ÇÖL (LO SQUALO TURCO)

Un freddo killer vagabondo (Cüneyt Arkin) si mette in mezzo ai progetti di un’ organizzazione criminale. Durante la sua battaglia personale ritrova il suo amico / fratello / figlioccio e i due ritornano assieme giusto in tempo per incontrare due bellissime donne che perdono la testa per loro. La mafia e la polizia sono costantemente col fiato sul collo dei due fuorilegge.

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Lingua:  SUB 
Sottotitoli a cura di Hywel

Titolo originale: Çöl
Anno: 1983 I Paese: Turchia
Regia: Çetin Inanç
Attori:  Cüneyt ArkinEmel TümerSalih Kirmizi



Gli appassionati di film brutti conosceranno sicuramente tutto quello che la parola turksploitation può generare in una mente affamata di trash, ed è quello che noi appassionati di cattivo gusto su pellicola, pretendiamo e aneliamo quando, con gaudio ed entusiasmo, leggiamo il nome di Çetin Inanç e di Cüneyt Arkin. Soprattutto (ed è questo il caso) quando entrambi questi mostri sacri lavorano assieme scrivendo addirittura la sceneggiatura del film a quattro mani. Il regista Çetin Inanç con Çöl fà incetta di ruberie a destra e a manca dal cinema occidentale, ad esempio per la colonna sonora ruba sia la famosa Eye of the Tiger di Rocky (abusandone un tantino), sia la famosa sinfonia della doccia di Psycho, mettendola in una sequenza totalmente a caso dove non si sa chi, butta delle gomme e una rete addosso a due ragazze come se ci fosse una sorta di antifurto-meccanico-invisibile. Çöl è internazionalmente noto col nome di Turkish Jaws, ovvero Lo Squalo Turco, ma mi permetto di asserire che onestamente, solo perchè Inanç usa un paio di volte lo score originale de Lo Squalo e fa attaccare Cüneyt Arkin da uno squalo di gomma (sembra veramente uno di quei materassini) non c’è bisogno di associare tutto il film al blockbuster di Spielberg perchè la storia è totalmente diversa. Si ispira più ai mafia-movie italiani e ai film di Bud Spencer e Terence Hill piuttosto che a Lo Squalo. Devo avvertirvi però, parlando della trama, che uno spettatore non abituato ai film brutti può soffrire di forti mal di testa durante la visione di Çöl perchè se è vero che c’è un reale filo logico a grandi linee, spesso e volentieri (spessissimo) le singole scene stridono fortemente tra di loro. Appaiono infatti sequenze solenni, iper-drammatiche e romantiche mentre a volte sono delle totali buffonate, a volte sono le solite scazzottate coi suoni di Final Fight (il videogame), a volte sono inseguimenti di automobili, come a volte sono discorsi che partono e non hanno nessuno che controbatte e poi finisce lì la sequenza. Ad appesantire il tutto un montaggio isterico, frammentato e ossessivo anche nelle scene dove non c’è alcun bisogno di cambiare inquadratura ogni mezzo secondo. Detto questo non posso esonerarmi nell’ elogiare Cüneyt Arkin, sempre un grande attore con un’ espressività unica che riesce a catturare l’ occhio e la mente dello spettatore anche se recita in una gigavaccata come questa. E anche Çetin Inanç questa volta ha almeno voluto imbastire qualcosa di più ragionato rispetto alle sue produzioni più famose, nonostante i suoi evidentissimi limiti e alla moltitudine di personaggi inutili che appaiono e scompaiono durante il film lasciando lo spettatore vittima di pop-up mentali pieni di interrogativi anche dopo ore dalla visione.
Il finale vi farà rimpiangere di essere nati.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo

Grazie a: Hywel e Francesco Vecchi


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