TOKYO GORE POLICE

Trama: In una Tokyo del futuro la polizia è stata privatizzata e la popolazione lobotomizzata si ciba di spot televisivi che alimentano la violenza e sponsorizzano la legge marziale, nel modo più bizzarro e giapponese possibile. Nessuno sfugge al controllo eccetto gli “Engineers“, delle misteriose creature umanoidi che seminano il panico tra la popolazione, espandendo il proprio numero come in un contagio. Solamente Ruka (Eihi Shiina), una diafana fanciulla membro anch’ esso delle forze di polizia, riesce a tenere testa a questi mutanti grazie alla sua spada letale.

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Titolo originale: Tokyo Gore Police
Lingua:  SUB 
Anno: 2008
Paese: Giappone
Regia: Yoshihiro Nishimura

Recensione:
Voglio fare una piccola premessa : io NON sono un appassionato del cinema shock nipponico , come solitamente sono i recensori su questo sito ; per me il cinema giapponese era , soprattutto , Kurosawa (ho visto quasi tutti i suoi film) , Kitano , un paio di Ozu ( regista noioso oltre ogni limite) , qualche esemplare della nouvelle vague degli anni ‘60. Capirete , dunque , che di fronte alla visione di questo “Tokyo gore police” sia rimasto decisamente spiazzato ; la mia sarà una recensione , un parere , piuttosto disallineata rispetto ad altre. Devo ammettere che , nonostante NON sia un patito del gore , questo film mi è piaciuto. La storia è meno banale di quanto sembri , sotto lo humor , molto nipponico , infatti io non ho riso granchè, ci sono precise riflessioni sulla autorità , sull’obbedienza ( temi di cui la cultura giapponese è pregna) , sul potere assoluto che corrompe assolutamente. Molto significativa la compresenza , anche questa molto nipponica, della tecnologia più avanzata con alcuni elementi tradizionali dell’antico Giappone , così c’è la supertecnologia affiancata alle katane , alle uniformi dei poliziotti palesemente disegnate sulle uniformi degli antichi soldati , per non parlare dell’assurdo tettuccio delle auto dei poliziotti stessi. Altro tema che ossessiona questo tipo di cinema è la metamorfosi del corpo , o meglio la trasformazione di una parte del corpo in qualcosa di alieno , che agisce a volte in consonanza con la personalità , a volte in maniera autonoma ; un tema psicologico molto particolare e delicato che può essere lo specchio del rapporto tra reale personalità e maschera indossata per il mondo esterno , soprattutto in una cultura , come quella giapponese , dove il formalismo ha una presenza soverchiante. Su un piano più superficiale abbiamo un esercizio visivo di gra ; grandissimo impatto , la fotografia è eccezionale con un uso del colore davvero notevolissimo , il ritmo è forsennato per tutte le quasi due ore , proprio non ci si annoia. Il film è popolato di presenze deliranti , la donna sedia (forse la più assurda e disturbante) , la donna lumaca , per non parlare della donna coccodrillo ; la sequenza nel postribolo è il trionfo del delirio visivo e cromatico , arricchito da quella commistione tra azione e sesso tanto diffusa nel cinema del sol levante. Colori sgargianti , chiaroscuri eccezionali , il montaggio frenetico , i finti spot altamente disturbanti ( le sorridenti ragazzine che si tagliano le vene sono , a dir poco , inquietanti) scorre un fiume , letteralmente , di sangue ; c’è sangue ovunque ed in quantità enorme. Il trucco e le relative truculenze sono decisamente buone ; nella parte finale del film ( e , forse , del budget) c’è un evidente calo qualitativo ma non rovina la pellicola. Per me la visione di questo film è stato un , piacevole , esercizio sadomasochistico , ma anche uno scoprire un cinema particolare. A breve mi concederò “Meatball machine” …

Scritto da Evaristo Sberna

Sottotitoli a cura di Boloslave (AsianWorld)
Si ringrazia Jason Bortolai Simone per il suo prezioso contributo

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