CYBER CITY OEDO 808

Nel 2808 ad Oedo (una versione ultra-futuristica di Tokyo) ad alcuni criminali viene data la possibilità di reinserirsi, almeno superficialmente, all’interno della moderna società prestando servizio come agenti speciali (Cyber criminali) utilizzati per risolvere situazioni pericolose; in realtà ottengono si la libertà ma gli viene messo al collo un letale collare ripieno di esplosivo, pronto a detonare se non rispettano determinati ordini.

La storia si focalizza sulle disavventure di tre (anti)-eroi che dovranno investigare su misteriosi crimini e complotti. Per ogni missione portata a termine, i tre ricevono uno sconto della pena carceraria ma in realtà è solo un pretesto dal momento che tutti devono scontare pene superiori ai 200 anni.

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Lingua: 

Episodio 1 I Memorie Remote I Link Youtube
Episodio 2 I Il Programma Esca I Link Youtube
Episodio 3 I Lo Strumento Scarlatto I Link Youtube

Titolo originale: Saibâ shiti Oedo 808
Anno: 1990 I Paese: Giappone.
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Attori: Hiroya IshimaruStuart MilliganTesshô Genda
 

Cyber City Oedo 808 è una miniserie OAV suddivisa in tre episodi,  realizzati tra il 1990 ed il 1991 dallo studio Madhouse con la regia del maestro Yoshiaki Kawajiri, in quel momento tra i massimi autori della moderna animazione giapponese.

Kawajiri dopo aver lasciato la celebre Mushi Production del “dio del manga” Osamu Tezuka, fonda insieme ad alcuni suoi illustri colleghi (Osamu Dezaki, Rintaro, Masao Maruyama) un nuovo studio con l’obiettivo di produrre opere molto diversificate in cui emerge l’individualità del regista; nasce Madhouse (17 ottobre del 1972) e dopo aver realizzato alcune serie anime dal successo clamoroso (cito ad esempio Jenny la tennista del 1973 di Osamu Dezaki)  tra gli anni Ottanta e Novanta si lanciano sul neonato mercato OAV sperimentando a più non posso come dimostra questa miniserie.

Cyber City Oedo è un anime che presenta una forte struttura e componente cyberpunk al cui interno però si mescolano più generi cinematografici creando quindi un’opera multiforme, intrigante e soprattutto propugnando una serie di tematiche ed elementi che saranno poi ripresi con forza da molti altri autori.

Già dai primi secondi dell’episodio iniziale Memorie Remote è possibile ammirare l’estro registico di Kawajiri; il tutto si apre con un campo medio mostrandoci una sagoma di persona, ripresa di spalle all’interno di una navicella spaziale osservare l’immensità dello spazio, improvvisamente la macchina si muove effettuando un movimento estensivo e capiamo che il soggetto inquadrato è un criminale incarcerato. Già da questi primi secondi si cela l’essenza dell’opera, ossia l’impossibilità per i protagonisti di raggiungere la tanto agognata libertà nonostante l’imminente patto con l’ufficiale di polizia Hasegawa; per alcuni elementi è impossibile adattarsi alle selvagge regole ed imposizioni della moderna società.

Tra gli aspetti più interessanti dell’opera troviamo la caratterizzazione dei tre personaggi, ognuno protagonista assoluto di un episodio. Si parte con Sengoku, carismatico e letale pistolero ma fedele ad un preciso codice d’onore. Il giovane è consapevole di essere un burattino nella mani dello Stato e pur accentando con nichilismo il suo triste destino prova ad andare avanti supportato dal suo cinismo e senso di lealtà verso i compagni; i suoi atteggiamenti anticipano molto il personaggio di Spike Spiegel di  Cowboy Bepop diretta da Shin’chiro Watanabe (anime rivoluzionario della cosiddetta NAS: nuova animazione serale).

Il secondo episodio Programma esca è invece incentrato sul possente Gogul, soggetto il cui corpo è potenziato con parti meccaniche, ricordando un po’ Batou di Ghost in the Shell, ma oltre ad essere un abile combattente è un hacker infallibile.

Con l’episodio conclusivo Lo strumento scarlatto infine impariamo ad conoscere e amare Benten, criminale dall’aspetto androgeno, contraddistinto da un incredibile eleganza e spirito filosofico

Tutti e tre i personaggi presentano un Character Design estremamente curato ed accattivante, lo stesso discorso vale per il Mecha design mentre il discorso è leggermente diverso per alcune ambientazioni in cui si evincono dei limiti produttivi, cosa strana per Madhouse; pensiamo ad esempio alle periferie di Odebo mostrate nel terzo episodio, contraddistinte da un disegno grezzo con fondali statici (ma pur sempre suggestivi).

In Cyber City Oedo è interessante notare una certa contaminazione con la cultura cinematografica americana, da sempre amata dal regista; l’espediente del collare con cui vengono controllati i criminali è un chiaro omaggio a 1997: Fuga da New York di Carpenter oppure pensiamo al leale duello di chiara matrice western (ben inserito nel contetso cyber-punk e futurista) tra Benten ed una mercenaria sua vecchia amica e probabilmente fiamma, oppure ad alcuni richiami al genere gotico-vampiresco (sempre evidenziati nel terzo episodio).

Cyber City Oedo è miniserie accattivante che presenta anche una verve critica verso i poteri forti di una qualsiasi società; nel primo episodio ci viene mostrato uno stato violento (attraverso la figura di Hasegawa) che ordina esecuzioni senza processo mentre ne il Programma esca vediamo esperimenti militari pericolosi sviluppati in gran segreto sulla pelle di poveri cristi, infine ne Lo Strumento Scarlatto un cinico uomo di medicina (molto stimato dalla società) compie ricerche illegali e letali nel campo della biotecnologia.

Cyber City Oedo è un gioiello da vedere e soprattutto rivalutare.

Scritto da Andrea Venuti


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