IL SERPENTE DI FUOCO

Paul Groves (Peter Fonda) è un regista pubblicitario che sta attraversando un periodo difficile della sua vita, si trova infatti in piena fase di divorzio con sua moglie Sally (Susan Strasberg). In risposta al suo bisogno di “staccare la spina” si accorda con il suo amico John (Bruce Dern) il quale gli procura dell’ L.S.D. e gli assicura di rimanere al suo fianco durante il “viaggio” per guidare la sua esperienza in tranquillità. I due si recano in una casa di hippie gestita da Max (Dennis Hopper) luogo ideale per rilassarsi. Paul prende l’ L.S.D. e il suo trip comincia, portandolo a vivere un’ esperienza unica di autocoscienza ed esperienza psichedelica con il mondo che lo circonda.

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Titolo originale: The Trip
Anno: 1967 I Paese: U.S.A.
Regia: Roger Corman
Attori:  Peter FondaSusan StrasbergBruce Dern 
 

Scrivere la trama di questo film è come bere un bicchier d’ acqua, molto più difficile è scrivere una recensione completa ed esaustiva. Roger Corman ha sempre saputo quello che c’era da fare per portare a casa risultati soddisfacenti con un budget anti-hollywoodiano (cioè con cifre risibili in confronto a quelle spese dalle majors), la sua era una scelta sia pratica che politica. Il Serpente di Fuoco è proprio l’ esempio lampante di come si possa fare un film con pochi soldi, utilizzando la propria testa e quella di chi ti circonda, sfruttando tutto quello di buono che puoi utilizzare in quel momento. Come ho già ribadito più volte il cinema exploitation si chiama così soprattutto perchè sfrutta un argomento attuale nella società contemporanea e a quell’epoca Corman aveva già battuto la strada dell’ argomento “i giorvani e la droga” con vari film su bikers fuorilegge (a tal proposito ricordo che Peter Fonda recitò per lui nel biker movie I Selvaggi per poi sfondare con Easy Rider) si sentiva quindi libero di fare un passo avanti dato che l’ argomento rimaneva molto popolare. Attorno a sè aveva delle persone di talento come Dennis Hopper, Bruce Dern, Susan Strasberg, Peter Fonda, Peter Bogdanovich, Ronald Sinclair, l’inseparabile Dick Miller e il personaggio chiave di questo film: Jack Nicholson. Ebbene si poichè la firma sulla sceneggiatura è proprio di Jack Nicholson che aveva già lavorato con Corman in svariate occasioni compreso quello stesso anno nel film Il Massacro del Giorno di San Valentino. Nella sua biografia Nicholson confessa che il soggetto di The Trip è essenzialmente un’ opera autobiografica buttata giù in un situazione emotiva condizionata dal suo divorzio con la prima moglie e anche dal regolare uso di droghe che faceva. A proprosito una curiosità deliziosa è che sia Roger Corman, Peter Fonda, Dennis Hopper e Nicholson hanno dichiarato pubblicamente di aver assunto L.S.D. per avere un’ idea di cosa si provasse per meglio trasportarlo su celluloide (sarà vero). Ma passiamo ora al contenuto. Dovete sapere che la maggior parte del film come annuncia il titolo è occupata da questo “viaggio” che lo spettatore intraprende assieme al protagonista, talvolta tornando brevemente alla realtà per rendersi conto dall’ esterno degli effetti che la droga provoca sul giovane uomo, mai drammatici e mai così negativi anche se spesso potenzialmente pericolosi. E’ infatti un approccio abbastanza oggettivo quello che ha voluto mantenere Corman. Non condanna e nè incita esplicitamente l’ uso di droga, mostra semplicemente quello che può e non può accadere in un tono tendenzialmente buonista. Si dimentica infatti di mostrare le conseguenze della dipendenza da droga per esempio. Il duro messaggio di biasimo che vediamo prima di qualsiasi logo e titolo è infatti opera del presidente della American International Pictures (la principale compagnia con cui faceva affari Corman) Samuel Z. Arkoff e le sue tendenze di puro conservatore anti-droga che generarono uno storico litigio con il regista che invece era un puro liberale progressista. A parte le peripezie visive low budget ma estremamente creative composte da muri variopinti, vestiti “freak”, volti dipinti e immagine oniriche che vanno a parare decisamente sul fantasy che a tratti mi hanno ricordato Il Settimo Sigillo (a parte questo bellissima la sequenza gotica, eredità squisita del ciclo cormaniano di Poe), proiezioni psichedeliche su corpi nudi o semindui, montaggi frenetici e machiavellici (da parte di un signor tecnico di nome Ronald Sinclair che ha lavorato in bellissimi b-movies e ha avuto parti come tecnico del suono in fiilm come Commando e Trappola di Cristallo) e visioni caleidoscopiche multicolore, abbiamo anche un messaggio importante di fondo che sostanzialmente smentisce tutti coloro che vedono questo film unicamente come un’ opera “dei bei tempi che furono” e di puro carattere vintage. Il protagonista vuole uscire da un problema e tramite un’ esperienza di autocoscienza si rende dentro di sè che è egli stesso il problema e che il suo problema sorge da un punto di vista egocentrico. Quando si risveglia dal trip è confuso. Non ha la soluzione in mano perchè l’ esperienza si è svolta esclusivamente nel suo subconscio, tuttavia è molto più rilassato di prima e la sua mente è più ricettiva verso il futuro. Il messaggio non detto è chiaro: i problemi sono punti di vista, la droga non te li risolve ma ti può far vedere le cose da un’ altra prospettiva. Aggiungo io che in realtà non è la droga il punto ma l’ esperienza di autocoscienza che può essere anche indotta in altri modi oltre che assumendo allucinogeni, come ad esempio la meditazione o l’ auto-analisi. Altre due buone ragioni per vedere questo film sono l’ ottima colonna sonora e la singolare interpretazione di Peter Fonda che molti considerano “legnoso” in questo film ma il suo tono è adattissima al ruolo di neofita, confuso e intimorito. Concludo con una curiosissima notizia: è stato annunciato Man With Kaleidoscope Eyes diretto da Joe Dante, un biopic su Roger Corman e in particolare sulla lavorazione proprio de Il Serpente di Fuoco, i rumors dicono che sarà Quentin Tarantino ad interpretare Corman!

Recensione di Il Guardiano dello Zoo


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