ARCANA

Trama: Nella periferia milanese, una madre vedova (Lucia Bosé) e suo figlio (Maurizio Degli Esposti) sbarcano il lunario organizzando sedute spiritiche e di magia per una clientela variegata, ma composta soprattutto da altoborghesi. Il rapporto già morboso tra madre e figlio, dalle vere doti paranormali, si destabilizza quando arriva Brenda (Tina Aumont), una ragazza che sta per sposarsi.

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Titolo originale: Arcana
Lingua:
Anno: 1972
Paese: Italia
Regia: Giulio Questi

VOTO: 7 / 10
VOTO TRASH: 7 / 10

Recensione:
Quando un film viene girato da Giulio Questi, non è possibile separare l’ opera dall’ autore. Questi è un regista figlio degli anni ’70 e della sperimentazione, la sua vocazione artistica esercita una forte impronta alle sue avventure nel cinema di genere, tanto che non può fare a meno di modificarlo e snaturarlo dalle sue classiche finalità commerciali. Lo si vede nel western Se Sei Vivo Spara, ma soprattutto nel surreale La Morte Ha Fatto L’ Uovo. L’ avventura del regista nel mondo dell’ orrore e dell’ occulto si chiama Arcana. Durante gli anni ’70 il cinema italiano ha visto molteplici pellicole che avevano a che fare con il demonio e il fascino trasgressivo che portava nell’ immaginario della società in rivoluzione (di costume) a quell’ epoca. In Arcana Questi descrive una società fatta di freaks, dove i freaks sono persone normalissime che si muovono in ambienti metropolitani (e sub-metropolitani comei tunnel della metro) degradati che il regista usa per addizionare disagio alla vicenda. Il rapporto morboso e incestuoso tra i due protagonisti (interpretati da due bravissimi attori) è un’ altra provocazione del regista che portò il film a pesanti censure e un destino maledetto (venne distribuito pochissimo). Innumerevoli figure retoriche e surreali sono disseminate come trappole verso lo spettatore che, semmai volesse dare un senso alla pellicola, è subito scoraggiato dal cartello nell’ incipit della pellicola, della serie “nun ce provà”. C’è chi vedrà Arcana come un film troppo artistoide per via delle sequenze dove gli attori si muovono come su un palco teatrale, e chi lo vedrà come un mancato erotico, o peggio, come un mancato horror. Certo è che, una volta intrapresa la visione, se non ci si sforza di calarsi nel contesto di lotte degli anni ’70, allora la visione del film è totalmente tempo sprecato. Gli anni ’70 vanno presi per quello che sono, come Questi va preso per quello che era, un piccolo terrorista dei generi.

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