IL CIMITERO DEL SOLE

Hanako, figlia di uno straccivendolo, è coinvolta in una losca attività che consiste nell’impiantare in un quartiere povero di Osaka degli ambulatori di fortuna in cui sottosalariati e disoccupati vanno a vendere il loro sangue che poi verrà smerciato negli ospedali. Il capo di questa banda di parassiti, noto nel quartiere come lo “Shin ei kai” è Shin, un ex soldato che ha prestato servizio da infermiere durante la guerra. Doranya si associa alla banda di trafficanti di sangue, ma dopo un breve periodo di intesa incomincia a litigare, per questioni di denaro, con Hanako. Quindi si mette assieme a Shin decidendo con costui di escludere dal giro Hanako, la quale, per vendicarsi, chiede l’aiuto di un gruppo della banda dei giovani “protettori” del quartiere. Il disaccordo violento anche con questi ultimi spinge la protagonista ad allearsi con la parte più forte dei protettori contro la parte più debole, che viene eliminata quasi totalmente in uno scontro mortale.

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Lingua:  SUB 

Titolo originale: Taiyô no hakaba 
Anno: 1960 I Paese: Giappone
Regia: Nagisa Ôshima
Attori: Masahiko TsugawaKayoko HonooIsao Sasaki
 

Un film estremamente drammatico che dipinge i bassifondi della Osaka del dopoguerra. Tra nostalgici dell’ impero giapponese e banditi, ognuno si arrangia come può. In questa storia vediamo vari livelli di povertà, vari modi di sopravvivere, sempre in bilico tra ciò che una persona è disposta a fare per mangiare e ciò che è disposta a fare per mantenere la propria dignità. Ma la dignità non si mangia e a quanto pare ogni personaggio, nonostante il famoso orgoglio giapponese, cede in qualche modo a comportamenti indecenti e vigliacchi. L’emblema della purezza, che va cercata come un diamante in una miniera di carbone, è un ragazzino che viene coinvolto in una piccola banda di delinquenti. Il ragazzino finisce per essere complice in un omicidio e da quel momento vuole mettere la testa a posto. Molto più facile a dirsi che a farsi. Nell’affresco di Oshima, il ragazzino non è più importante degli altri, non ruota tutto intorno a lui. Come dire che di carbone ce n’è veramente tanto, oppure come a dire che a volte è più interessante il carbone che il diamante. Che la vita non è solo bellezza e che bisogna sporcarsi le mani per conoscere il più possibile, anche vivendo il disagio con i propri occhi. Una regia cinematografica ma anche documentaristica nel non voler dare un giudizio morale, ma solo dipingere un affresco di come stanno (stavano) le cose. In una società dove le regole sociali dei feudatari, dei contadini, dei samurai e dei commercianti non valgono più nulla. Una società dell’ognuno per sè. Un crudo shock culturale che si consuma davanti ai nostri occhi. La voglia di combattere è inpersonificata da una giovane donna, Hanako, che è costretta dalla vita maledetta a farsi strada in un mondo di uomini imbruttiti, ognuno a suo modo, dalla miseria. Lei no. Non cede. Mi è piaciuto moltissimo e vi invito a vederlo e rivederlo, godendo della magnifica fotografia e dell’intensità unica delle musiche e della prova di recitazione degli attori in campo.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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