man In White. The Man In White è lunghissimo film che per ragioni di minutaggio è stato diviso in due, diventando una duologia che si compone di The Man in White Part 1 – Bloody Battles of Lions e The Man in White Part 2: Requiem for the Lion (tecnicamente si dice che questi film sono stati girati back to back). Questo canovaccio da film yakuza è abbastanza comune (lo vediamo ad esempio in Deadly Outlaw: Rekka e Graveyard of Honour), muore un boss buono e caro che ha insegnato ad un ribelle misantropo i valori dell’ onore e del rispetto. Il misantropo decide di vendicarsi ad ogni costo a discapito di quello che pensa il resto del proprio clan. Nessuno lo ferma perchè è inarrestabile e riesce a sterminare da solo clan rivali più potenti del suo. Vedete similitudini con Chuck Norris? Non cadete nell’ errore di associare il cinema americano a quello giapponese. La cultura nipponica sarà sempre baluardo di misticismo, ermetismo e mistero, elementi che ovunque si posano, rendono qualsiasi cosa affascinante e drammatica. Flashback e sanguinari drammi familiari fanno da vene nere a questo yakuza movie che riserva sorprese ad ogni angolo. La regia di Miike è schizofrenica, da una parte frenetica e dall’ altra romantica. Miike si insinua negli stereotipi del genere riuscendo con la sua arte a rendere cinematografica un direct-to-video poco finanziato economicamente (il film è stato prodotto dalla Cinema Paradise, una piccola casa che produsse solamente 10 film tra il 1993 e il 2006). Lo aiutano gli attori protagonisti Masaya Sato e Tatsuya Fuji che ci regalano un’ interpretazione over the top. Ben sceneggiato, ben interpretato, sà tenere lo spettatore sul pezzo senza farlo annoiare.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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