ZOMBI

Gli “zombi”, i morti viventi, hanno invaso gli Stati Uniti. Il terrore dilaga. Quattro ardimentosi – due soldati, uno bianco e uno di colore, un uomo e una donna, funzionari di una rete televisiva – cercano scampo in elicottero. La scarsità di carburante, pero’, li costringe ad atterrare sul tetto di un enorme supermercato, già occupato dagli “zombi”. Mentre i morti viventi, che si cibano di carne umana, tentano di sopraffarli, i quattro riescono – dopo avere eretto una sicura barriera tra loro e gli assedianti – a costruirsi nel supermercato un rifugio, nel quale attendere tempi migliori.

Link Imdb I Link Youtube
Lingua:

Titolo originale: Dawn of the Dead
Anno: 1978 I Paese: U.S.A.
Regia: George A. Romero
Attori: David EmgeKen ForeeScott H. Reiniger
 

Quello dei morti viventi è uno dei filoni del cinema horror che con il passare del tempo è cresciuto in maniera esponenziale fino ad arrivare ad essere uno di quelli più noti e sfruttati dalle case di produzione di tutto il mondo. Sono innumerevoli i titoli che potremmo ricordare su questo tema e con diversi impegni economici alle spalle.

In una spartana suddivisione potremmo dividere questo sottogenere in due sezioni.

Una “preromeriana”, il cui inizio potremmo addirittura rimandare, con il dovuto coraggio ed ardire, a Il Gabinetto del dottor Caligari, scomodando il grande cinema espressionista tedesco, pellicola di Robert Wiene del 1920. Sviluppata in un arco temporale di quasi cinquant’anni passando per titoli come L’isola degli Zombies – White Zombie (1932 – a questo film rende omaggio Rob Zombie dando al proprio gruppo musicale come nome proprio il titolo della pellicola), Ho camminato con uno Zombi (1943), Il Segreto di Mora Tau (1957) e La lunga Notte dell’Orrore (1966 – prima pellicola a mostrare una scena di morti che escono da sotto terra e che porta i morti viventi da lontane terre esotiche alla provincia della Cornovaglia, ponendosi cosi come opera di confine con la prossima evoluzione del genere), fino ad arrivare a La notte dei morti viventi – Night of the Living Dead (1968).

Con questo film l’allora esordiente George Andrew Romero non solo da inizio ad un nuovo concetto moderno dell’horror, ma ridisegna una delle figure più tristi e inquietanti della tradizione e della letteratura in materia e la trasfigura fino a farla diventare qualcosa di originale e per certi versi innovativa.

Lo zombie perde la sua origine religiosa distaccandosi dal voodoo e diventa il prodotto collaterale di un malfunzionamento nell’ordine della natura (non viene mai data una reale spiegazione al fenomeno, ma solo una serie di congetture di varia origine). Inoltre abbandona lo stato di sudditanza che lo lega ad un controllore umano. Nella pellicola di Romero gli zombi vagano liberi per riunirsi in occasionali branchi al fine di braccare singole vittime o attratti da un unico luogo.

Elementi che indissolubilmente si assoceranno a questo nuovo genere faranno la loro apparizione per la prima volta proprio in questo film. L’antropofagia, il contagio, l’assedio, la distruzione del cervello come unica soluzione per abbattere uno zombie diventeranno costanti inviolabili nei futuri film che seguiranno questo piccolo capolavoro.

Se oggi aneliamo ad ogni stagione di The Walking Dead e puntualmente restiamo affascinati dal suo brutale universo, lo dobbiamo in larga parte a ciò che è stato realizzato prima in circa quarant’anni.

Tra i titoli che compongono questo lungo periodo del cinema dei morti viventi uno dei migliori è Dawn of the Dead(ZOMBI, nell’edizione italiana) – seconda opera di George A. Romero sul tema, datato 1978.

In questa pellicola Romero fotografa un momento raramente riproposto in seguito dell’apocalisse dei morti: quel momento in cui gli zombi sono dilagati dalle zone di periferia alle grandi città, diffondendosi come metastasi ma senza ancora aver rivelato la reale portata della loro invasione.

