CARIBBEAN BASTERDS

Roy (Vik C. Ryan) e Linda (Eleonora Albrecht) sono fratello e sorella, due giovani benestanti figli di un trafficante d’ armi che abita sulle coste del Venezuela. Durante un match di lotta amatoriale Josè (Maximiliano Hernando Bruno) per farsi notare da Linda sale sul ring e sfida chiunque a tenergli testa. E’ proprio Roy lo sfidante che lo mette K.O. Nasce così un’ amicizia che durerà anche successivamente e si consoliderà quando Roy, ormai saturo dai sensi di colpa per il mestiere del padre, taglierà tutti i ponti con la sua famiglia. Roy, Linda e Josè decidono di imbarcarsi così per una strada pericolosa, trasformarsi in “pirati della giustizia” e commettendo atti di violenza (percosse, umiliazioni, stupri e orgie) sui trafficanti di armi. Dopo i primi colpi messi a segno però il trio è sempre più braccato dalla polizia e dal boss locale del narcotraffico Don Tarantino che li vuole morti.

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Titolo originale: Caribbean Basterds
Anno: 2010 I Paese:  Italia
Regia: Enzo G. Castellari
Attori: Vik C. RyanEleonora Albrecht
 

Ad una prima, spiazzante visione, pare un film da poco questo Caribbean Basterds e può darsi che lo sia anche, fattostà che questo film segna il ritorno dietro la macchina da presa del maestro dello spaghetti western & spaghetti action Enzo G. Castellari dopo la bellezza di 20 anni di inattività. Perchè? Basta notare il cognome del cattivone, Tarantino, e quel “Basterds” nel titolo per capire che già il maestro covava un rinnovato entusiasmo, dopo che Tarantino (il regista, non il narcos) gli aveva fatto il remake Bastardi Senza Gloria, titolo originale: Inglorious BastErds. Ecco che un anno dopo Castellari gira Caribbean BastErds. Coincidenze? Ma come è nata l’ occasione per questo film? Dovete sapere che appena terminato un seminario per una scuola di cinema, il maestro riceve una telefonata di lavoro, gli viene proposto di sostituire un regista galeotto per un film già pronto. Una volta saputo che il film verrà girato ai Caraibi, Castellari si illumina e accetta subito l’ offerta (innamorato com’ è di quei luoghi), ancora più grande è la sua contentezza quando gli viene anticipato che il film sarebbe stato una cosa alla Arancia Meccanica. I tre figli di papà malviventi infatti durante le loro azioni si mascherano sempre da “drughi”, senza che ci sia una giustificazione apparente. Castellari da persona umile quale è, inserisce la citazione “spiegandola” in una scenetta dove due poliziotti parlano del regista Stanley Kubrik. L’ occasione di tornare a girare è per Castellari una specie di seconda giovinezza, è verissimo che questo film sprizza energia e vitalità da tutti i pori e, cosa insolita per un film del maestro, ci sono anche parecchi corpi nudi che si mischiano sessualmente. Diciamo che se Bruno Mattei negli anni 2000 è andato avanti a fare cannibal, erotici e film di zombi con il digitale, anche Castellari ha scoperto questa opzione e non ha pensato due volte a inserirvi tutto il suo estro ed il suo cinema, comprese auto-citazioni e citazioni dai suoi miti personali come Il Mucchio Selvaggio o addirittura I Sette Samurai. Per onestà intellettuale lo devo dire: se uniamo fotografia, performance degli attori e dialoghi il film sembra un porno senza sesso (qui parallelismi con Mattei saltano fuori come funghi), però il nostro Enzo G. ce la fa lo stesso a confezionare un film divertente da vedere con gli amici con pizza e birrini vari.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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