LA CLINICA DELL’AMORE

Lo stress causato dalla frenetica vita moderna, porta ormai sempre più spesso all’insorgenza di problemi relativi alla sfera sessuale. Se anche voi vi trovate in questa situazione, non esitate a recarvi a Tokyo e a chiedere della Ogenki Clinic. Qui il famoso Dottor Sawaru Ogekuri e la sua deliziosa infermiera Tatase Ruko sapranno avere ottima cura di voi.

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Lingua:  SUB 
sottotitoli a cura di Dnotomista
[la visione è riservata ad un pubblico maturo]

Titolo originale: Ogenki kurinikku: Tatte moraimasu
Anno: 1988 I Paese: Giappone
Regia: Mototsugu Watanabe
Attori: Mako TakigawaYukijirô HotaruKyôko Hashimoto
 

Sono sconvolto. Non tanto per le scene di sesso, tra l’altro poco frequenti e mai esplicite, ma per l’approccio di “Ogenki Clinic”. Un film dove tutto viene preso per buffonerie, dove il sesso ha lo scopo di divertire perchè per piacere e provare piacere bisogna saper giocare con il proprio corpo, con la perversione.

“Ogenki Clinic” dimostra il talento dei cineasti giapponesi di fare film erotici senza cadere nella pornografia più pecoreccia. Ecco perchè gran parte dei pinku (senza considerare i fasti alti e autoriale del genere, come l’immancabile Wakamatsu e, all’opposto, “cose” come “Female Market”) degli anni ’80 si rivelano film estremamente divertenti, con un connubio assurdo tra piacere e risate.

L’approccio di “Ogenki Clinic” (ispirato da un manga hentai di successo) è la creatività, la capacità di porre su pellicola le più assurde, surreali, perversioni, così al di là del preconcetto realistico da sembrare quasi un giro sulle montagne russe. Ecco, se ci fosse un’espressione ideale per definire questo film sarebbe “Il Lunapark Della Patata”

Buffo, spregiudicato, ma al contempo anche feroce e selvaggio, “La Clinica Dell’Amore” sembra quasi anticipare l’aspetto comico-grottesco dell’erotismo che si vedrà, poi, nell’iperbolico, hongkongese “Sex Is Zen” . Ecco che, quindi, un uomo con dei seri problemi al pene (diciamo che è facilmente eccitabile) si rivela in grado di sollevare una ragazza da terra con l’uso dell’attrezzo (!), dopo un duro allenamento che prevede anche rompere casse di metallo con l’uso del coso (!) e levigare il coso come se fosse metallo (!) mentre la dottoressa di turno lo incita alla forza del caz.zo (!).

“Gli uomini pensano con l’attrezzo ed è dunque lì che devono porre la loro forza”

La trama del film è semplice e geniale e funge, quasi, come critica della società odierna: stressata e stressante, che pare aver dimenticato i piaceri semplici della vita. La riscoperta della vitalità dell’uomo sembra, quindi, trovare sbocco solo nel piacere corporale, in quanto la mente è distrutta dall’epilettico ritmo della società moderna.

La regia, come da copione per i pinku anni ’80, è quasi amatoriale e con una fotografia non curata, ma il film diverte parecchio, grazie anche ad un cast simpaticissimo e alla capacità singolare di divertire ed eccitare con poche, semplicissime, inquadrature. In conclusione: assolutamente non un capolavoro e di componente culturale di livello pressocchè nullo, ma comunque un film meno brutto di quanto si possa pensare.

Scritto da Ciaby [Filmscoop.it]


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