PHANTOM OF REGULAR SIZE – MOSTRI DI MEDIA GRANDEZZA

Un serial killer si aggira per la città. Un individuo (Tomorô Taguchi) è convinto di subire lentamente una mutazione in mostro d’ acciaio. Dopo la terribile conferma dei suoi sospetti a spese della sua fidanzata, un ragazzo (Shin’ya Tsukamoto) irrompe a casa sua controllando i suoi movimenti con la mente, e rivelandogli la spaventosa verità.

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Lingua: SUB  /
(sottotitoli opzionabili nel file)

Titolo originale: Futsû saizu no kaijin
Anno: 1986 I Paese: Giappone
Regia: Shin’ya Tsukamoto
Attori:  Kei FujiwaraNobu KanaokaTomorô Taguchi 
 

1986, un ventiseienne Tsukamoto sente il bisogno tremendo di comunicare il suo stato d’animo a più persone possibili, ed il mezzo cinematografico è la soluzione più semplice; per essere onesti Tsukamoto è già dagli anni 70 che girava piccoli corti, soprattutto dopo aver fondato (durante gli anni universitari) il Kaiju Theatre, tuttavia è con questo lavoro che si incomincia ad intravedere tutto il talento visivo e contenutistico dell’autore; inoltre il giovane regista è riuscito a mescolare le sue due grandi passioni: cinema dei mostri e universi del cyberpunk.

L’incipit presenta in maniera lampante una bella fetta della poetica di Tsukamoto, che ritroveremo nei suoi lungometraggi (questo corto è una sorta di preparazione a Tetsuo del 1989, suo primo lungometraggio). Il corto si apre con su un classico salaryman, in bagno, che sembra essere in shock anafilattico (in realtà stiamo assistendo alla prima fase della sua trasformazione in una creatura metallica), il tutto ripreso con uno stile visivo aggressivo, alternato ad una serie di immagini che riprendono in fast motion una marea di giapponesi impegnati nella loro quotidianità (ad esempio prendono la metrò per andare al lavoro); soggetti spersonalizzati, sembrano quasi degli automi.

Il significato del corto è molto forte, una vera bomba ad orologeria, pronta ad esplodere contro le rigidi convenzioni sociali della società industriale, il tutto è una metafora dell’uomo ridotto ad ingranaggio produttivo; metafora che prende forma e vita (in Tetsuo il tutto verrà affrontato in maniera ancora più chiara). Impossibile non citare la parte centrale del corto, quando il nostro protagonista viene inseguito da una misteriosa ragazza, qui Tsukamoto ci delizia con la tecnica dello stop motion iper-velocizzato, unito ad un montaggio abbastanza epilettico; vero e proprio trip metallico.

Molto bello anche il finale, quando il malcapitato termina la sua mutazione, trasformandosi in una sorta di cannone umano: « Il mondo sarà presto fuoco e zolfo, massacro totale».

Piccola chicca: Tsukamoto si ritaglia un ruolo per nulla secondario….Corto da vedere assolutamente, per incomiciare a comprende nel profondo  un autore fondamentale del moderno cinema giapponese; Tsukamoto è considerato uno dei padri della rinascita del cinema nipponica, in quel momento in forte crisi (anni 80).

Scritto da Andrea Venuti


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