STREET MOBSTER

Isamu Okita (Bunta Sugawara) ù un carismatico malvivente che fin da adolescente non ha mai abbassato la testa davanti a nessuno, tuttavia nel mondo della yakuza vigono regole molto severe ed un codice gerarchico da rispettare. Uscito di galera trova un mondo completamente cambiato da come lo ricordava e anche la malavita non sembra più la stessa. Completamente spaesato, è avvicinato da Kizari (Asao Koike), un vissuto yakuza rimasto senza clan. I due formano una banda a cui si uniscono dei giovani teppisti. A Kawasaki in quel periodo regnano la famiglia Takigawa, con cui Okita aveva già avuto screzi e la famiglia Yato. Con un forte mal di pancia Okita finisce per affiliarsi alla famiglia Yato, per avere salva la vita da una parte e per assicurarsi una parte di territorio dall’ altra. Ma non è nel carattere violento e strafottente di Okita trovarsi in una situazione agiata, così non passa molto tempo che il temperamento dello yakuza porterà tutta la sua banda ad una situazione di estrema gravità. L’ unica persona che gli vorrà veramente bene sarà Kimyio (Mayumi Nagisa), una donna che Okita violentò quando era ancora giovane.

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Lingua:  SUB 

Titolo originale: Gendai yakuza: Hito-kiri yota 
Anno: 1972 I Paese: Giappone
Regia: Kinji Fukasaku
Attori: Bunta SugawaraNoboru AndôMayumi Nagisa
 

Amo le ragazze e fare rissa, non mi interessa granchè il gioco d’ azzardo
– Isamu Okita

Street Mobster è la sesta pellicola della lunga serie Genday Yakuza che la Toei produsse negli anni ’70, tutte pellicole senza legame tra loro eccetto la presenza di Bunta Sugawara, attore incredibile nonostante la sua limitata espressività facciale. Se per molti questo film potrebbe risultare una pellicola negativa, con un profluvio di risse, sangue, stupri e violenza, personalmente mi viene in mente una sola parola per riassumere la dimensione di questo film: romantico. Ma badate bene, chi cerca squallore metropolitano, regolamenti di conti a suon di legnate e intrighi di potere non può assolutamente essere deluso da questo piccolo gioiello. Mi riferisco piuttosto all’ interezza dell’ opera che ricorda un mondo che non c’è più e personaggi carismatici che affrontano il loro destino maledetto, mi riferisco alla significativa sotto trama del rapporto tra Kimyio e Okita, lei è una donna spinta alla prostituzione dopo la violenza sessuale subita da Okita, il quale è figlio a sua volta di una prostituta che lui odiava. Una specie di riconciliazione materna? Quanto è melodrammatico? O forse patetico? Dipende dai punti di vista. Fatto stà che stiamo parlando di un’ opera artistica, la cui dimensione pittorica è veramente fenomenale grazie ad una fotografia decisa e sapiente. La cornice del quadro è la trama stessa, che ha un inizio e una inevitabile fine. Tutto torna. Se amate le curiosità ve ne sparo un paio di golose: Il protagonista Bunta Sugawara, che aveva amici nella yakuza, diede parecchi suggerimenti al regista Fukasaku (regista dei due capitoli di Battle Royal , della serie Battles Without Honor and Humanity di Yakuza Graveyard e dell’ antologico Tora! Tora! Tora!) di come si sarebbero comportati i vari personaggi in determinate situazioni. Fukasaku da parte sua, scrisse il copione (assieme a Yoshihiro Ishimatsu) in una condizione di estremo sconcerto emotivo, provocato dalla visione televisiva dei fatti di Asama-Sanso, una terribile vicenda di terrorismo armato.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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