I GIGANTI INVADONO LA TERRA

Il colonnello Glenn Manning riceve l’incarico di vigilare su alcuni test atomici nel deserto di Camp Rock, nel Nevada. Esposto inavvertitamente alle radiazioni di una bomba al plutonio, sopravvive alle ustioni che danneggiano il 90% del suo corpo e comincia a crescere smisuratamente di giorno in giorno, trasformandosi in un gigante. Poiché non affluisce abbastanza sangue al suo cervello, Manning diventa improvvisamente pazzo, devastando la città di Las Vegas e terrorizzando chiunque incontri sul suo cammino.

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Titolo originale: The Amazing Colossal Man
Anno: 1957 I Paese: U.S.A.
Regia: Bert I. Gordon
Attori: Glenn LanganCathy DownsWilliam Hudson 
 

Il titolo italiano di questo film non soltanto è, a mio parere, meno suggestivo dell’originale “Lo stupefacente uomo colossale”, ma risulta anche essere impreciso e fuorviante: infatti non c’è traccia di invasione e il gigante è solo uno!

Il film può essere considerato per molti versi un classico del genere fantascientifico degli anni ‘50, ma anche se all’epoca questa pellicola riscosse un grande successo (tanto da far produrre un sequel: War of the Colossal Beast), oggi non merita un’attenzione particolare se non per i patiti più accaniti. Fin dall’assonanza del titolo è possibile intuire che questo prodotto cinematografico si inserisce nel filone di The Incredible Shrinking Man, girato lo stesso anno, dove un uomo era costretto ad una riduzione costante. I giganti invadono la Terra ne capovolge semplicemente lo spunto di base e, ponendo allo spettatore la domanda (valida per entrambe le pellicole) ben visibile sulla locandina originale – Quando smetterà? -, imbastisce un nuovo prodotto.

Il regista Bert I. Gordon ha in seguito prodotto e diretto anche il più riuscito The Attack of the Puppet People, destreggiandosi ancora con protagonisti sproporzionati, questa volta però nanificati, ma si è fatto sfuggire l’occasione di realizzare The Attack of the 50 Ft.Woman con la controparte femminile del suo gigante.

Trama. Il colonnello Glenn Manning viene investito dalle radiazioni durante il test di una bomba al plutonio mentre cerca di salvare il pilota di un aereo precipitato. Da questo momento in poi il suo corpo continuerà a crescere e, man mano che ciò avviene, egli perde progressivamente la ragione trasformandosi in un gigantesco e pericoloso demente in mutandoni (questi, grazie ad un accorto stratagemma, salvano il film dalla censura e lo spettatore da visioni imbarazzanti).

Come molti altri sf movies di quei tempi anche questo esplora la paura generata dall’era atomica sviscerando una delle tante possibilità ed incognite collegate alle radiazioni emesse da un’esplosione nucleare. A farne le spese questa volta è un colonnello (interpretato dall’attore Glenn Langan), volontario, reduce ed eroe della guerra di Corea, che, dopo essere sopravvissuto al conflitto orientale, per colmo della sfortuna subisce l’incidente radioattivo proprio il giorno prima delle nozze con la sua fidanzata (l’attrice Cathy Downs), il cui ruolo patetico e lacrimoso riesce ad essere talvolta veramente insopportabile.

Citiamo un vivace botta e risposta tra i due come esempi. Il già cresciuto ed ancora crescente Glenn Manning le dice: “Tesoro, non proccuparti!” La fidanzata, guardandolo dal basso verso l’alto, gli risponde ardita: “Quando sarai a casa con me, amore, allora smetterò di preoccuparmi!”

I dialoghi sono talmente banali da oscillare tra il noioso ed il ridicolo (dipende dalla propria disposizione d’animo), mentre silenzi e tempi morti costellano la recitazione e gli attori, scarsi, non aiutano. Veramente apprezzabili e degni di nota sono, invece, i chiaroscuri e i giochi d’ombra soprattutto quando la scena è girata in interni.

Sorvoliamo su alcuni elementi poco plausibili per soffermarci sui rari particolari che rendono godibile una visione odierna. Menzione speciale merita la siringona costruita dagli acuti scienziati per iniettare, nel midollo spinale del gigante, la cura che potrebbe arrestarne la crescita ed in seguito rimpicciolirlo. Grande! (In tutti i sensi). A frenare l’ilarità che coglie lo smaliziato spettatore anni ‘90, ci pensa il regista che, con forse l’unico colpo di genio di tutto il film, farà sì che proprio la siringona venga utilizzata come arma per uccidere uno degli scienziati (unica vittima dell’uomo colossale) che è, guarda caso, proprio uno degli inventori del ridicolo oggettone. Giustizia divina.

Un altro passaggio inquietante avviene quando il gigantesco colonnello girando per Las Vegas, sempre con i suoi provvidenziali shorts, si sofferma a spiare una donna intenta a farsi un bagno nella vasca del suo appartamento. In un accesso di libidine il titanico guardone romperà il vetro della finestra terrorizzando l’ignuda fanciulla, e qui mi fermo per evitare scabrose illazioni. (o sconvenienti deduzioni).

Perplessità sorgono spontanee se ci si sofferma a pensare per quale motivo il colonnello Manning, dopo l’esposizione della bomba al plutonio, rimanga glabro e calvo se, come viene detto, tutte le cellule del suo corpo nascono, crescono continuamente e si rifiutano di morire? Che sia un arguto espediente per distinguerlo dal suo ben più noto, gigantesco e peloso predecessore: King Kong?

P.S.: Cameo per i lettori di fantascienza: il presentatore del telegiornale si chiama H. Wells.

Recensione da Future Shock


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