IL COLPO MAESTRO DI BRUCE LEE

Trama: In un villaggio cinese, il maestro Li Chen Kung ha stabilito un tirannico potere di estorsioni e ricatti sostenuti da uccisioni e mutilazioni dei ribelli. Due vittime, private di gambe e braccia, si recano per consiglio da un maestro anziano che vive alla macchia. Da questi apprendono che Li Chen Kung ha trafugato gli otto cavalli di giada nei quali è nascosto il ‘colpo segreto’ dello scomparso Bruce Lee. I due invalidi decidono allora di trafugare il segreto e trovano inopinatamente l’aiuto della guardia del corpo A Po, in realtà un agente inviato dal governo centrale per ristabilire l’ordine.

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Titolo originale: Tian Can Di Que
Lingua:
Anno: 1979
Paese: Taiwan
Regia: Kei Law (accreditato come Joe Law)

VOTO: 7 / 10
VOTO TRASH: 10 / 10

Recensione:
Uno dei film più bizzarri in assoluto che abbia mai visto ma anche il più bizzarro della storia dei film di kung fu, attorno al quale è cresciuto un piccolo culto tra gli amanti del cinema di serie b. Apparentemente a noi povero bestiame italiota questo film dovrebbe ricordare il più famoso tra gli attori di kung fu, ovvero Bruce Lee che nel film viene inspiegabilmente citato come ladro (??) e tra l’ altro in nessun film Bruce Lee si chiamava Bruce Lee quindi boh? (tutta opera di quei soliti furbetti dei distributori italiani) Comunque dicevo, questo film si rifà sicuramente di più al tema della famosa trilogia dei fratelli Shaw “One Armed Swordsman” uscita in Italia con i titoli Mantieni L’ Odio Per la Tua Vendetta, La Sfida Degli Invincibili Campioni e La Mano Sinistra Della Violenza, dove un discepolo di arti marziali a cui viene mutilato un braccio, decide di re-imparare il kung fu usando un braccio solo. La bizzarria estrema di questo film è che i due menomati sono menomati veramente e addirittura dopo una cruda sequela di umiliazioni e difficoltà, si prodigano in mirabolanti forme di kung fu ed acrobazie circensi degne di strabiliare anche il più impassibile degli spettatori (fe-no-me-na-le la scena dell’ “agganciamento” alla “Mazinger Z“). La sceneggiatura presenta dei buchi notevoli ma nessuno si sognerebbe mai di criticare un film di kung fu per incoerenze di location o di dialoghi, in virtù tra l’ altro di una ottima messinscena delle arti marziali (le coreografie sono opera di Mu Chuan Chen, il sosia di Cecchetto) “doppiate” da rumori colpo su colpo, vero e proprio marchio di fabbrica del vero cinema grezzo e povero di kung fu, come grezzo è povero è il montaggio repentino e violento che io tanto adoro. Gli stessi attori saranno poi protagonisti di una sorta di sequel / reboot chiamato Crippled Hero che vanta ben due capitoli. Una grossa punta di biasimo è l’ evidente censura presente nella versione italiana, dove si capisce chiaramente che le scene più sanguinarie sono coperte da un fastidiosissimo rallenty molto malcelato che ci priva totalmente degli ultimi truculenti secondi del finale. Eccheccazzo!

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