DUE GOCCE D’ACQUA SALATA

Billy e Bonnie, senza conoscersi, salgono sullo stesso aereo all’aeroporto di Fiumicino diretti a Sidney. A metà strada però, l’aereo precipita. Un flash informa che i 180 passeggeri sono morti. Sull’Oceano in bonaccia galleggiano però due oggetti: Billy aggrappato ad un baule e Bonnie sistemata all’interno di un canotto di salvataggio. I due ragazzi simpatizzano, approdano in un’isola deserta e cominciano a vivere la loro avventura da Robinson. Ad un certo punto si scopre che l’isola non è deserta perché sbuca da chissà dove un energumeno che dopo aver reso la vita difficile ai due finirà per salvarli.

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Titolo originale: Due gocce d’acqua salata
Anno: 1982 I Paese: Italia
Regia:  Luigi Russo (come John Wilder), Enzo Doria (co-regia)
Attori: Sabrina SianiFabio MeyerMario Pedone
 

Sabrina Siani oltre ad essere stata la reginetta italiana del fantasy può essere definita a buon titolo anche quella del cinema esotico; non inteso alla “Emanuelle“, semmai piuttosto di ambito lagunar-giovanilistico. Due Gocce Di Acqua Salata (noto anche con il titolo internazionale di Blue Island) è a tutti gli effetti il Laguna Blu de’ noantri, la sua derivazione è platealmente quella, secondo l’andazzo tipico del cinema bis nostrano, che scovava all’estero il successo commerciale del momento e lo traduceva alla maniera baffi neri, spaghetti e mandolino, con budget sempre inferiori, un certo grado di improvvisazione, attori non sempre al passo ma, al contempo, idee talvolta persino più brillanti dei modelli originali. Laguna Blu ebbe una certa risonanza da noi; nello stesso anno in cui usciva pure Paradise (con la ninfetta Phoebe Cates, a suo modo già una filiazione di Laguna Blu), in Italia venivano prodotti Due Gocce Di Acqua Salata e Incontro Nell’Ultimo Paradiso (di Lenzi), entrambi curiosamente con la Siani, titoli che rispondevano colpo su colpo al mini filone originato da Laguna Blu, a sua volta suggestionato dalle pagine del Robinson Crusoe di Defoe, dal mito del buon selvaggio di Rousseau, dal Tarzan di Borroughs e dalla letteratura isolana più o meno attinente (StevensonGoldingSalgariKiplingConradBallantyne, etc.). Intendiamoci, non che in Due Gocce Di Acqua Salata si trovino rimandi diretti a L’Isola Di Corallo o Al Signore Delle Mosche, dico solo che quel clima, quella fauna lussureggiante, quelle atmosfere, quel senso di isolamento e decontestualizzazione radicale dalla civiltà industrializzata, quelle cornici geografiche, sono serviti da background, da humus per ambientare storielle assai più prosaiche, che prendevano a protagonisti dei giovinetti in piena “formazione” e riequilibravano la componente avventurosa con una presenza più accentuata di erotismo.

Billy (Fabio Meyer) e Bonnie (Sabrina Siani) sono in partenza da Fiumicino per Sidney, non si conoscono anche se all’aeroporto si scontrano per caso, dimenticandosi un attimo dopo. Il loro jumbo è vittima di un incidente con conseguente ammaraggio (uno dei più brutti e imbarazzanti disastri aerei mai riprodotti al cinema, con modellini degni dei Playmobil). I due ragazzi si ritrovano da qualche parte nel mezzo dell’Oceano Indiano. Raggiunta a fatica un’isola sperduta, vi si stabiliscono vivendo alla giornata, nella speranza che prima o poi qualcuno possa trovarli e riportarli a casa. La convivenza è difficile, la solidarietà e la simpatia nascente tra i due si alternano a momenti di litigio e sconforto. – SPOILER: Fino a che non scoprono di non essere soli sull’atollo. Un altro passeggero si è salvato naufragando sull’isola, si chiama Shanghai ed è una sorta di gigante. Dapprima l’uomo si comporta in modo aggressivo verso la coppia, geloso anche del rapporto amoroso tra Billy e Bonnie. I ragazzi riescono a cacciarlo dall’isola, spedendolo in mare aperto su una zattera. Più tardi però, quando entrambi vengono punti da un mollusco velenoso, sarà proprio Shanghai a tornare sull’isola in loro soccorso e farli imbarcare su di una nave verso la civiltà.

