IL POZZO DI SATANA

Un ricco uomo d’affari lascia in eredità ai suoi avidi parenti un’antica villa. Sulla residenza, però, sembra gravare una maledizione che a poco a poco semina morte e terrore sugli eredi.

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Titolo originale: Kaidan semushi otoko
Anno: 1965 I Paese: Giappone
Regia: Hajime Satô
Attori: Kô NishimuraYûko KusunokiHarold Conway 

 

Kaidan Semushi Otoko, da noi conosciuto come Il pozzo di Satana [titolo americano House of Terrors], è un film orientale del 1965, distribuito in DVD da CG Home Video, che è dichiaratamente un omaggio al cinema horror italiano di vecchio stile, con un occhio di riguardo al gotico, strizzando l’occhio a due maestri del genere: Mario Bava e Antonio Margheriti [sono chiari i rimandi a Danza macabra, 1964, e Operazione paura, 1966].

Non fatevi ingannare dal nome del regista, Richard Goodwin, che è in realtà lo pseudonimo di Hajime Sato, probabilmente dettato dalla moda di quegli anni, per la quale i registi, i cantanti o gli attori sceglievano nomi anglo-americani per avere più chance. Torna la casa infestata, stavolta di proprietà del signor Mitake, un uomo che, per cause non ancora accertate, è impazzito.

Affetto da una malattia irreversibile, Chonin Mitake muore cercando, non riuscendoci, di rivelare qualcosa di estremamente importante al medico che lo assisteva. Proprio la notte del trapasso, la moglie Yoshi sogna la morte del marito, ed è da subito convinta che ci sia qualcosa di oscuro dietro quella morte, soprattutto quando sente uno scricchiolio provenire proprio dalla bara del marito.

L’atto di proprietà di Mitake prevede la cessione alla moglie di una grande villa, che era appartenuta in passato al barone Tominaga, che morì in circostanze drammatiche nella sua stessa villa, rinchiuso in un pozzo da quella che credeva essere la sua compagna. Yoshi si reca alla villa con il suocero, il prof. Arashi Mitake, sua figlia Ohara, il dottor Yamashita, l’avvocato Daimyo e Suzy Akemi, amante di Chonin.

Appena giunta in casa, Yoshi viene attaccata da un corvo [si distingue il filo che lo regge], mentre altri corvi volano intorno alla casa [palese il rimando a Gli uccelli di Hitchcock, di due anni precedente]. Dal momento del suo arrivo, Yoshi sente costantemente ridere.

Il sospetto che in casa ci siano spettri si concretizza sempre di più, e l’unico a condividere questo pensiero con Yoshi è il dottor Yamashita, che crede che la spiegazione della pazzia di Chonin sia da cercare proprio nelle mura della casa, nella quale, molto presto, si succederanno diversi omicidi. È invece proprio il dottor Mitake ad irritarsi di fronte a queste considerazioni, lui che non ha mai creduto al soprannaturale. Che sia lo spirito del barone ad uccidere tutti? La verità la conosce solo il gobbo, fratello di Tominaga, che gli intima, anche da morto, di non tradirlo mai finché vivrà.

Il pozzo di Satana è un film ingiustamente caduto nel dimenticatoio, che sfrutta una bella fotografia [di Buster Egon] per mostrare un’ambientazione gotica molto suggestiva e cupa. Goodwin/Sato è attento a mostrare gli interni della villa, dalla cantina al pozzo di Satana, dalle spoglie stanze ai corridoi impervi, per poi confondersi con la vegetazione del bosco, nel quale sono sepolte alcune povere vittime.

In Il pozzo di Satana la componente erotica è molto forte e inusuale, e più si va avanti più si fa marcata, impennandosi nella scena in cui il barone di Tominaga, dal pozzo, è costretto ad assistere al rapporto sessuale della sua donna con il suo amante. I personaggi, a parte il gobbo e Yoshi, fanno solo da cornice, mentre viene lasciato un alone di mistero sul dottor. Mitake, sul quale pende l’accusa di aver vivisezionato i prigionieri nella guerra in Cina, e che, indifferente al dolore di Yoshi, la corteggia spudoratamente.

Recensione da In Genere Cinema


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