KICHIKU – IL BANCHETTO DELLE BESTIE

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Un gruppo di rivoluzionari entra in crisi per colpa di un vuoto di potere. Dopo averne conosciuto i membri, veniamo a sapere che il loro leader si trova recluso in una cella e che egli ha delegato il potere alla sua fidanzata, una donna  pazza che esercita il proprio dominio usando il suo sesso come coercizione sugli altri. Uno dei membri del gruppo tradisce e tutto si sposta in un bosco, per la sua esecuzione. Da qui in poi la violenza indescrivibile cresce in una spirale senza limiti fino a confluire nell’ epico finale visionario e senza speranza.

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Sottotitoli a cura di davidedantonio1 (filmbrutti.com)

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Titolo originale: Kichiku Dai Enkai
Anno: 1997 I Paese: Giappone
Regia: Kazuyoshi Kumakiri
Attori:  Shigeru BokudaSumiko MikamiShunsuke Sawada

 

Un “must have” per gli tutti amanti dell’ estremismo gastro/visivo su schermo. Kichiku Dai Enkai non è solamente l’ ennesima riprova dell’ eccellenza dei nipponici in fatto di cinema degli eccessi. Non è “solo uno splatter”, ma la genuina espressione di malessere e di sfiducia verso l’ esistenza e il mondo degli adulti, un grido di rabbia, luogo dove il creativo trova sfogo rinchiuso in una società asfissiante e inquadrata. Il lungometraggio nasce, infatti, dalla mente del giovane ventitreenne Kazuyoshi Kumakiri quando si trovò a dover girare un film da consegnare come esame di laurea, all’ Accademia dell’Arte di Osaka. Egli stesso racconta che in quel periodo era un ragazzo molto frustrato (l’aveva appena lasciato la fidanzata) e voleva convogliare questo malessere interiore dando una sua personale interpretazione alle immagini di violenza viste in TV quando era ragazzino e in particolare all’ episodio storico di Asama Sanso. Nel 1972 un commando di rivoluzionari di sinistra prese delle persone in ostaggio in un motel dietro al monte Asama, dopo aver ucciso 14 amici del loro stesso gruppo politico. Ma nel cinema di Kumakiri c’è indubbiamente l’ influenza del cinema rivoluzionario giapponese degli anni ’70, su tutti Koji Wakamatsu. Nei film controversi di Wakamatsu è quasi regola, infatti, vedere il sesso usato come strumento di potere o di sottomissione, elemento chiave della vicenda descritta della vicenda raccontata in Kichiku. Una pellicola, questa, che ottenne un successo inaspettato. I personaggi sembrano rappresentare, ciascuno, diversi aspetti dell’ anima del Giappone, come varie personalità di una società malata ed esaurita. Penso principalmente alla figura del ragazzo di poche parole che rappresenta l’ outsider del gruppo, l’ osservatore esterno che spicca per senso dell’ onore e riservatezza, unica figura che si tiene fuori dalla dissolutezza, come un moderno samurai. Nel film sono espressi tutti i dubbi e le contraddizioni che un giovane vive, temi forti sull’ alienazione del singolo: “Che cosa si è disposti a sacrificare di sè stessi per essere parte del gruppo?”. Tutto questo presentato visivamente in un grottesco e spietato bagno di sangue. Da recuperare assolutamente per accrescere il proprio bagaglio culturale.

Curiosità: 
Da non confondersi con Kichiku – Il Demone in Pieno Giorno

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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