UNA VITA DA SBALLO

Trama: Massimo (Claudio Daniele), ventenne ballerino napoletano giunto a Riccione in cerca di fortuna, fa amicizia con il dj Franco (Alex Damiani), che lo fa assumere come cameriere e gli presenta la sorella Rosaria (Cristina Barsacchi), con cui nasce una simpatia. Tramite il “professore” (Alessandro Maresca), Franco riesce a esibirsi al mixer nella discoteca “Pascià”, dove viene notato dalla proprietaria Sandra (Giovanna Chicco), di cui diventa in breve tempo l’amante. Massimo, intanto, dimostra il suo talento partecipando alla gara annuale di danza moderna. Ma il grande successo ottenuto da entrambi comincia a creare i primi problemi.

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Titolo originale: Una Vita da Sballo
Lingua:
Anno: 1995
Paese: Italia
Regia: Gianni Cozzolino, Ninì Grassia

Recensione:
Una vita da sballo. Una vita da sballo secondo Ninì Grassia la si farebbe a Riccione, durante la bassa stagione (quindi con la città deserta), pernottando in una pensione a due stelle, e trombandosi una donna sposata di 20 anni più grande, mentre ci si mette assieme ad una di soli 10 anni più grande. Questa è la vita che fa il protagonista di questo lungometraggio non lungo, perchè se vogliamo essere onesti, la questione principale (le corta fatte e poi perdonate) si risolverebbe in un cortometraggio, il resto sono sequenze di tizio + tizia che fanno finta di trombare strusciandosi come delle lumache in cerca di morbidi licheni e gente che balla in discoteca. Nel caso abbiate l ‘ardire di guardare questo film, appena vedete qualcuno che si mette a ballare tenete il dito sul tasto forward perchè potreste incappare in uno dei due tranci del film dove per 6 / 7 minuti si vede solamente gente che balla (musica allucinante tra l’ altro). Non so se avete presente cosa vogliano dire 7 minuti all’ interno di un film. Un dialogo anche importante può durare 5 secondi, per dire. Ninì Grassia dirige le danze e si occupa un po’ di tutto, sua è la sceneggiatura e quindi la colpa di lasciare dei buchi di sceneggiatura molto evidenti come una gara di ballo che viene disattesa nel nulla più totale, e sua è anche la responsabilità di inserire nel montaggio finale delle soluzioni disturbanti come quando due persone parlano e le sequenze vengono interrotte ad intermittenza da volti di donne presenti nella scena, ma che stanno semplicemente ascoltando. Oltre al vario figume pescato chissà dove, abbiamo il simpaticissimo attore feticcio di Grassia, Saverio Vallone (vi ricordate quello dove faceva il bamboccione ritardato?) che dice mezza battute in tutto il film, e il co-protagonista dello scugnizzo napoletano, Alex Damiani, ovvero il perfetto mix facciale tra Antonio Zequila e Tullio Solenghi. Il Damiani in questo film fa le veci del solito Zequila, ovvero uno in più che tromba. La colonna sonora è da infarto e per i più attenti italoportcellomani vi attende una vera chicca: in una delle primissime scene erotiche come commento musicale c’è la versione strumentale di Labbra, una canzone cantata solitamente da Cicciolina. In conclusione quello che fa di questo film uno squallore totale non sono tanto tutti gli aspetti da cinema becero elencati qui sopra, ma quanto il non riuscire a mettere un po’ di pepe in una classica storia di corna italiane, prendendo magari spunto dalle centinaia di sexy comedy del passato che almeno una risatina erano in grado di strappartela. Andava bene pure scopiazzarne una con Pippo Franco, per Dio!

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