BANDITI ATOMICI

Il gangster Frank Buchanan e Wilhelm Steigg, scienziato con trascorsi nazisti, complottano per vendicarsi contro antichi nemici. Lavorando al sicuro in un laboratorio segreto, lo scienziato innesta nel cranio di alcuni cadaveri trafugati un cervello artificiale che prende vita dall’energia atomica e che può essere telecomandato mediante un terminale. Le creature, simili a zombi, si dimostrano inarrestabili strumenti di morte.

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Titolo originale: Creature with the Atom Brain
Anno: 1955 I Paese: U.S.A.
Regia: Edward L. Cahn
Attori: Richard DenningAngela StevensS. John Launer
 

Un gangster e – in altro luogo – un poliziotto vengono uccisi da killer che sembrano possedere requisiti assai particolari. Ad esempio non muoiono quando gli si spara addosso e dimostrano una forza sovrumana. Ma è analizzandone le tracce di sangue trovate sui luoghi del delitto che gli investigatori avranno la certezza di aver a che fare con cadaveri ambulanti, muscolarmente riattivati – grazie all’energia atomica – da uno scienziato ex nazista che opera in combutta con un gangster americano tornato in patria dopo un esilio a Roma (in via Lucullo). La strana coppia, insieme, uccide inizialmente i nemici del fuorilegge ma non si sa bene a cosa punti, per il futuro. Tanto basta, in ogni caso, ad allertare le autorità, che scopriranno come non sia affatto facile debellare le creature “atomiche”, controllate a distanza attraverso sensori in grado di trasmettere immagini dagli occhi. Il film appartiene a quella fantascienza americana Anni 50 che a partire da un’unica idea sviluppava senza troppa fantasia una trama in cui muovere personaggi legnosi monodimensionali tesi unicamente alla risoluzione del problema, costantemente in contatto con scienziati da laboratorio che li aggiornavano sulle capacità del nemico. Nello specifico il nemico è poi facilmente rintracciabile, perché sprigiona una carica radioattiva enorme; inoltre la base dalla quale opera può essere raggiunta seguendo gli automi privi di energia, comandati per rientrarvi quando l’energia stessa comincia a mancare. La soluzione alla crisi è insomma piuttosto alla portata, e infatti per riempire l’ora e dieci scarsa di film al solito si abbonda con dialoghi stucchevoli pronunciati con il piglio più serioso possibile e l’aggiunta di qualche scenetta familiare a casa del protagonista (Denning), dove la moglie e la figlia aprono e chiudono la porta al collega che passa per aggiornare sulla situazione. C’è tempo per l’abbozzo di qualche spiegazione scientifica (ma al nostro Galvani viene rubata la paternità degli esperimenti con le rane, qui passati a Faraday) che provi a rendere credibile qualcosa che palesemente non può esserlo (figurarsi quando ci viene spiegato come i cadaveri non solo possono esser rianimati ma possono essere pure indotti a parlare!) e per un prefinale in cui le creature si scatenano creando incidenti e disastri a catena non si sa bene come (ma della cosa si ha soprattutto notizia dai giornali). Esilarante invece lo scontro con i militari: la lenta orda zombesca (perché proprio questo sembra) viene attaccata con proiettili e bombe a mano da distanza ravvicinata e non subisce un graffio; avanza inesorabile fino a prendere per il collo i malcapitati (e farne che? Boh)! La povertà del budget è evidente dal ricorso quasi costante agli interni, che soffoca il film tarpandone la già misera spettacolarità. Diventato un cult per insondabili motivi ha ispirato prima una canzone di Roky Erickson & The Aliens e poi una band belga, entrambe denominate appunto “Creature with an atom brain”. In realtà niente di più che uno dei tanti mediocri fantafilmetti americani dei Cinquanta, bizzarro per certi aspetti, confezionato con decenza ma anche assai tedioso.

recensione da Il Davinotti


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