UNDEFEATABLE – FURIA INVINCIBILE

Kristi Jones intende vendicare la morte di sua sorella, avvennuta per mano di un folle lottatore di arti marziali denominato Stingray…

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Titolo originale: Cui hua kuang mo
Anno: 1993 I Paese: Hong Kong, U.K.
Regia: Godfrey Ho
Attori:  Cynthia RothrockDon NiamJohn Miller 
 

Mettete i bambini a letto. Perché il film trattato oggi, ossia Undefeatable – Furia invincibile, potrebbe causare danni irreversibili alle docili ed impressionabili creature per ben tre motivi: innanzitutto, si tratta di un’opera davvero putrescente, così tanto che potrebbe inibire la futura visione dell’action di serie Z. E noi non vogliamo ciò. In secondo luogo, la suddetta opera contiene quella che è stata definita la peggior scena di lotta mai girata: e temo che un pargolo innocente, di fronte all’orripilante spettacolo, potrebbe auto-mutilarsi cavandosi i bulbi oculari. Infine, c’è Cynthia Rothrock e ciò porterebbe inevitabilmente la misoginia degli infanti a livelli stellari. Quindi, se non volete figli depressi, non vedenti e inclini a considerare le donne poco più che amebe… metteteli a letto.

Orsù, procediamo: nelle prime tre scene ci vengono presentati i personaggi principali… ed è già tragicommedia. Stingray (Don Niam) è un uomo che lotta per soldi, che picchia la moglie e che quando combatte ha un moto anomalo e sussultorio (invero, ridicolo) della mascella; si merita l’appellativo di “mandibola più veloce del West” anche se ciò credo possa portare giovamento al massimo in un circo di bassa lega. Poi compare il poliziotto DiMarco (John Miller) che ha una faccia di bronzo da far invidia agli amici di Riace e che, nello sventare una rapina, usa termini come “cacasotto” e “piscialletto” che non risentivo dall’estate del ’94 e che avrà coniato Mauro Repetto quando ballava negli 883.
Alfine, ecco Kristi Jones (la nostra, adorata Cynthia) che fa match clandestini per foraggiare l’università di sua sorella (tutto molto credibile) e che vince un incontro con una sola, unica, spaccata, cosa che credo sia quasi tecnicamente impossibile a meno che il tuo sparring partner non sia un Ewok di Guerre stellari.

Insomma, siamo messi male. Ma l’antagonista è messo decisamente peggio, accidempolina: Stingray rientra a casa dicendo alla consorte che ha fatto schizzare gli occhi fuori dalle orbite all’avversario. Romantico, vero? Sempre più Romeo decide di violentarla da dietro (perché lei è giustamente recalcitrante) e mentre la zifonella ben bene si alternano inquietanti inquadrature con la bistecca che cuoce. Dobbiamo cogliere qualche analogia o al cameraman è sfuggita la telecamera? Bah. Comunque lei fugge e lui nel cercarla dice «Se stai giocando a nascondino ti faccio uscire il sangue dal naso»: secondo me nemmeno il peggiore degli psicopatici si esprime così ma tant’è, è ciò che passa il convento.

Sempre lui, furente, oscilla la consueta mascella e si tinge i capelli. Proprio così. Proprio così. Non solo, il novello Einstein rapisce donne simili alla moglie, le tortura, le uccide e cava loro gli occhi. Comunque, in questo film, recitano tutti talmente male che le morti, anche atroci, paiono quasi una benemerenza: addirittura io tifo per il cedimento strutturale del set. Per dire, il cattivo continua a sequestrare donne e a muovere le guance come se avesse un ventilatore incavato nell’ugola, mentre il detective DiMarco si esibisce in una lunghissima e barbosa sessione di allenamento marziale ove il suo volto assume espressioni richiamanti una gang di stupratori incalliti: con quella faccia, secondo me, recita male anche quando dorme.
Stai a vedere che da ’sta roba Cynthia ne esce quasi bene? Ah, no: quando le annunciano che Stingray ha ucciso sua sorella le sue capacità attoriali comunicano qualcosa tipo «Ah, no, la bolletta vi assicuro che l’ho pagata! O era quella del mese scorso?». Ci trasmette una sciagura di tali livelli… mannaggia a lei

Lo spasso prosegue tosto perché la nostra eroina (e non intendo lo stupefacente, che a questo punto sarebbe il male minore per il mio stato psicofisico) indaga sul colpevole e non becca una pista giusta che sia una: picchia innocenti su innocenti. Senza andare incontro ad alcuna ramanzina dell’ormai amico poliziotto: allegria. In coppia diventano pure presuntuosi: fanno fuori tutta la gang di una palestra, la Rothrock nazionale fa i complimenti al compagno e questi, mettendosi a posto la mascella (ma allora è un vizio, una deviazione erotica), risponde «Poco più di un gioco». Eeeeeeeh, ragazzi, che uomo, che maschio, che… fava lessa.

Intanto veniamo a sapere che il cattivo è soprannominato “scorpione feroce” (oscar per il peggior nomignolo di sempre) e che dà i bulbi oculari strappati in pasto ai pesci: come sono lontani i tempi del buon vecchio mangime/plancton. Ora sì che gli amici ittici si trattano bene, slurp. Nel frattempo la mitologica coppia DiMarco-Kristi, pur avviata sulla giusta strada da una psicologa, continua ad arrivare sempre dopo sul luogo del delitto, non salvando dunque alcuna vita: un disastro così non si vedeva dai tempi di Caporetto.

E poi… e poi ci siamo: inizia l’epico scontro finale a tre, quello che ha fatto accapponare la pelle a qualsivoglia spettatore. Io, forse per la prima volta in vita mia, sono senza parole: gente che lecca i coltelli, magliette strappate senza motivo, l’insulso faccione di DiMarco che si deforma sotto una gragnola di cazzotti, emissioni vocali belluine, bulbi oculari bullizzati (ancora)… insomma, lascerei parlare le immagini. Ma prima, vi scongiuro nuovamente, mettete a letto i bambini. Non rovinate loro l’età dell’innocenza. E… buona visione.

Recensione da Il Zinefilo