HUMAN LIVESTOCK – BESTIAME UMANO

Il marito di Tamie, Shuhei, è un famoso romanziere misteriosamente scomparso dopo la seconda guerra mondiale. Un giorno, il suo vecchio amico Mikuni si presenta a casa di Tamie. Accusa Tamie di avere ucciso suo marito. Mikuni mostra la sua prova, sotto forma di una lettera scritta dal romanziere prima che scomparisse. Tuttavia, la verità è molto più distorta di quanto potesse immaginare …

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Lingua:  SUB 
[la visione è riservata ad un pubblico maturo]

Titolo originale: Asobizuma: Hirusagari no kairaku
Anno: 1999 I Paese: Giappone
Regia: Minoru Inao (accreditato come Akira Fukamachi)
Attori: Hotaru HazukiKanae MizuharaYôko Satomi
 

Non va solamente ad Hisayasu Sato la palma di “regista più prolifico e perverso allo stesso tempo”. Dovete sapere che anche l’ormai settantaquattrenne Minoru Inao, dietro i nomi di Akira Fukamachi, Tarô Ogiya e altri pseudonimi ha diretto ben 287 film fino al 2010. Pensate quante tette e culi giapponesi si è visto quest’uomo nella sua vita! Si perchè la filmografia di Inao è composta esclusivamente da pinku eiga, ovvero pellicole erotiche spesso della durata di un’ora provenienti da case come Nikkatsu e la Shintoho Company. Quest’ultima commissiona a Inao  Asobizuma: Hirusagari no kairaku distribuito internazionalmente come The Human Livestock, ovvero “il bestiame umano”. Detto onestamente questo film mi è piaciuto particolarmente per la contorta trama tragica e grottesca più che per l’aspetto erotico, devo dire poco curato, forse in modo volutamente sbrigativo. Non mi è dato saperlo ma sembra che Inao volesse inscenare uno di quei drammi russi alla Dostoevskij di fine ‘800 dove i profondi disagi umani dei protagonisti li conducono ad atti ripugnanti ed estremi tali da essere costretti a trovare una auto-giustificazione per non impazzire. L’amico di penna della moglie dello scrittore (probabilmente ispirato alla figura di Edogawa Ranpo) sembra una figura liberatoria messa lì “ad hoc” per permetterci di ascoltare le confessioni proibite di Tamie, la moglie dello scrittore. Un intreccio ben riuscito tra quattro figure principali se non fosse per la scarsa durata della pellicola (e anche il budget risicato chiaramente) che impedisce al regista di sviluppare meglio l’intricata vicenda. Ci sono parecchie scene esplicite ma non si vedono i genitali grazie ad abili inquadrature che evitano i fastidiosi pixel della auto-censura nipponica. Guardatelo se vi piacciono i drammi umani pieni di scandalo, potete mandare avanti le scene peccaminose a seconda del livello attuale della vostra libido.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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