THE BEDROOM

Nella stanza del sonno, chi non ha coraggio della sua natura perversa, dei suoi feticismi e chi teme la sua innata curiosità verso il proibito, può prendere una pastiglia di sonnifero, addormentarsi e una volta avvolta dal tiepido abbraccio del sonno può concedere ogni suo più intimo interstizio a maniaci pervertiti, vestiti di tanga in pelle nera e stivali aderenti di lattice.
Una donna muore in questa stanza, forse per overdose del farmaco, forse per altro.
La sorella, sconvolta, non si da pace e inizia un percorso auto-distruttivo che la porterà ad esplorare i più sudici meandri del cervello umano. Dentro il suo inferno, che trova ogni volta che apre il frigorifero.
Fino a scoprire che tutto è solo un progetto d’amore. E che l’amore è l’unico vero farmaco che può guarire la mente.

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Lingua:  SUB 
Sottotitoli a cura di sottotitoli davidedantonio1

Alla fine del film Intervista ad Hisayasu Sato

Titolo originale: Uwakizuma: Chijokuzeme 
Anno: 1992 I Paese: Giappone
Regia: Hisayasu Satô
Attori: Kiyomi ItôMomori AsanoKyôko Nakamura
 

Nel 1981, Issei Sagawa (in giapponese, 佐川一政, Sagawa Issei, nato l’11 giugno 1949), uno studente giapponese di letteratura inglese all’università Sorbona di Parigi, invitò a cena una donna olandese dalla quale era attirato, una compagna di classe chiamata Renée Hartevelt, per una conversazione letteraria. La uccise con un fucile, fece sesso con il suo cadavere e la mangiò pezzo a pezzo.

Sagawa fu dichiarato inabile a sostenere un processo ed il suo ricco padre, Akira Sagawa, ottenne la sua estradizione in Giappone, dove venne liberato dalla custodia in meno di quindici mesi. Sagawa era già diventato una celebrità nazionale nella sua patria per il suo atteggiamento impenitente nei riguardi dell’intera faccenda, rivelando persino il suo atto cannibalesco. Da allora, ha scritto diversi best-seller ed è apparso in almeno un film, un’opera drammatica intitolata Shisenjiyou no Aria (in inglese, The Bedroom). Al giorno d’oggi, Sagawa scrive una colonna per un tabloid nazionale.

Adoro il nero, il dissacrante, il provocatorio.
Considero vedere questo film una violenza socio sessuale, per questo non si può far altro che chiudere il prima possibile questo capitolo della storia del cinema, e andare a confessarsi.
Anche solo il dare uno sguardo veloce a questa pagina è colpa più che sufficiente per far precipitare dritti all’inferno.

Il film è molto frammentato, con flashback e stacchi che si faticano a comprendere.
Chi pensasse di aver capito i ruoli e gli avvenenti senza ombra di dubbio si faccia avanti e mi chiarisca i punti oscuri che ancora mi tengono alla larga dall’assegnargli un qualsiasi voto.
Sicuramente non è un film da sottovalutare.

Recensione da AsianWorld

Grazie a Christian Ciarrocchi


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