HORROR SAFARI

Un pescatore e un bambino scompaiono in mare in California; ne vengono ritrovati i cadaveri straziati. Mentre la lista delle vittime si allunga, si scopre che responsabile è un’enorme piovra, impazzita a causa degli ultrasuoni emessi dalle apparecchiature usate per costruire un tunnel sottomarino.

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Titolo originale: Horror Safari
Anno: 1982 I Paese: Hong Kong
Regia: Alan Birkinshaw
Attori: Stuart WhitmanEdmund PurdomWoody Strode

Conosciuto anche come Safari Senza Ritorno

Già dal titolo potremmo farci delle domande del tipo “Perché Horror??” dal momento che si tratta di un film di avventura con qualche risvolto thriller? La risposta in questo caso è semplice, per accorpare questa ciofeca italiana al filone cannibal anche se di cannibalistico non ha assolutamente nulla. Giusto qualche tagliatore di testa nella parte iniziale dove vediamo alcuni soldati giapponesi della Seconda Guerra Mondiale che s’infrattano nella giungla filippina per nascondere delle casse piene d’oro e vengono assaliti dai selvaggi. Nello scontro il regista neozelandese Alan Birkinshaw ci offre qualche scena splatter ma l’orrore che si vorrebbe nel titolo viene qui mitigato dal ridicolo, sopratutto nelle urla dei selvaggi mutilati che sembrano frignare come neonati (leggasi “doppiaggio fatto alla cazzo”).  All’assalto sopravvivono giusto i tre ufficiali giapponesi responsabili dell’occultamento, i quali giurano di non tornare più in quel luogo ma siccome sono “giuramenti di Pinocchio”, uno viene ucciso dal faccendiere Edmund Purdom per appropriarsi della mappa, un altro si fa karakiri (in una sequenza molto dettagliata e sopratutto lentissima). Il terzo, uno brutto ciccione idiota che non fa altro che ridere tutto il tempo, invece si accorda per il 25% e la caccia all’uomo può iniziare. Al gruppo si aggrega anche un ricco faccendiere, la figlia bonazza e il servo nero e ovviamente il bell’avventuriero dai sani principi, solo che in questo caso l’eroe viene interpretato da uno Stuart Withman ormai in piena decadenza, il quale di bello non ha assolutamente nulla ma sopratutto sembra mio nonno e fa un certo effetto vederlo limonare con la biondazza carina (Sembra una scena di Lolita). A loro si aggiungono un filippino e la moglie interpretata da Laura Gemser che seppur ancora in forma, mostra già i primi segni dell’invecchiamento, a quel punto ci si chiede se era proprio necessario mostrarcela nuda nell’imbarazzante scena del laghetto con cascata dove ci espone due chiappe in evidente inizio cellulitico, pallido ricordo della dea esotica che fu. La scena poi si commenta da sola, la vediamo infatti nuotare placidamente finché ad un tratto… Pam! Inizia ad agitarsi in ralenty nell’acqua e senza alcun motivo muore. Altra morte imbarazzante e quella della guida indigena che va al fiume a sciacquare una tazza. Si avvicina un coccodrillo, apre la bozza in ralenty e Pam! Spariscono tutti, sia la guida che Purdom impegnato lì di fianco a farsi la barba. Il resto del film ricalca poi la trama di “10 piccoli indiani” ma con una sciatteria e lentezza tale da lasciare basiti, il nero casca da un ponte mentre cerca di aiutare il ciccione giapponese, il filippino viene morso da un serpente e gli casca la tenda addosso, arriviamo poi al duello finale con l’inevitabile cattivo che cerca di prendersi l’oro tutto per sé, anche qui il ralenty arriva da dietro le spalle cercando di mascherare goffamente il nulla, elemento quest’ultimo, preponderante in questa pellicola, nata e cresciuta malamente per sfruttare il periodo in cui il cinema italiano si era spostato nelle foreste equatoriali.

Scritto da Il Dottor Satana [Odorama Exploitation Movies]


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