NINJA TERMINATOR

La divina forza dell’impero Ninja è racchiusa in una statuetta divisa in tre parti. Chi possiede tutte e tre le parti sarà il Ninja Terminator, il Super Ninja. Così la lotta tra i piú audaci e forti guerrieri si fa sempre piú feroce.

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Titolo originale: Ninja Terminator
Anno: 1986 I Paese: Hong Kong, Canada, U.K.
Regia: Godfrey Ho
Attori: Richard HarrisonJung-Lee HwangJonathan Wattis
 

Eccoci davanti a questo Ninja Terminator, ennesima produzione infima orientale sul tema a firma di Godfrey Ho. Inutile dissertare su cosa non vada in questa pellicola, l’imbarazzo è grande, dal montaggio abborracciato alle interpretazioni zoppicanti quando non inette, passando per le forche caudine di una storia senza senso che lascia basiti e rintronati forse più di un Kubrick teologico.
Certo i combattimenti per strada sono belli (e forse, come vedremo, neanche girati dal regista), ben coreografati, con mazzate dure e l’alto tasso di divertimento da cinema oratoriale che non guasta mai, ma di certo non basta a salvare capre e cavoli. Questi film girati chissàdiodove da Mr. Ho erano il cancro delle tv private, troppo miserabili per essere anche solo noleggiati, ma degni di una visione in solitaria per essere subito raccontati a scuola o sul bus agli amici. Film così incredibili da generare meraviglia che acquistavano leggenda quando raccontavi l’irraccontabile, la scopata con la cinese cesso, il robottino alto 20 cm che arriva a caso per giustificare il titolo, questo Tiger qualcosa che ogni posto dove va si mena con chiunque senza motivo, l’idoletto diviso in tre e l’incredibile inizio dove un negro coi baffi fa mosse così sacrali da generare risate incontrollate. Film che puoi anche confondere con altri, sia un Ninja occhio per occhio che un Ninja il padrino che appunto questo Ninja Terminator, senza per altro provare vergogna. Tra gli attori, scarti di un cinema marziale che era arrivato al capolinea di idee e proseguiva la sua strada mortuaria scimmiottando, anche a fine anni 80, Bruce Lee, si riconosce purtroppo Richard Harrison, uno dei tanti validi protagonisti del nostro cinema western di serie B, in un tramonto doloroso, quasi alla Lilli Carati, di indecenza professionale.

Vederlo con un costume militare da ninja che cucina granchi a colpi di shuriken è prezioso a livello di culto non colto, ma quasi doloroso per i fan di un cinema di genere non diventato ancora, alla sua catarsi, degenere.

Richard Harrison non è mai stato un grande interprete, ma era assolutamente efficace in un cinema di stelle effimere che mai diventeranno star, gli Anthony Steffen, i Gianni Garko e appunto i Richard Harrison, buoni per western, horror, film di guerra, a seconda di cosa il mercato richiedeva, ma mai scesi così in basso come qui, tra le grinfie di Godfrey Ho. L’interpretazione di Harrison è ricalcata sul Franco Nero di Enter the ninja, anche solo per i baffi, e, leggenda vuole, che l’interprete girò un solo film dalla trama assurda e poco comprensibile diventato una decina di altri film a marchio Godfrey Ho. Infatti il regista e il suo socio Lai, sembra, comprarono in blocco film di guerra e polizieschi fatti in Thailandia, Filippine e Hong Kong mai finiti, e li cucirono con il girato ex novo di Harrison aggiungendoci della trama ninja, nella speranza di bissare il successo di Guerriero Americano di Firstenberg con poco o niente di budget. Per questo, qui come negli altri film di Ho Lai, ci sono effettivamente due tronchi narrativi che non coincidono mai, un vero cuci e incolla di due film completamente diversi. Per colpa della qualità bassa delle opere sembra che Harrison perse ad Hollywood la faccia e scelse di ritirarsi dalle scene.

Ci si diverte è vero, bisogna dirlo, ma è materia rancida vicino più ad una discarica che al cinema.

In questi film si dice ninjà non ninja, ma non chiedetemi perché!

Scritto da Andrea Lanza [Malastrana VHS]


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