LO SQUARTATORE DI NEW YORK

Dopo una serie di efferati omicidi commessi con lo stesso rituale verso donne di diversa estrazione sociale, il tenente Williams ritiene che tutto sia opera di un maniaco. Nello svolgimento delle indagini il poliziotto si avvale dell’aiuto di uno psicologo. L’assassino colpisce senza lasciare traccia

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Titolo originale: Lo Squartatore di New York
Anno: 1982  I  Paese: Italia
Regia: Lucio Fulci
Attori: Jack HedleyAlmanta SuskaHoward Ross

Siamo sulla riva del fiume Hudson, un vecchietto tira un bastone al suo cane ma quando l’animale torna indietro ha in bocca una mano mozzata. Comincia così, in questo modo crudele, uno dei film più truci e cupi di Lucio Fulci, da molti considerato (Tarantino in primis) il suo capolavoro. C’è da dire, al di fuori di certe grottesche eccentricità del maestro romano e il suo gusto per l’eccesso e per lo splatter, che “Lo squartatore…” è proprio un bel film, sicuramente il titolo italiano in cui la dimensione americana viene espressa al meglio, superiore a certi titoli americani dell’epoca. Si parte con la poetica anni ottanta degli scaldamuscoli di spugna indossati da una giovane (Cinzia de Ponti) che sembra uscita dalla scuola di Flashdance e invece corre in bicicletta verso il traghetto. Litiga con il proprietario di un’auto rossa, anch’egli in fila per salire sulla nave, e quando entrambi sono imbarcati, la ragazza si infila nel parcheggio per scrivere “shit” sul vetro dell’auto ma incontra l’assassino che parla come Paperino e la fa a fettine. Il primo omicidio è feroce ma anche gli altri risultano insostenibili e disturbanti nello stile magistrale che Fulci riusciva ad esprimere nelle sue opere. C’è da dire che tutti gli eventi  sono ben concatenati a partire dalla signora un pò ninfomane (una notevole Alexandra Delli Colli) che registra gli ansimi di uno spettacolino a luci rosse per la collezione del maritino uno pò voyeur e, dopo essere stata umiliata da due balordi latinoamericani in un bar, finisce legata nuda al letto del presunto maniaco, si libera ma viene  squartata nei corridoi dello squallidissimo alberghetto in una mirabile sequenza in cui Fulci gioca coi chiaroscuri delle strette pareti dell’edificio creando abilmente una suggestione da incubo.

Quello che colpisce sopratutto, nel film, è quell’atmosfera alla “Guerrieri della notte” che si respira ovunque come se la grande mela fosse completamente immersa nel sesso e nella violenza, dove una ragazza sola in metro viene, di default, assalita da un maniaco seduto di fianco (lo stesso della signora ninfomane ovvero l’attore Howard Ross) finisce poi sbudellata all’interno di un teatro abbandonato. Anche i cosidetti personaggi “buoni” sembrano non sfuggire alla logica del male, il tenente di polizia (Jack Hedley) si concede qualche scappatella con le prostitute e al giovane psicologo che lo aiuta nella indagini (Paolo Malco) piace collezionare rivistine omosex piene di foto dei village people col culetto di fuori. A un certo punto sembra che l’intera città sia il vero mostro che divora tutti nel suo vortice di droga, sesso e malattia mentale mentre lo squartatore assume le sembianze di un angelo vendicatore pronto a chiudere caritatevolmente le sofferenze terrene delle sue vittime ormai logorate senza possibilità di ritorno.

Una morale molto esplicita quella contenuta nel film di Fulci, morale che trascina lo spettatore al ritmo di disco-music verso il finale weirdissimo con tanto di bambina frignante che cerca disperatamente la voce “paperata” del suo papà. La scena della lametta del rasoio, in un certo qual modo un omaggio a Bunuel e Dalì, resta comunque insuperata in termini di insopportabilità visiva.

Scritto da Il Dottor Satana [Odorama Exploitation Movies]

Grazie a: cinico sognatore


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