EMPEROR TOMATO KETCHUP

Gli adulti sono assoggettati da un regime composto da bambini vestiti da militari che fumano sigarette.

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Lingua:  SUB 

versione ri-montata nel 1996 originariamente il film è del 1971 (27min)

Titolo originale: Tomato Kecchappu Kôtei
Anno: 1996 I Paese: Giappone
Regia: Shûji Terayama
Attori: Goro AbashiriTarô ApolloShiro Demaemochi
 

Tra i tanti cortometraggi girati da Shûji Terayama, “Emperor Tomato Ketchup” (“Tomato Kecchappu Kôtei”) è il più celebre di tutti e precede di tre anni il film che da molti – a ragione – viene considerato il suo capolavoro, “Pastoral: To Die In The Country” del 1974. In realtà di “Emperor Tomato Ketchup” esistono due versioni ben distinte, una prima originaria di soli ventisette minuti e una seconda di ben settantadue minuti uscita quando il regista era già morto da tempo. In questo caso abbiamo preso in considerazione l’ultima in esame, che si distingue anche per un fagocitante viraggio seppia del b/n.
Terayama è stato un artista poliedrico: drammaturgo, poeta, fotografo e provocatore nato, un intellettuale trasgressivo capace di influenzare (insieme ad altri nomi importanti del periodo) le nuove generazioni. Ma è con “Emperor Tomato Ketchup” che il suo messaggio diventa sconvolgente, poiché la carica sperimentale del suo cinema viene messa al servizio di una furia anarchica che prende di mira gli adulti, qui schiavizzati, abusati e ammazzati da un esercito di bambini. E’ il fallimento dell’ordine precostituito, della società giapponese costruita sulle rovine della guerra, tutto infatti lascia pensare a una ribellione dei soggetti più indifesi contro uno stato che opprime e proibisce la libertà. Il regista nipponico applica il caos mettendo in disparte la narrazione e girando al limite dell’improvvisazione teatrale: difficile trovare una pellicola paragonabile a “Emperor Tomato Ketchup”, forse soltanto Werner Herzog con la critica sociale del suo “Anche I Nani Hanno Cominciato Da Piccoli” (1970) può essere accostato al film di Terayama (dopotutto in entrambi i film sia i nani che i bambini hanno la stessa funzione sovversiva).
“Emperor Tomato Ketchup” non solo è un’opera surreale (la partita a ping-pong con una donna nuda distesa sul tavolo e utilizzata come rete) ma è soprattutto un lavoro controverso, (apparentemente) osceno e ai limiti della pedopornografia. Terayama – da sempre attento al rapporto tra sesso e potere – gira alcune sequenze scandalo sempre con questi ragazzini protagonisti: in una di esse, un bambino minaccia una prostituta con un fucile per poi farla spogliare adagiandosi sul suo corpo e leccando i suoi capezzoli. Possiamo definire queste immagini una sorta di stupro al contrario, un ribaltamento della violenza degli adulti sui più deboli ma allo stesso tempo un ennesimo catalogo di atrocità (rovesciate), vissute persino con l’inconsapevolezza e il candore tipico della fanciullezza. Proprio per questo motivo “Emperor Tomato Ketchup” è un film disturbante, profondo e incredibilmente simbolico, un atto di coraggio da parte di un regista disgustato da tutto e da tutti che mai è riuscito a mettere d’accordo la critica (e ci mancherebbe!).
Quanta nostalgia per la grande stagione del cinema sperimentale giapponese ma anche per lo stesso Shûji Terayama, un vero rivoluzionario della celluloide. Il cinema estremo passa anche da qui, se poi avete intenzione di guardarvi “Emperor Tomato Ketchup” nella sua edizione ridotta in bianco e nero, allora aggiungete pure una stella in più al voto complessivo.

Recensione da Cinemaestremo