LA CASA IN HELL STREET

Da quando la madre di Christie Cromwell (Rachael Kelly) si è risposata, sua figlia è stata sospettosa del suo nuovo patrigno (David Allen Brooks), ma non è stata in grado di dimostrare una qualsiasi irregolarità almeno fino a questo momento. La madre di Christie (Marie Masters) è una donna ricca, e la ragazza crede che suo marito l’abbia sposata soltanto per la sua fortuna, al punto che per essa sia disposto a uccidere. Questa convinzione è solamente rafforzata quando Christie torna a casa da scuola per trovare che improvvisamente il cablaggio telefonico in casa è  difettoso e ha fulminato un tuttofare, confermandola nell’idea che il suo patrigno voleva ma fulminare la madre, e che questo non è l’unico piano che crede di avere come asso nella manica…

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Titolo originale: Scream for Help
Anno: 1984 I Paese: U.S.A.
Regia: Michael Winner
Attori: Rachael KellyMarie MastersDavid Allen Brooks
 

Michael Winner recentemente scomparso, e in onore del quale scriviamo anche questa recensione di un film tra i suoi più misconosciuti, vorrebbe qui fare l’Alfred Hitchcock, in “Scream for Help/La Casa in Hell Street (l’assurdo titolo con il quale ebbe una fugacissima distribuzione estiva nelle sale italiane)”, e “non” , intendendo dire che si fa beffe del suo stile cercando al contempo di evocarlo con questo abbastanza  risibile aspirante thriller, il quale è stato persino scritto da Tom Holland, l’anno dopo creatore di “Fright Night/L’Ammazzavampiri” e successivamente de “La Bambola assassina”(Child’s Play) (1988) . Ci sono difatti analogie tra la prima famosa storia di vampiri e questa in quanto entrambi hanno un protagonista adolescente che lascia gli adulti poco convinti quando li avverte  che ci siano potenziali pericoli in corso grazie a qualcuno che conoscono, ma mentre quel famoso film dell’orrore sopra citato ha a mio avviso dalla sua un definitivo e bel senso dell’umorismo, il ridere qui deriva dal tono generale che è ridicolo e dai frequenti sviluppi della trama che ci viene richiesto di accettare.

Naturalmente, vi è già un film degli anni ottanta dove l’idea del patrigno assassino è annidata come un sogno nella mente della protagonista- o un incubo – e che era, bèh è ovvio , “The Stepfather -Il Patrigno” (1987) di Joseph Ruben, ma questo non è sicuramente in grado di competere con questo successivo film con un grande Terry O’Quinn. L’opera di Winner è troppo grossolana, limite di Winner nella fase della sua carriera tra i due sequel de “Il Giustiziere della notte” e dopo lo splendido “Death Wish II”(Il Giustiziere della notte 2) (1982), e raccogliendo lo stesso approccio rincoglionito di altri film che aveva diretto in quel periodo. Non è tutta colpa sua, così come l’Inghilterra è un’ambientazione poco convincente per l’America, il cast e soprattutto l’inadeguata protagonista sembra tutto in alto mare e alcuni ruoli declinanti verso la caricatura, così che quando tutto il resto fallisce, lo script ha una tale ricchezza di follie che quando vengono girate nella fredda luce del giorno possono semplicemente apparire eminentemente ridicole come ad esempio quando la migliore amica di Christie è deliberatamente investita da un’auto misteriosa e uccisa dopo aver ammesso di essere incinta.

Evidentemente in questo tipo di film il poliziotto è il classico equivalente dello stereotipo di sbirro dei thriller polizieschi,   il quale arriva sul posto un giorno prima della sua pensione Per qualche ragione la polizia in questo film non trova nulla di sospetto sulla morte dell’amica, nemmeno quando Christie dice loro che lei sa chi l’avrebbe commesso: il patrigno Paul, naturalmente. Nonostante la crescente evidenza del contrario, tutti coloro di età superiore ai diciotto anni rimangono sicuri della sua innocenza, anche se la ragazza fa di tutto per dimostrare il contrario e alla fine scopre che Paul fa parte di una banda di tre, con due luridi individui, Brenda (Lolita Lorre [!]) e suo marito il quale finge di essere suo fratello Lacey (Rocco Sisto). Questo trio compie così tanti efferati sforzi per il denaro, al punto per il quale sarebbe per loro quasi impossibile di farla franca visti i loro crimini.

Così l’ultima mezz’ora del film verte su Christie e sua madre che vengono terrorizzate dalla banda nella propria casa, a quanto pare non pensando di prendere il telefono per chiamare la polizia quando già si accorgono solamente di loro che camminano nel vialetto. A voler essere generosi si potrebbe dire che noi come spettatori stiamo vedendo il tutto dal punto di vista di Christie, in modo tale che gli eventi sono esagerati per dimostrare che gli adulti stanno cospirando contro di lei, ma in realtà non ci sono prove che dovrebbero convalidare  questo per qualsiasi cosa, ma solo un valore soggettivo. Eppure, c’è di che apprezzare il caos della parte conclusiva, con l’adolescente che fa affidamento sul suo ingegno per sopraffare i  cattivi, con il gusto del vincitore per la violenza che ha subito per un decennio e che adesso può restituire in una discesa verso l’auto-parodia. Ciò che non è poi così gradevole è la scena in cui il fidanzato della sua migliore amica la solleva dolorosamente dalla sua verginità – e lui dovrebbe essere un personaggio simpatico-, ma si sa ci troviamo pur sempre in un film sensazionalistico del Winner più turpe. Passi falsi del genere abbondano, quindi tendono più che a far girare gli occhi da qualche altra parte a farti ridere, ma in definitiva “Scream for Help/La Casa in Hell Street”  è solo troppo stupido per essere davvero divertente, pur se diretto con innegabile mestiere da Winner, ma troppo pedestre nelle situazioni e nei rivolgimenti della trama,  anche per gli amanti dei brutti film che piacciono. La musica di John Paul Jones, diciamo, è la cosa migliore della pellicola.

“La Casa in Hell Steet” non è mai uscito nell’home video italiano, tanto meno in digitale, ma soltanto all’estero.
A quanto ne so, almeno fino ad oggi al DTT, si conta una sola messa in onda nel 1987 su Rai 3.

Scritto da Andrea Lanza [Malastrana VHS]


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