DR. JEKYLL Y EL HOMBRE LOBO

In cerca di una cura per la sua licantropia Waldemar Daninsky arriva a Londra diventando paziente di un pronipote del  Dottor Jekyll che ovviamente complica la situazione…

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Lingua:  SUB

Titolo originale: Doctor Jekyll y el Hombre Lobo
Anno: 1972 I Paese: Spagna, Germania
Regia: León Klimovsky
Attori: Paul NaschyShirley CorriganJack Taylor
 

Ah la Spagna! I loro film del terrore, soprattutto durante gli anni 70, avevano una marcia in più rispetto a qualsiasi altra produzione. Anche nel caso dello sgarruppato ma delizioso L’orgia notturna dei vampiri, capace di sublimare gli stessi ingredienti che per la Hammer, nello stesso periodo, erano invece segnali di decadenza: l’erotico gotico. Come un giornalaccio sadoporno, così i film spagnoli ci portavano in un universo attraversato da bellissime e nudissime donne, oggetto di desiderio di deformi creature. Era un cinema senza tempo, nel quale i mostri della Universal, privati del solito bianco e nero, vivevano passioni di sangue e libido, tutto così moderno anche nell’impostazione classica delle storie.

Jacinto Molina era un regista, uno sceneggiatore e attore, noto col nom de plume di Paul Naschy. Nella sua carriera interpretò 119 film, ne scrisse 53 e ne diresse 23, ma la sua fama la si deve soprattutto dal personaggio di Waldemar Daninsky, nobile polacco oppresso dalla maledizione del lupo mannaro, ispirato al Lon Chaney Jr. del classico The Wolf Man, 1941, di George Waggner. Per il primo film della serie, La marca del Hombre Lobo (da noi Le notti di Satana), 1968, di Enrique L. Eguiluz, si pensò proprio a Lon Chaney Jr., ma, al rifiuto di questi, Molina/Naschy ricoprì il ruolo principale dando il via ad una vera saga, disomogenea e senza molti collegamenti, durata ben 13 pellicole, e conclusasi nel 2004 con l’abominevole Tomb of the Werewolf di Fred Olen Ray.

Questo Dr. Jekyll y el hombre lobo è il sesto capitolo delle vicissitudini del povero Waldemar Daninsky, quasi sempre ucciso alla fine della pellicola precedente e resuscitato la volta dopo senza molte spiegazioni. Qui lo troviamo in mezzo ai Carpazi (in realtà la periferia di Madrid), temuto dagli abitanti del luogo, non solo in quanto licantropo ma anche perché amico di una vecchia strega dal nome altisonante di Uswika Bathory. Tutto procede per il verso giusto sennonché il cammino del lupo mannaro si incrocia con quello della bella e bionda Justine, assaltata da un gruppo di infoiatissimi briganti assassini. Tutta questa tranche copre la prima parte del film, il momento più classico dell’opera, e si conclude quando, decapitata Uswika Bathory, i paesani, armati come nel più classico cliché di torce e forconi, decideranno di assaltare il castello del licantropo. Solo che Waldemar Daninsky è su un aereo destinazione Londra con la bella Justine, innamorata pazza di lui pur avendo vissuto, giorni prima, l’omicidio brutale del marito. Le sorprese però non finiscono: ad aspettarli c’è qualcuno che può aiutare il nobile polacco a guarire dalla licantropia, il pronipote del Dr. Jekyll. Merda, aggiungo io.

La seconda parte, quella londinese, è la più assurda ma anche la più scatenata e divertente. Chiunque sia dotato di un po’ di sale in zucca sa che non è saggio fidarsi del Dr. Jeckyll o di un suo parente, al pari del soggiornare nel lussuoso castello del Conte Dracula, perché, amico mio, è una legge incisa dai tempi della Bibbia e Mosè, anche il mostro più buono sotto sotto è malvagio, ma non poco eh, da risata con la testa rovesciata all’indietro, muahahahah, e allora sono, scusa il francesismo, cazzi tuoi.

