APOCALYPSE DOMANI

La sconvolgente esperienza del Vietnam ha trasformato in psicopatici cannibali tre reduci americani che ora seminano terrore ad Atlanta. Per di più le persone che ne subiscono i morsi vengono contagiate, trasformandosi a loro volta in mostri.

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Titolo originale: Apocalypse Domani
Anno: 1980 I Paese: Italia, Spagna
Regia: Antonio Margheriti (accreditato come Anthony M. Dawson)
Attori: John SaxonElizabeth TurnerGiovanni Lombardo Radice
 

Nella prolifica filmografia di Margheriti possiamo trovare incursioni in tutti i generi (o quasi): dal giallo alla fantascienza, dall’horror gotico al war movie. “Apocalypse domani” è un horror allucinato (e allucinante) che mescola azione e sangue, cannibalismo e contagio, un’opera cruda che è diventata un cult acclamato da registi come Dante e Tarantino (ovviamente), ben diretta e con una buona dose di splatter. Nonostante l’idea di partenza sia eccezionale, c’è qualche piccola ingenuità e qualche aspetto che poteva essere approfondito, ma resta comunque un film godibilissimo. A differenza dei cannibal movies “classici”, legati a location esotiche e tribù indigene, qui abbiamo un nuovo approccio al tema dell’antropofagia: i tre reduci del Vietnam sono affetti da un virus che infetta chiunque venga morso, il morbo dilaga quindi in un contesto urbano, si strizza l’occhio a pellicole come “Zombi” o “La città verrà distrutta all’alba”, più che a “Cannibal Holocaust” et similia, mantenendo però uno stile del tutto personale. Si vocifera che l’ispirazione per la sceneggiatura sia stata “First Blood”, il libro da cui, due anni dopo, verrà tratto “Rambo”, i due film infatti presentano alcuni punti in comune. Molto convincenti le interpretazioni di John Saxon, ma soprattutto di Giovanni Lombardo Radice (che sì, anche qui fa una brutta fine, in una delle scene più famose del film). Da notare nel cast anche Tony King, attore presente in numerosi film di blaxploitation e b-movies italiani (alcuni proprio di Margheriti). Musiche incalzanti e ben curate; ottimi poi, come al solito, i truculenti effetti speciali di Giannetto De Rossi. Un pizzico di tensione in più e una maggiore cura per alcuni piccoli particolari di sceneggiatura lo avrebbero reso un capolavoro, ma in fondo, film del genere si amano proprio per quello che sono o che non sono.

Scritto da Alfredo Squillaro [Interzona]


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