A MEZZANOTTE POSSIEDERO’ LA TUA ANIMA

In un piccolo paese brasiliano, dominato da una forte superstizione religiosa, vive Zé do Caixão: losco e tetro becchino locale, visto malvolentieri da tutti i cittadini che vivono un rapporto di ostilità fra paura e odio. Perché Zé do Caixão non è tenebroso solo nel suo aspetto: conduce una filosofia di vita che guarda ad una generazione futura potente, indomabile e illuminata. L’aspetto che più fa repulsione al becchino dei suoi compaesani è proprio la facciata religiosa che li fa scadere in una vita timorosa e servizievole, bigotta e imprigionata in una morale che non richiede riflessione. Perciò l’oscuro e pericoloso Zé do Caixão, ossessionato dall’esistenza farà di tutto per procreare il primo membro di questa futura generazione, anche al costo di eliminare davanti a sé chiunque possa intralciarlo. A fargli da monito per la sua condotta altezzosa vi è una vecchia strega che avvertirà persino lo spettatore della maledizione che incombe su questa sanguinaria storia….a mezzanotte succederà qualcosa.

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Lingua: SUB

Titolo originale: À Meia Noite Levarei Sua Alma
Anno: 1964 I Paese: Brasile
RegiaJosé Mojica Marins
Attori:  José Mojica MarinsMagda MeiNivaldo Lima
 

“Auguro a tutti voi una terribile serata, miei cari amici coraggiosi […] siete ancora in tempo: non guardate questo film! Tornate a casa” altrimenti a mezzanotte prenderanno la vostra anima!
Una vecchia megera con un teschio in mano ci intima con un dito ossuto che questo è un film maledetto, che nessun coraggioso può sfuggire alla punizione cosmica che colpisce i cinici e gli uomini prodi ma sfacciati come il becchino Zé.
Sarà più che iconico l’inizio inquietante e ammantato di fascino del film d’esordio di José Mojica Marins, folle autore che ha inaugurato il cinema dell’orrore brasiliano. Capiamo chi è José Mojica Marins: un artista visionario, un narratore eccezionale che incarna così bene lo spirito e le tematiche delle sue pellicole, da tramutare con il gioco della recitazione un personaggio fittizio da filmaccio brasiliano, in una figura quasi reale per la costruzione e per la ridondanza che avrà nel suo cinema ed oltre, perché per lunghi anni la figura di José Mojica Marins era indistinguibile dall’oscuro Zé do Caixão . Figlio di un cinematografaro di San Paolo, il piccolo Marins cresce praticamente nelle sale da proiezione; ciò comporta che inizia a girare piccoli cortometraggi fin dall’infanzia riuscendo ad avere all’età di diciotto anni una lunga proliferazione di piccole opere, ma soprattutto imbastisce e consolida la sua indole da narratore, la sua essenza da Autore: un po’ disperato un po’ mitomane, José con l’attitudine di un criminale riesce ad incanalare le sue fantasie nel media cinematografico. Immagini forti, sanguinarie, grottesche, gotiche, cominciano ad essere l’alfabeto delle visini di José. Ed è con questo intenso esordio che lascerà una firma indelebile nel cinema horror e di genere. Anche se ha una lunghissima carriera all’attivo, è questo il film più rappresentativo e più interessante per approcciarsi con questo autore. Un terrorista, un piccolo Lucio Fulci brasiliano e con meno possibilità, con l’attitudine da bandito che ricorda un po’ la risolutezza cinica di Herzog: si racconta che minacciò l’operatore della macchina da presa con una pistola pur di continuare le riprese anche in condizioni scarne. Non tutto è appunto perfetto in questo film, la ristrettezza del budget e dei mezzi è evidente secondo per secondo. Ma è anche in questo che risiede il fascino di questa pellicola: si respira tutta la fatica, tutti i sacrifici per metter su questa credibilissima ed efferata recita gotica- il povero José si vendette persino la macchina e ipotecò la casa pur di finire questa splendida e sudata pellicola.
Cimiteri nebbiosi, tombe con ragnatele, paludi ristagnanti, teschi ancora avvinghiati agli ultimi gradi della decomposizione, streghe terrificanti, omicidi brutali, allucinazioni orrorifiche: queste sono la caratteristica composizione del mondo magico di José. Un mago che non crede però nella magia: il personaggio del becchino creato da Mojica Marins, è un uomo risoluto, nichilista, che distribuisce morte a chi non merita questa vita, perché l’opera più preziosa del creato è per Zé l’esistenza dell’essere umano, e trova il suo fine ultimo nella vita stessa: “Che cos’è la vita? È l’inizio della morte. Che cos’è la morte? È la fine della vita! Che cos’è l’esistenza? La continuità della stirpe. Che cos’è la stirpe? È la ragione dell’esistenza!”
Un’ossessione che a prima vista puzza quasi di eugenetica, ma si può dire questo di José tanto quanto si può dire che Nietzsche ha influito volontariamente nella dottrina nazista; non è una questione di razza, non è una questione di retaggio economico, ma è solo un problema culturale, religioso: è solo il problema del timore bigotto della religione cristiana. Vivere timorosi di forze superiori è per Zé l’atteggiamento più ingiusto nei riguardi dell’esistenza, è sputare sulla vita terrena e quindi dall’ottica del becchino è meglio che tu muoia. Come ho già detto è un pirata, un terrorista, un criminale nichilista, i messaggi di José non vanno d’accordo con i moralisti.
Al di là degli intenti intellettuali, questo film è splendido per l’ambientazione così caratteristica ma unica anche solo per la sua provenienza brasiliana, che contribuisce a rendere questa opera assolutamente iconica.
Altri titoli degni di nota di José Mojica Marins sono: “Esta Noite Encarnarei no Teu Cadáver” secondo splendido capitolo e diretta continua di questo film d’esordio; “O Ritual dos Sádicos”, “ Finis Hominis”, “Lo strano ostello dei piaceri”, “Hellish Flesh”, Encarnação do Demônio  – completamento della trilogia, ultimo film dell’autore, decisamente meno interessante degli altri. Tutti questi titoli presentano orrori come amputazioni, allucinazioni, insetti, rettili, maledizioni, misticismo e scienza. Insomma un po’ di tutto. Un autore da scoprire, e un film da amare o in tutti i casi assolutamente da conoscere appunto per la sua unicità storica.

Curiosità su José Mojica Marins:
– è nato venerdì 13
– si è fatto crescere le unghie per ben 35 anni

Recensione da Mario Rossi [Cinemerda]


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