IL TRIO INFERNALE

Tre malviventi travestiti – un nano da bébé, un ventriloquo da vecchia signora, una specie di gigante da onesto cittadino – commettono un omicidio. Una complice provoca il pentimento del ventriloquo. Al processo sono assolti, ma una scimmia strangola gli assassini.

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Intertitoli:  SUB

Titolo originale: The Unholy Three
Anno: 1925 I Paese: U.S.A.
Regia: Tod Browning
Attori: Lon ChaneyMae BuschMatt Moore 
 

Film fondamentale per la carriera di Browning e Chaney ed è il film che porterà la coppia alle numerose collaborazioni successive; incasserà tantissimo, darà ai due la patente di stelle di Hollywood e riceverà pure un remake sonoro firmato dallo stesso regista e dagli stessi protagonisti.
Personalmente non ho molto apprezzato questo film; la storia è piuttosto semplicistica nella parte iniziale per poi deragliare verso la follia vera e propria nel finale (il tentativo di confessione in tribunale fatta dal ventriloquo senza avvertire il condannato è un’idea quantomeno balorda) e la conclusione buonista (così poco alla Browing) rende solo più irritante il tutto. I personaggi sono quantomeno piatti, le loro intenzioni, le loro azioni, sono banali e fortemente assurde in più di un’occasione.
Detto ciò il film rimane interessante da vedere; in primo luogo Browning crea alcune scene molto belle con le ombre dei tre che complottano e nella lunga sequenza del poliziotto e dell’elefante giocattolo che (devo ammetterlo) è riuscita a darmi una tensione pazzesca. Inoltre è un film che contiene in se gran parte di quanto il regista costruirà nelle opere precedenti, dall’ambientazione circense iniziale, al travestitismo dell’uomo in una vecchia che avverrà di nuovo ne “La bambola del diavolo“, il mostro/natura che si scaglia contro i padroni (topos che diverrà centrale in tutto il cinema gotico anni ’30), la capacità trasformista di Chaney, nonchè la collaborazione con Earles, futuro protagonista di “Freaks” e un clima da tragedia greca che permea tutte le sue pellicole.
Su tutti poi rimane Chaney, che per quanto maltrattato da una sceneggiatura folle, riesce sempre ad essere credibile, pure nei panni di una vecchia.
Inoltre il ritmo c’è e rimane intatto nonostante i decenni e tutto il cast sembra davvero dare il meglio di se.

Un film interessante che prepara la strada a tutti i futuri capolavori del regista.

PS: curiosa e coraggiosa (anche se non ben utilizzata) l’idea di utilizzare in maniera importante un ventriloquo in un film muto.

Recensione da repose to life

Grazie a Silvia Kinney Riccò