THRILLER: A CRUEL PICTURE

Una bambina, Frigga/Madeleine (Christina Lindberg), viene violentata in un parco da un pedofilo: il trauma la fa divenire muta. La ragazza cresce nella fattoria dei genitori, ma un giorno viene rapita da un uomo, Tony, che la fa divenire un’ eroinomane, per poi diventare il suo magnaccia. Dopo aver ferito uno dei suoi clienti per rifiuto, Tony le cava un occhio con un bisturi per punizione. La ragazza decide così di risparmiare del denaro per comprare armi, imparare a guidare e alla fine avere la sua vendetta.

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Lingua: SUB
[la visione è riservata ad un pubblico maturo]

Titolo originale: Thriller – en grym film
Anno: 1973 I Paese: Svezia
Regia: Bo Arne Vibenius (accreditato come Alex Fridolinski)
Attori:  Christina LindbergHeinz HopfDespina Tomazani
 

Uno dei rape and revenge più rappresentativi, fondamentale per l’approccio al genere, un cult che ha ispirato non poco registi come Tarantino e Abel Ferrara.
Madeleine è una ragazza diventata muta dopo essere stata violentata da bambina. Vive con i suoi genitori in una fattoria, finchè un giorno viene adescata da un viscido pappone, il quale la rende schiava dell’eroina e la costringe a prostituirsi. Dopo innumerevoli traumi e umiliazioni, Madeleine pianifica la sua vendetta.
Già dall’incipit, sconvolgente e brutale nonostante la violenza sia (quasi) suggerita (l’unica inquadratura è sulla faccia del vecchio pedofilo, ma è sufficiente a far rabbrividire), si capisce di essere di fronte ad un film duro e crudele, proprio come recita il titolo.
La visione del mondo che ci propone il regista è cupa e pessimista, la dolcezza e il candore di Madeleine vengono presi a calci da esseri viscidi e subdoli verso cui non si può che provare odio, esattamente come farà la protagonista. La dolce e graziosa Madeleine viene brutalizzata in ogni modo possibile, viene privata di ogni affetto e di tutte le persone a lei care, per poi trasformarsi in una belva sanguinaria, fredda e spietata. Durante il film si assiste al cambiamento graduale della protagonista, che accompagna lo spettatore nelle tre parti in cui è suddiviso il film: la prima, dedicata alle umiliazioni e alle violenze fisiche e psicologiche subite da Madeleine, la seconda, in cui vengono mostrati gli addestramenti della ragazza, ormai decisa a regolare i conti con i suoi aguzzini, e la terza, dedicata alla vendetta.
La prima parte del film è la più disturbante in quanto assistiamo impotenti alle torture perpetrate ai danni della povera e indifesa Madeleine, mentre la vendetta, sebbene meno truculenta di quanto ci si aspetti, omaggia il western e il cinema d’azione. Siamo di fronte all’ exploitation pura: stupri, droga, kung-fu, sparatorie, rallenty alla Castellari, il tutto contornato da un’ atmosfera malinconica tipica del cinema nord europeo. Un film davvero unico nel suo genere, non è difficile comprendere infatti perchè sia diventato un cult. Il personaggio di Madeleine è la prima icona femminile del rape and revenge. Thana de “L’angelo della vendetta” è sicuramente figlia di Madeleine, così come lo è la Elle Drive di “Kill Bill”.
Vibenius confeziona un prodotto davvero niente male, e lo fa con una buona regia (nella scena del combattimento con i poliziotti il rallenty è un po’ troppo lungo, va detto) e alcune inquadrature notevoli, preparando lentamente lo spettatore alla catarsi.
Un film che ogni amante del cinema estremo dovrebbe vedere.

Scritto da Alfredo Squillaro [Interzona]


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