IL SANGUE DI DRACULA

Alla piccola Akiko, cui i genitori hanno raccomandato di lasciare la spiaggia dove sta giocando e di tornare a casa prima del calar delle tenebre, sfugge il cagnolino Leo. Dopo una lunga corsa, la bestiola si rifugia in una vecchia casa isolata nascosta dalla vegetazione. Akiko evita un uomo anziano che le si para innanzi senza parlare, entra nell’edificio e si avvicina a una donna voltata di spalle, immobile di fronte al pianoforte. Chiamata e toccata dalla bambina, la donna, col volto bianco e gli occhi fissi, si volta lentamente e ricade come se fosse priva di vita. Sulle scale appare un vampiro (Shin Kishida) coi denti sporchi di sangue e gli occhi fosforescenti. Diciotto anni dopo, Akiko (Midori Fujita) è una pittrice che vive in una casa isolata su un lago, insieme alla sorella Natsuko (Sanae Emi). Ha messo su tela quello che considera essere stato solo il brutto sogno di una bambina: un enorme occhio spaventoso, nel tramonto infuocato, sopra uno specchio d’acqua oltre la vegetazione. Nella non lontana casa di Kyusaku, un conoscente delle due ragazze, viene consegnata una pesante cassa. Questi la apre e vi trova una bara. L’uomo crede ad uno scherzo, ma è l’inizio di un nuovo incubo.

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Titolo originale: Noroi no yakata: Chi o suu me
Anno: 1971 I Paese: Giappone
Regia: Michio Yamamoto
Attori:   Ramón GayRosita ArenasCrox Alvarado
 

IL SANGUE DI DRACULA è una brutta produzione giapponese targata Toho, la stessa casa che con più successo realizzava i Godzilla e Kaiju Eiga vari. La storia è debolissima e cerca di adeguarsi al cinema vampiresco occidentale, che in quel periodo viveva un momento florido. Il problema principale è sicuramente il ritmo soporifero, che come un mattone sulle palpebre non perdona.

Sceneggiatura precisa ma abbastanza ingenua, con molte lungaggini e particolari inverosimili (immaginate di ricevere una bara per posta), che non vanno mai a fondo e non lasciano il segno. La carenza di effetti speciali e la povertà dell’insieme si fanno sentire e, a parte un po’ di sangue che scorre fra i canini dei non morti e una trasformazione finale non c’è molto altro da segnalare.

Attori scialbi, recitazione di maniera e risoluzione finale scontata rendono questo piccolo film noioso e, fondamentalmente inutile. L’unica parte un po’ più suggestiva è l’incontro col vampiro mentre la storia volge al termine, quando la ragazza si deve battere con la sorella vampirizzata, carica di odio e di un’invidia accumulata nel corso degli anni.

Poca roba, IL SANGUE Di DRACULA è purtroppo destinato a deludere anche i più ferrati appassionati del genere…

Curiosità: la distribuzione italiana, forse per vendere meglio il film, attribuì in maniera fittizia la regia a Stuart Rosenberg.

Recensione da Club Underground

 


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