GRINGO – STORIA DI UN TOSSICO

Docufiction sulla vita di un tossicodipendente, John Spacely, che a bordo del suo skateboard percorre le vie più degradate della Lower East Side di New York, cercando di procurarsi la droga o i soldi per comprarla. Per realizzare il film, Kowalski ha passato tre mesi in compagnia di Spacely, riprendendolo giorno e notte nelle varie situazioni che si presentavano: l’iniezione della dose giornaliera, le conversazioni in strada, i locali notturni frequentati da John, i suoi amici tossici.

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Lingua:  SUB
Sottotitoli a cura di Francesco Vecchi (SubItaFrancescoVecchi)

Titolo originale: Story of a Junkie
Anno: 1985 I Paese: U.S.A.
Regia: Lech Kowalski
Attori:  John SpacelySteven ShinglesClaude du Sorbier

Lech Kowalski, regista americano dalle chiare origini polacche, è considerato a ragione uno degli esponenti di punta del cinema underground d’oltreoceano. Di lui conosciamo soprattutto il documentario “D.O.A.” (1980) – una testimonianza fondamentale sulla nascita e il declino del movimento punk – con interviste esclusive a Sid Vicious e Nancy Spungen (catturate durante il primo tour americano dei SexPistols). Kowalski si autodefinisce un outsider, un ribelle che ama girare storie legate a individui vicini o allineati a lui, motivo per il quale la sua telecamera l’abbiamo sempre ritrovata puntata su celebri personaggi controversi o su semplici reietti della società.
“Story Of A Junkie” curiosamente è stato prodotto dalla Troma, ma non si tratta dell’unico caso in cui la casa di Lloyd Kaufman abbia preso a cuore una pellicola lontana dal taglio splatter-demenziale degli altri suoi titoli. Ci sono infatti alcune similitudini tra questo lavoro di Kowalski e il devastante “Combat Shock” (1984) di Buddy Giovinazzo, a cominciare dallo squallore urbano in cui sono ambientate le vicende. Anche questa volta ci troviamo nei luridi bassifondi di New York, dove un tale John Spacely (detto Gringo) è alla ricerca della sua dose quotidiana: la mdp segue il protagonista praticamente ovunque, senza mai arretrare davanti alle scene più fastidiose (se siete sensibili agli aghi che si infilano sottopelle, forse “Story Of A Junkie” non è il film che fa per voi!). Il regista resta fedele al suo stile documentaristico, anche se non tutti gli avvenimenti vengono ripresi in maniera naturale, una ricostruzione tutto sommato interessante di un tragico (sotto)mondo che durante gli 80s si contrapponeva in maniera paradossale alla patina dell’american dream tanto decantato sotto la presidenza di Ronald Reagan.
Lech Kowalski non prende posizione e ci trascina giù nel baratro insieme ai vari personaggi (tutti drogati e spacciatori), una realtà brutale che in qualche modo richiama persino quanto realizzato dal nostro Claudio Caligari per “Amore Tossico” (1983), senza però quell’ironia amara che serpeggiava tra le strade di Ostia. Lo stesso John Spaceley morirà nel 1993 dopo aver contratto il virus dell’HIV (è un destino irreversibile quello che accomuna i protagonisti di queste pellicole).
In una recente intervista italiana raccolta da Repubblica XL, il regista statunitense racconta così l’esperienza di “Story Of A Junkie”: “far parte di quella scena è sempre stato un po’ eccitante. Provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza. In fondo il protagonista era la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely ha aperto per me delle porte che non avrei mai potuto aprire da solo. Lo ringrazio per questo”. Ecco perché, prima di esaltarsi per i droga-movies di successo come “Trainspotting” (1996), non sarebbe male riscoprire alcune opere come questa in esame, sicuramente non impeccabile per tanti motivi ma assolutamente degna di attenzione.

Scritto da Paolo Chemnitz (Cinema Estremo)


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