MEN BEHIND THE SUN

Trama: Durante l’ occupazione militare dell’ esercito imperiale giapponese nella regione della Manciuria (a sud della CIna) in piena seconda guerra mondiale, una divisione chiamata “Divisione 731” operava in segreto esperimenti su civili locali chiamati in maniera dispregiativa dai soldati giapponesi “maruta”. Questi esperimenti proibiti dalla convenzione di Ginevra (sottoscritta anche dal Giappone) consistevano nel testare l’ effetto delle armi batteriologiche sul corpo umano. Il fine era quello di dare una svolta decisiva alla guerra e in particolare a quella Russo-nipponica tramite l’ uso di bombe batteriologiche. Dietro la copertura di una divisione che si occupava della purificazione dell’ acqua, la divisione 731 portava avanti gli ideali nazionalistici al di là di ogni pietà umana, coinvolgendo spesso le nuovissime leve dell’ esercito (veri e propri bambini) costretti a guardare orrori come esecuzioni sommarie ed esperimenti inumani su individui viventi. Una delle pratiche più comuni infatti era sperimentare gli effetti dei batteri su corpi vivi ed eseguire l’ autopsia (con annessa rimozione degli organi) ancora con il cuore pulsante di vita. In questo film veniamo a conoscenza del comandante della sezione, il generale Shiro Ishii (Gang Wang) e dei bambini che vengono addestrati duramente e che riproducono inevitabilmente il comportamento degli adulti a loro volta.

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Sottotitoli a cura di Belpha

Titolo originale: 黑太阳731 / Hei tai yang 731
Lingua:  sub 
Anno: 1988
Paese: Hong Kong
Regia: Tun Fei Mou (Accreditato come T.F. Mous)
Attori: Jianxin ChenHsu GouLinjie Hao

Recensione:
Come scritto nello speciale dedicato, Men Behind the Sun si può vedere sia come una quadrilogia che come una duologia. Prendendo in considerazione unicamente le opere del regista Tun Fei Mou e scartando le porcherie di Godrey Ho, possiamo parlare di cinema di denuncia. Parliamo ora del primo capitolo, quello titolare dell’ intera saga. Fei Mou già ai tempi di quando girava film per i famosi produttori Shaw Brothers aveva in cantiere un film che facesse conoscere al mondo l’ orrore della divisione 731, una costola dell’ esercito imperiale nipponico realmente esistita, nonostante lo smantellamento fisico del 90% dei documenti collegati ad essa. La chiave di volta che gli permise di portare avanti il progetto fu la nazionalità americana della moglie la quale riuscì ad ottenere copia della documentazione fornita dallo stesso Shiro Ishii (il generale comandante della divisione), consegnata dal criminale di guerra agli americani, in cambio di un trattamento di favore. Questo film fece uno scalpore estremo ed ottenne in parte ciò per cui era stato creato, ovvero far conoscere la verità su questa operazione segreta del governo giapponese. Peccato però (più che altro in merito all’ intenzione originale del regista) che la pellicola è nota in tutto il mondo più che altro per i suoi effetti gore che sono diventati una vera e propria leggenda, a partire dalle braccia congelate e scuoiate al gatto divorato dai topi, all’ autopsia sul bambino, tutte situazioni riprese con la massima morbosità da parte dell’ occhio della camera, insistendo sui particolari più crudi e sensibili. Di dicerie ce ne sono tante, il regista in un’ intervista rilasciata il 2010 ha dichiarato che il gatto non è morto ma è stato restituito al padrone intonso, e che tutti gli effetti gore sono stati eseguiti su cadaveri veri, essendo l’ industria cinematografica cinese assolutamente non attrezzata ai livelli di quella occidentale per fare fronte ad un impegno così grande. E così dopo anni di battaglie Fei Mou non solo riuscì ad ottenere il permesso dal governo di usare corpi veri, ma soprattutto di realizzare la pellicola stessa, poichè il governo cinese aveva tutto l’ interesse di mantenere buoni rapporti commerciali con il Giappone e fece di tutto per ostacolare il regista, che alla fine però ottenne la vittoria. La frase che appare alla fine del film è riferita proprio a questa battaglia con il governo cinese: “Friendship is friendship, history is history”. Mi è rimasto poco spazio per descrivere il film in sè, tecnicamente non è nè buono nè cattivo, la recitazione è abbastanza sotto la media ma questo elemento può passare in secondo piano rispetto all’ insistenza del film sul punto di vista dei bambini che crea un coinvolgente effetto di disagio che accompagna lo spettatore per tutta la pellicola, trovando quasi una liberazione nel vedere le turpitudini commesse sulle cavie umane, talmente grottesche e crudeli da sembrare frutto di fiction, ma grazie a Fei Mou sappiamo ore che di fiction non si trattò.

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Si ringrazia Giovanni Gagliardo per il suo prezioso contributo


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