Qui l’umanità, ancora numericamente superiore ai morti viventi, affronta il problema con letargico distacco, con perplessità e disorganizzazione. Quasi divertita, come sicura che alla fine riuscirà ad arginare il dilagare del fenomeno.

Di tutte le pellicole che il regista dedica a queste sue rinnovate creature – ne dirigerà ben sei in quarant’anni – Dawn of the Dead risulta forse la più complessa e affascinante, sia per lo scenario brutale e ironico che fa da fondale ad una spietata critica sociale, sia per l’originalità dello schema narrativo più simile ad un film d’avventura che ad un horror.

Dawn of the Dead soddisfa su più fronti. I più oltranzisti dell’horror puro possono godersi scene di iper-violenza dove corpi dilanianti vengono divorati, teste esplodono e arti vengono strappati dal resto dell’individuo. Merito del talento di un grande Tom Savini che sviluppa effetti speciali con mezzi artigianali e più che soddisfacenti per l’epoca.

I più sofisticati possono scovare, senza troppa fatica, riferimenti e critiche sulla società americana della fine degli anni novecento settanta, talmente immersa in una delirante ricerca del consumismo da non trovarne mai requie neanche dopo la morte.

I puristi del cinema non possono che riconoscere in Dawn of the Dead un atto d’amore verso la settima arte, un’opera realizzata con scarsi mezzi e molta ambizione. Un affresco complesso e convincente di un Armageddon moralista e inquietante, dove la fine non arriva da una dimensione esterna, ma dalla società stessa, fallimentare e decadente.

La stessa soggettiva della vicenda sottolinea questa realtà: i protagonisti sono quattro fuggiaschi che si ritrovano abbarbicati in un centro commerciale dove i mostri redivivi li chiudono in un claustrofobico assedio. Ciò che corromperà lo stato di falsa sicurezza che i quattro riusciranno a costituire non saranno gli zombi, minaccia solo falsamente aliena, bensì altri uomini. Brandelli di una umanità disgregata e allo sbando.

Questa costante sarà presente in tutti gli atri film di Romero sui morti viventi.

Da recuperare e vedere sicuramente è la versione uncut di Romero, lunga ben diciannove minuti in più di quella italiana curata da Dario Argento. Il regista Romano, legato sin dall’epoca del film da amicizia e stima a George Romero, non solo collabora alla stesura della sceneggiatura della pellicola, ma ne cura anche parte della produzione, della colonna sonora e della versione italiana.

Nel tentativo di dare un taglio più snello e veloce alla pellicola, Argento ottiene perlopiù di adattare la durata del film alle esigenze delle sale cinematografiche che all’epoca dell’uscita di Zombi non potevano (o volevano) programmare quattro spettacoli con opere che duravano oltre i novanta/cento minuti (In quegli anni bui ben fin troppe pellicole sono state deturpate nel nome delle esigenze dei gestori di sale).

La versione completa di Dawn of the Dead presenta non poche piacevoli chicche a quelli che come me amano questo film. Sorprese che non anticipo e vi invito a recuperare ed assaporare.

Parlare di questa pellicola non è mai fuori tempo o luogo. Non è un rimestare in un passato orami irrecuperabile dettati dall’irrimediabile nostalgia che ci prende in questi tempi di carestia cinematografica. È invece un riaffacciarsi su un punto fondamentale del tessuto complesso ed ampio che comprende questo filone tanto amato da fans di tutto il mondo e di tuti i tempi.

DAWN OF THE DEAD è un capolavoro che non cede il passo a nessuno e rimane un’opera unica nel suo genere.

Anzi, riproporlo ogni tanto è un dovere per chi ama il cinema sia dell’orrore, sia il cinema in generale.

Raramente un film si è radicato così profondamente nel cuore appassionato di chi ama questo genere così intenso e meraviglioso.

Scritto da Francesco paolo Cinconze [Splattercontainer]

Grazie a Horrormania

 


Altri film che ti potrebbero interessare:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *