RAZORBACK – OLTRE L’URLO DEL DEMONIO

Un cinghiale dalle dimensioni innaturali si aggira nei deserti australiani. Un cacciatore viene accusato della morte del nipotino, ma si scopre che il responsabile è il sanguinario animale…

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Titolo originale: Razorback
Anno: 1984 I Paese: Australia
Regia: Russell Mulcahy
Attori: Gregory HarrisonArkie WhiteleyBill Kerr
 

Razorback, è uno di quei film che non ti aspetti. Il ritmo, l’intruglio di atmosfere alienanti e la caratterizzazione dei personaggi decisamente riuscita, fanno di questo film un’avventura da non perdere, soprattutto grazie a uno stile immaginifico davvero singolare, che trova nell’Australia del sud la sua degna dimora. Tra cumuli di polvere e sterpaglia, locande gremite di cacciatori armati e smaniosi di accumulare selvaggina nei cofani delle loro jeep, vive una popolazione che sembra giocare al “selvaggio west”, se non fosse per la fitta nebbia che nottetempo avvolge i campi e catapulta tutto in un altrove indefinito. Carl, è un animalista americano giunto in Australia per far luce sulla misteriosa morte di sua moglie, avvenuta proprio in quelle lande semidesertiche. Fingendosi indomito avventuriero, riuscirà a infiltrarsi tra spietatissimi cacciatori di cinghiali, col fine di estorcere informazioni utili alla sua intima vendetta. La verità verrà fuori a caro prezzo, gelosamente custodita da quegli stessi indigeni che da anni danno la caccia alla bestia più feroce mai partorita dal ventre di madre natura: il Razorback, ovvero un enorme cinghiale dalla scorza dura come l’amianto e talmente potente da demolire interi fabbricati.

Con la suspense de Lo Squalo (1975), lo stile country del successivo Tremors (1990), e l’oscurità avvolgente de Il mistero di Sleepy Hollow (1999), Russell Mulcahy – che due anni dopo Razorback sfornerà Highlander – sorprende tutti, destreggiandosi alla grande con le regole della suspense, utilizzando con disinvoltura le repentine zoomate tipiche del western “spaghetti” e, soprattutto, creando alcuni raptus di puro surrealismo che, pur c’entrando come i cavoli a merenda, sono una gioia per gli occhi e un bel diversivo per tener desta l’attenzione. Una miscela che regge piuttosto bene, almeno fino a quando il finale, ammorbante e interminabile, non rischia di sprecare la fatica fino ad allora ben spesa. Ma nonostante i difetti, Razorback rimane una sorta di onda anomala nel mare sterminato dei soliti film d’avventura, sempre prevedibili e sempre carichi di stereotipi. (Roberto Fontana)

Recensione da Bizzarrocinema