Il Dr. Jeckyll (interpretato dal franchiano Jack Taylor) però stavolta non è malvagio, è solo innamorato della bella Justine, non contraccambiato ovviamente, e, per amore, decide appunto di salvare il nuovo compagno di lei dalla licantropia. Come però? Beh la cosa non ha molto senso, ma possiamo riassumerla così: durante la luna piena, il siero del dottore trasformerà Waldemar Daninsky in Mr. Hyde (“Il male allo stato puro“), ma, essendo già un lupo mannaro, i due lati malvagi si annulleranno restituendo al mondo finalmente il nostro nobile polacco in forma umana. Facile eh? Quasi. Sfiga vuole che il Dr. Jeckyll si spipetti con le foto di Justine ignorando bellamente l’assistente Sandra che, innamorata a sua volta di lui, lo pugnalerà alle spalle liberando il perfido Hyde per far torturare la rivale in amore.

Diciamo che Sandra non è proprio il più cesso sulla faccia della terra, anzi è interpretata dalla bellissima Mirta Miller, attrice che noi malastrani conosciamo almeno per altri due Paul Naschy movie, I diabolici amori di Nosferatu e La vendetta dei morti viventi, ma anche per un giallo lenziano spagnolo, Gatti rossi in un labirinto di vetro. Solo che, in Dr. Jekyll y el hombre lobo, la ragazza non trasuda molta intelligenza: pensa che, come un genio della lampada, il perfido Mr. Hyde le ubbidirà e invece, come ogni buon cattivo che si rispetti, la impalerà su degli spuntoni ridendo gaglioffo. Altra regola: non fidarsi mai dei mostri.

Paul Naschy, in versione malvagio, sfoggia un look incredibile: bombetta in testa, cerone in faccia e una mantellina striminzito stile Conte Dracula, ma della misura di un bambino di 8 anni. In più la fisicità penalizzante dell’attore, tozza e sgraziata, non lo rendono mai affascinante come vorrebbe il copione ma ce lo fanno apparire tipo una versione horror di John Belushi o del suo molesto sosia John DiSanti. Una cosa che fa abbastanza ridere.

La parte del leone però in Dr. Jekyll y el hombre lobo non la fa di certo la trama, ma le invenzioni visive di uno scatenato León Klimovsky, un regista capace di passare con prorompente efficacia da un genere all’altro, sia un western cazzutissimo come Su le mani, cadavere! Sei in arresto che un horror vampirico, altrettanto affascinante, come Le messe nere della contessa Dracula. Soprattutto, durante la seconda parte della pellicola, possiamo assistere a scene ottimamente girate, e già pronte per essere cult assolute, come una trasformazione in ascensore di Waldemar Daninsky in licantropo o l’omicidio di una prostituta, con la telecamera che osa inquadrature azzardate e anomale, da parte di un Mr. Hyde sbavante.

Per il resto la pellicola, anche con un finale assurdamente melò e tragico, è ottima e regala anche qualche risata, soprattutto davanti alle cattiverie gratuite di Mr. Hyde, il più delle volte semplici marachelle da bambino birbone. Basti assistere, non senza sgomento, al malvagio che spinge un ubriaco in un fiume e poi scappa ribaldo nella notte.

La versione spagnola con le attrici vestite è certamente meno divertente di quella internazionale: in quest’ultima il licantropo non morde solo il collo delle sue vittime ma prima le spoglia tutto libidinoso. In questa forma di horror scollacciato dove Hyde frusta Justine tutta nuda e poi la violenta, il film ha il suo perché da vero popcorn movie di mezzanotte, scorretto e adatto ai ragazzacci come noi.

A interpretare la bella coprotagonista è la svedese Shirley Corrigan, attrice tra Spagna e Italia in decameronici, thriller o bizzarri film di kung fu come la coproduzione con Hong Kong, San sha ben tan xiao fu xing ovvero Tre idioti maldestri incontrano Hsiao Fu-sheng, un delirio che unisce il rapimento di Paul Getty ai combattimenti di arti marziali. La carriera della giovane finì prima dell’inizio degli anni 80 quando un suo stalker la fece quasi morire in un incidente d’auto: da lì la decisione di ritirarsi dalle scene.

Purtroppo da noi Dr. Jekyll y el hombre lobo è inedito e nessuno si è mai preso la briga, in Italia, di editare queste perle del passato. Ne risulta, per citare il grande Paulie, cognato di Rocky Balboa, che “La vita fa più schifo della merda” visto che in dvd possiamo trovare comodamente un Decoteau brutto come la fame a caso, ma non un Klimovsky d’annata, a parte quei due o tre titoli, stuprati comunque in orribili versioni italiane.

Recensione da Malastrana VHS