CUGINETTA… AMORE MIO!

Trama: La vicenda narra i tentativi del povero Leonida (Gino Pagnani) di carpire l’ eredità del riccastro zio defunto, tale Conte Aristide Fava del Dongo, infartato durante una scappatella con la serva Marietta (Rita Moscatelli). Mette in atto un piano per far sposare l’ ereditario Marco Marcovaldi (Claudio Ercoli) con sua figlia, Nicoletta (Ziggy Zanger).

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Titolo originale: Cuginetta, Amore Mio!
Lingua:
Anno: 1976
Paese: Italia
Regia: Bruno Mattei

VOTO: 6 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Gli anni ’70 italiani sono stati permeati (se non invasi) da commedie sexy dove studenti, maestrine, serve, padroni, preti, poliziotte e sportivi non facevano altro che rincorrersi con le chiappe al vento. Che sia questa un’ eredità tutta italiana proveniente dal poeta Boccaccio, poi transmutata nel tempo fino ad arrivare al bar dello sport ? Fatto stà che anche Bruno Mattei, che qui firma il suo primo atto da regista, approdò al filone sexy pecoreccio con un filmuccio minimale ma correttamente diretto e dal fluente svolgimento narrativo, come una novella boccaccesca appunto. Mattei dirige quasi con nonchalance questa pellicola di stampo popolare (scritta da Luigi Montefiori meglio conosciuto come George Eastman) dove ancora sentiamo dialetti veraci e ridacchiamo vuoi o non vuoi sulle sfighe della classe contadina che con innocente invidia è disposta a fare tutto pur di cambiare la propria condizione. L’ erotismo qui è principe, tette e culi si sprecano, incanalati con rigore quasi militaresco in tutti gli stilemi della commedia sexy. Vediamo quindi porte che si aprono nella notte e amanti che si scambiano, servette sempre compiacenti, uomini sempre libidinosi e “piedini” birichini sotto ai tavoli (veramente notveole l’overture di ammiccamenti e sguardi ambigui nella scena della cena, accompagnata da “La Gazza Ladra” di Rossini). Battute a doppio senso elargite come sementi alle galline. Nonostante il titolo sia dedicato alla cuginetta Ziggy Zanger, le coccarde per le più arrapanti vanno indubbiamente a Rita Moscatelli e Ria De Simone.

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