DEATH POWDER

In una Tokyo del prossimo futuro, Guernica è un androide dalle fattezze femminili in grado di produrre una polvere mortale. Kiyoshi, uno dei tre ricercatori che hanno sviluppato il robot all’interno del progetto guidato dal dottor Loo, inala accidentalmente la polvere e comincia ad avere delle allucinazioni lisergiche. Vede scene del passato di Guernica e intuisce che Harima, un altro ricercatore, è innamorato di lei. Compaiono anche un gruppo di uomini sfigurati a causa del deterioramento incontrollato della loro pelle. Il corpo dello stesso Kiyoshi comincia a mutare, trasformandosi in un ammasso gelatinoso.

Link Imdb I Link Mega
Link subs: Mega
Lingua: SUB:
Sottotitoli a cura di Cinema Zoo

Titolo originale: Desu Pawda
Anno: 1986 I Paese: Giappone
Regia: Shigeru Izumiya
Attori: Shigeru IzumiyaTakichi InukaiRikako Murakami

Un inusitato esperimento video analogico, massimo esponente di una corrente (cyber) punk giapponese anni ’80. Questo è Death Powder,  film che raccoglie un nucleo di talenti “brutti, sporchi e cattivi” e che si inserisce senza dubbio, insieme ad altri prodotti del periodo (come i film di Sogo Ishii), tra le fila dei genitori del Tetsuo di Tsukamoto. I punti in comune sono davvero tanti, a partire da un certo gusto compositivo, iconografico, tematico, stilistico e musicale. Come parzialmente in Tetsuo bisogna abbandonare la ricerca di logiche narrative e lasciarsi andare al flusso ininterrotto di immagini, sensazioni, spaccati cromatici azzardati, sovraimpressioni e sferzate musicali.
Di per sè il soggetto è complesso da decifrare tra androidi legati al letto ed emananti una droga lisergica, mutanti, violenza, colossi industriali, tubature marce e follia rugginosa cinematografica.

Dicevamo dei credits: il regista, Shigeru Izumiya è un ex-cantante politicizzato passato poi al cinema sperimentale, regista (qui al terzo film), attore (Heat After Dark, e i primi film di Sogo Ishii) e compositore di colonne sonore. Operatore alla macchina un altro maledetto del cinema sperimentale giapponese, quel Gaira (Kazuo Komizu) regista di lavoretti del calibro di Living Dead in Tokyo Bay e Guts of a Virgin.
Se musicalmente il film si attesta su una sovversione punk, visivamente lo spirito è più tendente ad un elettro/industrial.

Quindi un film da cui farsi fagocitare, con una protagonista armata di gadget pop (una pistola che ricorda in egual modo gli innesti biomeccanici di Tetsuo II e la motosega di Stacy), delle fusioni tipiche da “inno alla nuova carne”, astrattismo visivo acido e tanta tecnica e sperimentalismo video, inusitato per quegli anni. Materiale che avremmo ritrovato decenni dopo nei Sushi Typhoon, virato però in chiave pop gore.

Un film di durissima fruizione, ma una pedina fondamentale di una corrente sottile ma prepotente del nuovo cinema giapponese.

Recensione da Asianfeast.org



Altri film che ti potrebbero interessare: