WIFE COLLECTOR

Il film descrive la storia di un tassista dai metodi brutali che ha l’abitudine di violentare le sue clienti, riprendendo il tutto con una videocamera. Una delle sue vittime è una donna ormai annoiata dalla vita coniugale insoddisfacente, e andrà in giro per la città concedendosi a più uomini. La sorella di lei,insospettita dal comportamento inizia ad indagare finendo anch’essa vittima,(questa volta per sua volontà),del tassista.

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Lingua:  SUB 
Sottotitoli a cura di battleroyale

Titolo originale: Hitozuma korekutâ
Anno: 1985 I Paese: Giappone
Regia: Hisayasu Satô
Attori: Naomi HagioYutaka IkejimaIsao Nonaka
 

 

 

 

Il terzo film girato dal maestro Hisayasu Sato è uno dei tipici intenti del regista di approcciare il lavoro che porta il pane a tavola con un’idea di morbosità e ossessività tale da poter essere definita espressione artistica. Sato infatti è, come tanti dei nostri registi di genere conterranei degli anni ’70 e ’80, non meno che una personalità interessante e artistica relegata ad un lavoro di consumo. A Sato vengono commissionate pellicole usa e getta che vengono rese “memorabili” dal suo occhio e dalla sua mano. Nonostante tutti i limiti, Sato riesce a trasformare una banale storia tenuta su con lo sputo, in una sorta di Taxi Driver morboso e folle. Perchè folle? Perchè non sappiamo nulla delle motivazioni del protagonista, perchè non sappiamo chi sia. E ci chiediamo “che sia tutto intenzionale?” Non credo. Credo invece che sia una questione di budget e di tempo. Da qui l’inverosimiglianza di molti aspetti che noterete sicuramente durante il film. Dobbiamo quindi immaginarci un Sato che lavora dentro ad uno schema che prevede tot scene di sesso, tot inquadrature di mutandine e tot di dialoghi. Alla fine abbiamo Wife Collector. Anche il titolo è un ingannevole monito alla soddisfazione del cliente a discapito dell’arte, difatti che le vittime del protagonista siano sposate o no, non ci è dato sapere e onestamente la cosa non influisce minimamente sulla trama. Sarà stato il trend di quel mese, quello di trombarsi le mogli degli altri e quindi gli avran dato quel titolo lì. Io non lo so. Però è certamente curioso che nel 2020 adesso parliamo del cinema di Sato riconoscendone l’importanza artistica, dato che a chi lo ingaggiava sicuramente importava tutto fuorchè l’arte del regista. Wife Collector rimane una tappa non fondamentalissima ma da vedere sicuramente per comprendere a tutto tondo il cinema del maestro della morbosità sessuale.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo

Grazie a Christian Ciarrocchi