A LONELY COW WEEPS AT DAWN

Noriko (Ryôko Asagi)  è una vedova che vive in una casa di campagna assieme a Syukichi (Hôryû Nakamura), il padre del defunto marito. Syukichi è un vecchio che soffre di disturbi senili e che ogni mattina si immagina di andare a mungere la sua mucca preferita, morta lo stesso giorno in cui gli è morto il figlio. Al posto della mucca ogni mattina trova Noriko, nuda a quattro zampe, che imita la mucca per dare una parvenza di normalità al vecchio, e poter vivere tranquillamente assieme a lui. Tuttavia Il terreno della fattoria di proprietà del vecchio fa gola a un depravato di nome Hajime (Seiji Nakamitsu),  col fine di prenderne possesso, si fa aiutare da Mitsuko (Yumeka Sasaki), la figlia mezza matta di Syukichi.

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Lingua:  SUB 
[la visione è riservata ad un pubblico maturo]

Titolo originale: Chikan gifu: Musuko no yome to…
Anno: 2003 I Paese: Giappone
Regia: Daisuke Gotô
Attori: Hôryû NakamuraRyôko AsagiYumeka Sasaki 
 

Nella sua infinita bizzarria questo film vuole essere una pellicola erotica (“pinku eiga“, sarebbe il termine giusto, letteralmente “pellicola rosa”) e per certi tratti ci riesce. Tuttavia le motivazioni che spingono le persone a copulare in questo film non hanno nulla a che fare con l’ erotismo. Le scene di sesso sembrano più che altro tratte da dei documentari dove gli animali si accoppiano, persino un qualsiasi film italiano pretenziosamente erotico risulterebbe più eccitante di questo (è oggettivo, non datemi del patriottico). Quello che si apprezza in questo film è tutt’altro, ovvero tutto l’aspetto japanese weirdness, ovvero il semi incesto, il semi rapporto simbolico con l’ animale, il sesso a pagamento con una non-prostituta, la masturbazione di un vecchio… tutte cose dedicate ad un pubblico giapponese indubbiamente. Uno spettatore occidentale non solo non capirebbe, ma probabilmente verrebbe schifato da cotanto disagio morale e visivo. Come ogni film, bisogna guardare e giudicare da sè, io vi ho dato intanto una prima impressione. Detto questo non vi aspettate nulla di shockante, non si tratta certo di un film alla Daisuke Yamanouchi. Se il quadro dipinto in questo film ha come soggetto ciò che avete letto nella trama, la tecnica pittorica risulta essere, per contrasto, un pacato acquerello dai toni grigi e autunnali.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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