KICHIKU – IL BANCHETTO DELLE BESTIE

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Trama: Un gruppo di rivoluzionari entra in crisi per colpa di un vuoto di potere. Dopo averne conosciuto i membri, veniamo a sapere che il loro leader si trova recluso in una cella e che egli ha delegato il potere alla sua fidanzata, una donna  pazza che esercita il proprio dominio usando il suo sesso come coercizione sugli altri. Uno dei membri del gruppo tradisce e tutto si sposta in un bosco, per la sua esecuzione. Da qui in poi la violenza indescrivibile cresce in una spirale senza limiti fino a confluire nell’ epico finale visionario e senza speranza.

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Titolo originale: Kichiku Dai Enkai
Lingua:  SUB 
Anno: 1997
Paese: Giappone
Regista: Kazuyoshi Kumakiri

Recensione:
Kichiku Dai Enkai, ovvero “Il banchetto delle bestie. Uno dei miei primi amori, avuto ormai una quindicina di anni orsono tramite acquisto di una VHS pirata. Quello di cui parliamo oggi in questa recensione è assolutamente un “must have” per gli tutti amanti dell’ estremismo gastro/visivo. Kichiku Dai Enkai non è solamente l’ ennesima riprova dell’ eccellenza dei nipponici in fatto di cinema degli eccessi. Non è “solo uno splatter”, ma la genuina espressione di malessere e di sfiducia verso l’ esistenza, luogo dove essi trovano sfogo, il sentimento di essere traditi e la conseguente vendetta. Il lungometraggio nacque infatti dalla mente del giovane Kazuyoshi Kumakiri all’ età di 23 anni quando si trovò a dover girare un film da consegnare, per esame di laurea, all’ Accademia dell’Arte di Osaka. Egli stesso racconta che in quel periodo era un ragazzo molto frustrato (l’aveva appena lasciato la fidanzata) e voleva convogliare questo malessere interiore dando una sua personale interpretazione alle immagini di violenza viste in TV quando era ragazzino e in particolare all’ episodio di Asama Sanso. Nel 1972 un commando della sinistra radicale prese delle persone in ostaggio in un motel dietro al monte Asama, dopo aver ucciso 14 amici del loro stesso gruppo politico. Questo e il cinema rivoluzionario degli anni ’70 (Wakamatsu in primis) furono una grande ispirazione per Kumakiri, che ottenne con questo film un grande successo inaspettato. Una pellicola che, come detto in precedenza, sarebbe un errore considerare solamente per l’ aspetto visivo del gore. Nel film sono espressi tutti i dubbi e le contraddizioni che un giovane vive, temi forti sull’ alienazione del singolo: “Che cosa si è disposti a sacrificare di sè stessi per essere parte del gruppo?”. Il sesso, come con Wakamatsu, viene usato come strumento da utilizzare fini personali e non come esclusivo appagamento dei sensi. Da recuperare assolutamente per accrescere il proprio bagaglio culturale.

Curiosità: 
Da non confondersi con Kichiku – Il Demone in Pieno Giorno

Sottotitoli a cura di davidedantonio1 (filmbrutti.com)
Timing a cura di Cinema Zoo

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