ALL NIGHT LONG 3: THE FINAL CHAPTER

Un nerd, che passa le sue giornate tra le pulizie in un piccolo albergo e le mosche, si ossessiona ad una donna rovistando nell’immondizia di quest’ultima. Quest’ossessione porterà a tragici sviluppi…

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Lingua: SUB
sottotitoli a cura di Akira

Titolo originale: Ooru naito ronga 3: Sanji
Anno: 1996 I Paese: Giappone
Regia:  Katsuya Matsumura
Attori:  Yûjin KitagawaRyôka YuzukiTomorô Taguchi
 

Finalmente ho l’occasione di recensire questo questo film che trovo di un’unicità spaventosa. Posso dire di aver visto ogni sorta di schifezza (in senso buono), dalla più perversa alla più sanguinolenta. Ecco per me questo film è la summa di tutto il marcio, tutto il substrato nero e melmoso che può venire fuori da un giapponese emarginato e degenerato mentalmente. In questa recensione palerò di questo film ignorando che rappresenti il terzo capitolo della saga All Night Long, anche perchè ogni capitolo della saga è totalmente disconnesso dall’altro quindi si possono benissimo considerare film a sè stante. L’unica nota correlata alla saga è che questo è l’ultimo capitolo ad essere fornito di sottotitoli, esistono infatti un paio di seguiti aprocrifi che non sono mai stati subbati. Torniamo al nostro amatissimo nerd segaiolo che rovista nella spazzatura e fa la collezione di assorbenti usati. Fantastico? Fantastico è che addirittura troverà un senseri (maestro) barbone (proprio Tomorô Taguchi il protagonista di Tetsuo: The Iron Man) che avrà interi archivi di capelli, assorbenti ed effetti personali presi dalla spazzatura che riguardano donne a caso che nessuno dei due avrà mai toccato nè toccherà con un palo di 6 metri. E’ tutto qui il discorso. Abbiamo uno stalker solitario quasi hikikomori che vive un distacco sessuale dal proprio oggetto del desiderio e successivamente capitano alcune occasione per cui la fantasia diventa realtà, ma nella mente del deviato non esistendo la realtà egli si può permettere di trattare gli esseri viventi come sogni, come oggetti, come immagini pornografiche nel computer. Perchè non conosce la realtà toccata non mano, in quanto ha sempre vissuto una sub-realtà esistita solo nella propria testa. Per questo, non sapendo cosa voglia dire vivere la realtà degli altri non si rende assolutamente conto cosa vuol dire esagerare, cosa vuol dire andare oltre la moralità comune. Lo riprova il fatto che questo ragazzo semi-autistico non reagisce nemmeno ad un episodio shockante come sua madre che cerca di masturbarlo. Inebetito, vive una sub-coscienza che lo rende neutro a ciò che gli circonda, anche quando per esempio assiste a scene di bullismo. Come nei precedenti capitoli della saga il tema bullismo è molto forte in questo film. Matsumura ne approfitta per mettere in scena sequenze di umiliazione su una ragazzina con vistose cicatrici ad una gamba. C’è anche spazio per episodi di follia vera (il fratello demente), che portano sempre a conseguenze cruente. Il commento musicale è perfetto, una serie di musichette stupide fatte con la pianola, talmente basiche e morbose da risultare inquietanti. Questo film è di un nichilismo unico, ed è uno dei pochi film in cui tutti sono dei figli di puttana e non se ne salva nessuno. Adoro questo genere di film.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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