RUBBER’S LOVER

Incaricati dai vertici di una corporazione industriale di approfondire lo studio dei poteri della psiche umana, un team di ricercatori ha scoperto la possibilità di potenziare le onde cerebrali per mezzo di droghe sintetiche e dell’energia sprigionata da un avveniristico macchinario computerizzato. Le persone sottoposte agli esperimenti, scivolano però dalla pazzia alla morte, dimostrando l’elevatissimo rischio del trattamento e la società taglia i finanziamenti ordinando la sospensione del progetto. Ma gli scienziati, convinti di essere ormai prossimi al traguardo finale, continuano il lavoro e, asserragliati nel laboratorio, costringono un loro recalcitrante collega e una dipendente della ditta a sottoporsi ai test.

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Lingua:  SUB 

Titolo originale: Rubber’s Lover
Anno: 1996 I Paese: Giappone
Regia: Shozin Fukui
Attori:  NaoNorimizu AmeyaYôta Kawase
 

Fukui Shozin deve essere rimasto veramente sconvolto dalla visione di Tetsuo, dal momento che sia la sua opera d’esordio “964 Pinocchio” e questo “Rubber’s Lover” richiamano le atmosfere post-punk-cyber-industrial del maestro Shinya Tsukamoto. Iniettato da un cupo bianco e nero il film si snoda tra deliri narrativi, visioni psycho-cinematiche e personaggi al limite dell’umano. Nelle prime sequenze vediamo subito una specie di infermiera che passa il tempo a leccare un tipo legato che urla come una scimmia. Poi ci si addentra tra le maglie di un assurdo esperimento per liberare poteri psichici da una cavia umana vestita in stile fetish e legata strettissima, imbottita di una droga chiamata “etere” (ma che non fa per niente venire la vocina!) e attraverso un macchinario composto da gigantesche casse audio chiamato DDD bombardata da ultrasuoni al fine di stabilizzare il bulbo oculare ripreso da uno schermo attaccato all’occhio.

I risultati iniziali non sono incoraggianti visto che la cavia esplode e i due scienziati pazzi schizzati, uno con il culto dei propri muscoli che gira sempre in slip e calzini, l’altro che passa il tempo a inserire nastri e a schiacciare pedaliere e distorsori per chitarra elettrica, devono ripiegare su una nuova cavia a cui applicano un enorme casco in puro stile “cura ludovico” con tanto di dolorosissimi serra palpebre. Di più, i loro finanziatori minacciano di sospendere tutto e inviano una dipendente per avvisarli. I due pazzi però la rapiscono e la stuprano mentre danno vita al nuovo esperimento in cui l’etere viene addirittura iniettato via anale attraverso un gigantesco pistolone a pompa.

L’esperimento riesce ma la cavia Shimika si trasforma in un assurdo essere con due schermini  LCD fissati alle anche che inquadrano i due bulbi oculari ondeggianti, tutto vestito con tuta nera in lattice e un casco composto da materiale ferroso riciclato qua e là. Poi tutto degenera tra luci stroboscopiche, cavi che oscillano, bava schiumosa e spruzzi di sangue dappertutto. Difficile seguire la trama che verso la fine diventa un puzzle assurdo di situazioni e visioni psichedeliche. Di certo più della storia, affascina la componente visiva di quest’opera che recupera e costruisce attraverso la spazzatura industriale nuove architetture deliranti, montate ad arte per generare immagini da incubo. La recitazione sopra le righe raggiunge livelli camp imbarazzanti, tutti urlano come pazzi, si agitano e dicono cose deliranti. Praticamente un film perfetto se lo guardi senza audio.

Scritto da Il Dottor Satana [Odorama Exploitation Movies]


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