LA TRECCIA CHE UCCIDE

Trama: All’ inizio del 1900 la Cina era ancora governata dall’ imperatore discendente dalla dinastia Quing, tuttavia una lunga e sanguinosa rivoluzione riuscì a ribaltare il governo in favore del leader Sun Yat-Sen. Alcuni rivoluzionari fedeli a Sun vengono sterminati brutalmente dall’ ufficiale governativo Kao Kang (Thompson Kao Kang) che detiene il potere locale. Le funeste prospettive dei pochi rivoluzionari cominciano a cambiare quando un uomo venuto da Canton (Jason Pai Piao) arriva in soccorso di alcuni malcapitati.

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Titolo originale: Guai ke
Lingua:
Anno: 1973
Paese: 
Hong Kong
Regia:
Yeo Ban-Yee (accreditato come Ban-Yee Yeo)

VOTO: 5 / 10
VOTO TRASH:
9 / 10

Recensione:
E’ ormai cosa risaputa che la vendetta sia il motore principale dei film di arti marziali, altrimenti quale ragione più giustificata ci sarebbe per menare le mani? L’ auto-difesa? Poco pathos e poca azione. La vendetta è proprio quello che ci vuole per avere l’ approvazione morale se non il tifo da parte del pubblico. Quando non sono dei briganti ad ucciderti la famiglia, lil tema della vendetta si insinua strisciante in mezzo a struggenti lotte per la libertà, in seno alle innumerevoli rivoluzioni che la Cina ha affrontato negli anni. Quella più frequentata dal cinema di Hong Kong è sicuramente quella dove i Quing si ribellano ai cattivi Ming detentori del potere, diversamente in questo film abbiamo invece i Quing a rappresentare i magnaschei, come direbbero gli amici veneti. A parte questo il film scorre nella sua prima metà con fatti non troppo collegati tra di loro intramezzati da multipli e brevi combattimenti atti a traghettarci verso la seconda e più avvincente parte del film ovvero un continuo combattimento che durerà fino alla fine. Si, avete capito bene, tutta la seconda metà del film è un continuo combattimento interrotto solamente da una pausa dove assistiamo ad uno scambio di personaggi (esce il maestro Wong Yee ed entra il vecchio samurai malizioso). D’ altra parte che cosa vuole vedere uno spettatore di  film di arti marziali se non gente che si randella di brutto? E giù mazzate belle toste, quelle viscerali e cattive, con poche capriole ma quelle che ci sono, sono quelle che lasciano il segno poichè tra trampolini e montaggi azzardati non abbiamo che da applaudire (l’ effetto trash è assicurato). Capitolo importante quello del montaggio, veramente selvaggio e anarchico quasi in preda a stupefacenti, brutale e disorganizzato. La regia è rozza e minimale e i costumi sono parecchio tirati via, non si capisce per esempio perchè degli allievi di kung fu debbano indossare divise da judo. Del comparto tecnico forse l’ unico aspetto qualitativo è raggiunto dalla colonna sonora suonata da un’ orchestra molto coinvolgente e a tratti epica. Rimanendo in tema audio, per coloro che amano gli inserti rumoristici anni ’70 che commentano ogni singolo pugno e calco qui c’è l’ imbarazzo della scelta, a volte ci sono scudisciate sonore anche quando non succede niente. L’ edizione italiana che ho potuto vedere io è molto probabilmente quella della AVO (pessima l’ immagina mutilata dal widescreen al 4:3 che ci fa vedere facce a metà e gente che parla fuori schermo) ancora più tagliata dalla inglese, nota per numerosi e pesanti tagli, fattostà che si dice che questa edizione sia mutilata di ben 20 minuti, e in quanto a linearità della trama devo dire che questo si avverte soprattutto per quanto riguarda l’ inserimento di Jason Pai Piao nella storia, non si capisce bene chi sia e perchè faccia quello che fa, ma come ho detto prima, basta che se le diano come gli orbi e siamo tutti contenti. Per concludere secondo la mia opinione il film si regge e soprattutto si differenzia dalle altre pellicole del genere, unicamente per la performance di Thompson Kao Kang che affronta con una grandissima determinazione il suo personaggio di spietato lord dalla treccia che uccide. Titolo italiano sicuramente più efficace dell’ inglese “Stranger From Canton”.

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