Luigi Russo, come Johnny Wilder, sempre nel 1982 dirige Adamo Ed Eva, La Prima Storia D’Amore Mai Raccontata, film speculare a questo, per molti versi quasi sovrapponibile. Anche in Due Gocce Di Acqua Salata la Siani e Meyer sono due novelli Adamo ed Eva, e la loro giovane età porta con sé tutte le insidie, le paure, gli entusiasmi, le scoperte e le malizie dell’adolescenza. Enzo Doria, accreditato come co-regista di entrambe le pellicole (nonché sceneggiatore, col nomignolo di Ezio Passadore), era stato pure il produttore di Adamo Ed Eva. Se mettiamo in fila le incongruenze di Due Gocce Di Acqua Salata facciamo notte. Disattenzioni di forma (le ascelle ed il pube della Siani perfettamente rasati anche a distanza di tempo dal naufragio, la tinta biondo platino che non dà cenni di ricrescita, etc.) e di contenuto; ad esempio la figura di Shanghai (Mario Pedone, il temibile Franchino di Fantozzi) è del tutto sballata. L’uomo è una specie di gigante troglodita, si esprime in terza persona, tuttavia stiamo parlando di un passeggero del volo Roma-Sidney e non di un indigeno cresciuto ai confini della civiltà (e perché mai poi dovrebbe chiamarsi Shanghai?). In Laguna Blu la scoperta della sessualità da parte dei protagonisti porta realisticamente al concepimento di un bambino; nel caso della Siani e di Meyer, nonostante entrambi dichiarino di essere alla prima esperienza sessuale, gli accoppiamenti avvengono nella più stretta osservanza dei metodi anticoncezionali, poiché di gravidanze non se ne parla. Fatto curioso, visto che Billy ammette candidamente di non aver addirittura mai neppure baciato una ragazza.

Il verismo però non è la cifra peculiare del film, va visto con altri occhi, quello della fiaba soave e pure un pochino pruriginosa. Inizialmente la costruzione della storia vede i personaggi costretti ad ambientarsi e gettare le basi per la futura vita da isolani. Una volta sistemati, il film prende una piega più nettamente amorosa. La Siani recita pressoché unicamente in topless e tra i due scoppia l’attrazione, comprensibilmente (dapprima è Bonnie a fare qualche resistenza, anche se la civetteria implicita è più che evidente). Billy è dipinto un po’ come un bambinone ingenuo, abile nelle pratiche fisiche ma non proprio un’aquila; Bonnie è più furba ma ha bisogno della protezione dell’uomo. I ruoli in questo senso sono piuttosto scolpiti secondo una logica tradizionale. L’arrivo di Shanghai sconvolge l’equilibrio felice della coppia, e la sua variabile avrebbe potuto rappresentare un interessante elemento in più delle dinamiche della storia, solo che viene trattato in malo modo e finisce col risultare un corpo estraneo aggiunto in modo approssimativo ed abborracciato. Recuperato poi sul finale, dove il suo inaspettato comportamento fa ricredere i ragazzi (e lo spettatore) sulla sua reale natura. Semmai assai più interessante notare come siano Billy e Bonnie ad assumere un atteggiamento cinico e spietato verso Shanghai poiché, consapevoli del fatto che l’uomo non sa nuotare, lo spingono a largo con la convinzione che morirà (altro che ingenuità e buoni selvaggi).

La Siani all’epoca era diciannovenne (anzi, forse persino diciottenne, se il film, come accade di solito, viene girato l’anno precedente alla sua uscita in sala); il misto di fisicità acerba e malizia lolitesca che il suo corpo emana è esplosivo. La sua è una bellezza particolare, un po’ forte, fatta di contrasti (capelli bianchissimi, occhi chiari, sopracciglia nere, curve morbide, seno appena pronunciato) ma francamente i turbamenti quotidiani di Billy sono più che giustificati, dovendo passare tutto il giorno accanto alla Siani, esclusivamente in mutandine (e spesso bagnate). Meyer assomiglia persino fisicamente a Christopher Atkins, il Richard di Laguna Blu, mentre la Siani ha un aspetto assai più nostrano e ruspante dell’elegantissima Brooke Shields. Non ho idea purtroppo delle location che hanno ospitato il film, poiché contrariamente ai sottoprodotti di genere del periodo, il set è un vero set esotico e non una roba posticcia rattoppata da qualche parte in zona Roma Cinecittà e dintorni. Sicuramente il 99% dei soldi è stato rubricato alla voce “set esotico”; scenari meravigliosi, fotografati anche con un certo occhio dal duo registico. Una autentica meraviglia.

Chi ha criticato la (non) trama di Laguna Blu ha ovviamente ritenuto inconsistente anche la copia tarocca; Due Gocce Di Acqua Salata non credo intendesse vincere il Nobel per la letteratura né il Pulitzer per la sociologia, è chiaramente un film tutto estetico, dalle poche pretese, che ritrae quella che può essere la vita di due ragazzi naufragati nel paradiso. Il film, nella sua semplicità, riesce comune a non annoiare e si bea della smisurata bellezza degli scenari naturali (e della Siani). Francamente credo che pretendere di più sarebbe stato ingeneroso. Gradevole, carino, divertente, sensuale, e finalmente reperibile in homevideo in una edizione accettabile da Cecchi Gori (purtroppo niente extra….possibile che nessuno mai si decida a fare un’intervista alla Siani?).

Recensione da Cineraglio