POLIZIOTTO A LOS ANGELES

Quasi l’intero ufficio di consulenti fiscali è in affari con dei killer professionisti, tranne Paul Damone. Questi, che è il più importante testimone contro Louis Sarazin, un pericoloso gangster, non sà che proprio uno dei suoi colleghi è solito riciclare i soldi sporchi del bandito… In questa situazione così delicata il più bravo cacciatore di taglie, suo fratello (Lorenzo Lamas), viene a fargli visita.

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Titolo originale: Bounty Tracker
Anno: 1993 I Paese: U.S.A.
RegiaKurt Anderson
Attori:Lorenzo LamasMatthias HuesCyndi Pass
 

Nel 1993 Kurt Anderson, mestierante che aveva dimestichezza nel girare prodotti direct-to-video, fa uscire questo “Bounty Tracker” o “Poliziotto a Los Angeles”, film che vede come protagonista il mio amato Lorenzo Lamas nei panni di Jonathan “Johnny” Damone, un cacciatore di taglie che, secondo quanto ci viene narrato nella pellicola, “facilita gli arresti alla polizia”. In quegli anni, era impossibile non girare film tamarri e trash e questo è uno di quei tanti, che tra l’altro fa da preludio a Lorenzo Lamas che poi sarebbe divenuto celebre per la saga “Renegade”, dove anche lì interpreta il rinnegato cacciatore di taglie Reno Raines. La serie “Renegade”, comunque, andava già in onda dal ’92. Certamente non c’è qualità registica nelle mani di Anderson, ma sicuramente c’è la capacità di mandare avanti un film costruito su una trama misera e sulla sceneggiatura di una donna, tale Caroline Olson, che tra l’altro ha scritto solo la sceneggiatura di questo film e poi credo abbia rinunciato. Alcune scelte registiche nel film non sono assolutamente concepibili e nelle sceneggiatura appunto ci sono parti talmente senza senso e trash che fanno ridere veramente tanto. Il livello di recitazione poi è scrausissimo, come sempre, ai limiti del credibile, in primis proprio la recitazione del nostro Lamas che, come di consueto in queste pellicole, è protagonista assoluto. In particolare vorrei menzionare due scene che secondo me rappresentano il punto cardine dell’inverosimilità di questa pellicola. La prima scena è quella in cui una (palese) e fintissima avvocatessa (che tutto sembra tranne che avvocatessa) visita il suo cliente in prigione. Dove volete che avvenga la visita? Nella stanza in cui i due parlano attraverso il telefono divisi da uno vetro? Ma ssolutamente no, parlano direttamente nella cella! L’altra scena è presente nella parte finale e il protagonista di questa assurda sequenza è un ragazzo, alleato di Jonathan Damone, che è stato chiuso dentro un auto in uno sfascia carrozze e ad un certo punto, dopo aver ripetuto per chissà quante volte “aiuto”, urla: “ma perchè la PORTA non si apre?!”. Evidentemente anche l’attore, vista l’incredibilità di questa scena, era in preda al panico e spontaneamente ha pronunciato questa frase. Il vero punto di forza di “Poliziotto a Los Angeles”, però, è quello di avere come angonista il mastondontico e con la faccia da bruto Matthias Hues, biondissimo attore presente quasi come un prezzemolo in tutti questi action-movie a basso costo che uscivano tra la fine degli anni ’80 e il corso degli anni ’90. La sua presenza, in un film, invita sempre e comunque alla visione. Le coreografie dei combattimenti, comunque, devo ammettere che sono molto belle e ben fatte. Come al solito inoltre le battute di Lorenzo (che sono di una demenzialità e di una scemenza unica) sono impagabili. Il finale sentimentalista e buonista, tra l’altro, mi mancava. Praticamente se avete la nostalgia di quegli anni, se avete la nostalgia di questi film e soprattutto se volete vedere Lorenzo Lamas alla guida perenne di una Porsche Carrera bianca e truzza, questo film fa al caso vostro. Il chopper qui non è presente, quindi accontentiamoci della vettura di colore bianco. Chapeau!

Scritto da Giuseppe Rocca [Filmaniac]


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