FEMMINE CARNIVORE

A causa di un affaticamento psichico, ad Eva viene consigliato di affidarsi alle cure della dottoressa Barbara in una lussuosa clinica di Badmarin. Eva sin dal suo arrivo si sente inquieta: come il paese, anche la clinica è abitata esclusivamente da donne (ad eccezione del deforme giardiniere Adam), e le cure della dottoressa e i comportamenti delle sue ospiti le sembrano piuttosto bizzarri. In seguito ad un incidente d’auto, anche il giovane playboy Tommy e i suoi due amici si trovano costretti ad una sosta a Badmarin, dove ben presto vengono irretiti da alcune pazienti della clinica. La vicenda si complica ulteriormente quando Eva nella notte si imbatte nel corpo esanime di un uomo, chiede aiuto, ma il cadavere scompare… Non è che una delle tante stranezze che accadono nella cittadina di Badmarin: che sia tutto frutto di un incubo di Eva?

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Titolo originale: Die Weibchen
Anno: 1970 I Paese: Germania, Italia, Francia
Regia: Zbynek Brynych
Attori:  Uschi GlasIrina DemickFrançoise Fabian
 

Non si capisce bene se l’intento di Zbynek Brynych, regista dal nome impronunciabile e dalla carriera prettamente televisiva sia quello di produrre un’opera reazionaria anti-femminista o semplicemente quella di realizzare un arty-movie con venature psichedeliche in puro stile beat, secondo i canoni estetici dell’epoca. Di certo questa co-produzione italo-franco-tedesca risulta più che altro un guazzabuglio dalla narrazione frammentata e confusionaria. Eppure la trama sembrerebbe semplice: Eva (Uschi Glas) è una giovane donna con un forte esaurimento nervoso, per curarsi va in nella clinica della dottoressa Barbara (Gisela Fischer) in uno strano paesino abitato quasi interamente da donne se si esclude un demenziale commissario di polizia (Hans Korte) sempre intento a fare castelli di carta e a bere liquorini mignon e l’assurdo giardiniere della clinica che va in giro con occhiali da sole stile John Lennon, bretelle e una manona che sembra un artiglio. Nel paesino arrivano anche tre turisti in cerca di avventure extraconiugali, dopo aver tentato di approcciare la meccanica del paese, uno di loro viene ritrovato cadavere da Eva, peccato che nessuna vuole credergli e il morto scompare immediatamente. Solo il bel fricchettone Johnny (Alain Noury) sembra volerla aiutare anche se pure lui resta in dubbio sulla sanità mentale di Eva.

Il regista ci da dentro sin da subito con acrobatici grandangoli circolari, zoomate frenetiche, inquadrature ripetute ossessivamente e apparentemente scollegate fra loro (ma alla fine non c’entrano comunque una mazza lo stesso) nel tentativo di creare un’apparenza autoriale ma che, in definitiva, altro compito non hanno che riempire il vuoto globale di una sceneggiatura sconnessa e cucita assieme da dialoghi deliranti e inquadrature senza alcun legame. Brynych cerca disperatamente di estrapolare velleità artistiche, peccato che la sensazione costante è quella di aver sbagliato film, non bastano le soggettive frenetiche, i dettagli e le angolazioni singolari, l’unica cosa che sembra azzeccata è il commento musicale di Peter Thomas ma anche questo, sparato all’impazzata tra feste psichedeliche e luci lisergiche dove ogni tanto fa capolino qualche tetta, risulta alla fine ridondante e stanchevole.

Nonostante si veda solo Eva assumere uno zuccherino all’LSD tutto il cast sembra recitare costantemente in stato allucinatorio, anche il bel faccione di George Ardisson truccato da pagliaccio nell’orgia acquatica finale risulta fastidioso quanto la banalissima metafora della mantide religiosa e dell’assurda ricerca in biblioteca del nome dell’insetto (anche i bambini sanno come si chiama la mantide e che cosa fa al compagno dopo l’accoppiamento, non c’è bisogno di chiedere a una cadaverica bibliotecaria che non vede l’ora di snocciolare le sue conoscenze nel ramo entomologico). Dulcis in fundo, se gli intenti misogini non erano ancora chiari, assistiamo ad un ridicolo comizio femminista pieno di vecchine che urlano e sbraitano mentre le ragazze che dirigono il comizio a un certo punto si denudano per ribellarsi al corpetto, simbolo della schiavitù femminile. Se la donna negli anni non aveva subito abbastanza umiliazioni ci pensa questo “femmine carnivore” a ricordarci quanto poco rispetto il cinema e la televisione hanno del gentil sesso!

Scritto da Il Dottor Satana [Odorama Exploitation Movies]


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