LA TOMBA

Alcuni giovani archeologi sulle tracce della civiltà Maya, dopo che la loro guida è morta in circostanze misteriose, si fanno accompagnare da una strana sensitiva a un tempio abbandonato, teatro un paio di millenni prima del tentativo di resurrezione della sanguinaria dea Coatlique. La sensitiva si rivelerà però essere una sacerdotessa non-morta e i giovani diventeranno le vittime sacrificali necessarie al rito per la reincarnazione di un sacerdote morto nell’antichità.

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Titolo originale: La Tomba
Anno: 2004I Paese: Italia
Regia:  Bruno Mattei (accreditato come David Hunt)
Attori: Hugo BaretRobert MadisonKatarzyna Zurakowska
 

A settant’anni suonati l’infaticabile Bruno Mattei decise di oltraggiare senza ritegno alcuno in sequenza: la civiltà Maya, l’Archeologia, un film di culto come L’armata delle tenebre, Indiana Jones, il Messico. E tutti noi, egualmente oltraggiati dalla visione di questo lungometraggio, gliene saremo sempre grati.
Girato come un film porno, doppiato come un film porno, recitato da attori rubati al porno (viene davvero da chiedersi quale fosse il film porno che stavano girando in contemporanea), La tomba è l’Abisso del trash stile-Mattei. Una trama scontata e dodici righe di copione sottendono una serie di scene che sembrano gli intermezzi fra gli “episodi attivi” di un film hard (tra l’altro il buon Bruno non ci fa vedere manco una tetta delle procaci attrici!), recitate con evidente imbarazzo ed assoluta incapacità dagli stessi attori, immersi in scenografie palesemente finte arricchite da luci di scena coloratissime e volutamente “sparate”.
Seguiremo dunque la disavventura di una improbabile troupe di giovani archeologi sulle tracce della civiltà Maya, che si fa docilmente accompagnare da una strana sensitiva ad un tempio abbandonato, teatro un paio di millenni prima del tentativo di resurrezione della sanguinaria dea Coatlique. Ovviamente la sensitiva è una sacerdotessa malvagia non-morta ed i giovani le vittime sacrificali necessarie al rito: tra di loro vi è naturalmente anche la reincarnazione dell’unica vittima scampata al fallimentare tentativo perpetrato in antichità. Riuscirà il Male a trionfare?
Mattei gira completamente in digitale e dirige a scatti centellinando i momenti più esagerati, che però valgono assolutamente la sofferenza della visione: accanto a citazioni fulciane (vedi la classica scena delle tarantole che escono dalla bocca di una meravigliosa testa di cartapesta e l’elemento ricorrente degli occhi trafitti da uncini) e patetiche scene con non-morti ululanti (il trucco non sarebbe niente male, ma la telecamera digitale rovina tutto!), emergono trionfalmente gli spezzoni rubati a L’armata delle tenebre ed alla trilogia di Indiana Jones, sempre funzionali al piano sequenza nel quale vengono inseriti con la consueta maestria. Degni di nota sono anche l’incipit, nel quale assistiamo ad una ridicola zuffa Maya innaffiata di succo di mirtilli, alla ridicola imbalsamazione (eseguita con ettolitri di vino) del pelatissimo e nerboruto Gran Sacerdote e alla magistrale scena dell’esorcismo della piccola Messicana dagli occhi di gatto, alla visione della quale persino l’attore protagonista se ne esce con un veemente “Ma va’…”.
Consolidano l’impianto Matteiano del film la solita umiliazione delle comparse Filippine (ebbene sì, i Maya sono i progenitori dei Filippini!) ed un finale tanto scontato quanto inaccettabile.

Scritto da Marchiño [Filmbrutti.com]
Grazie a freddy skwee


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