NIGHTFORCE

Carla (Linda Blair) è shockata quando viene a sapere che la sua amica viene rapita da un cartello messicano. Si reca da suo padre, un senatore degli Stati Uniti, con l’ aiuto dei suoi amici e di innumerevoli armi attraversa il confine per una missione di salvataggio.

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Titolo originale: Nighforce
Anno: 1987 I Paese: U.S.A.
Regia: Lawrence David Foldes (accreditato come Lawrence D. Foldes)
Attori:  Linda BlairPat PaulsenJaye P. Morgan
 

Abbiamo già avuto il disagio di parlare di un film diretto da Lawrence David Foldes, il mediocre I vendicatori della notte, il film sui vigilanti meno entusiasmante e peggio girato di sempre. Con Nightforce non andiamo molto meglio e sembra che i 4 anni intercorsi dalla pellicola precedente non abbiano insegnato al regista come si giri qualcosa di almeno decente. Eppure Foldes aveva già alle spalle, nel 1980, Tuono rosso (The Great Skycopter Rescue), un war movie non buono ma digeribile, quindi le premesse per un buon film di guerra potevano starci, ma così non è stato. Nightforce è I vendicatori della notte declinato in salsa guerriglia, la stessa trama più o meno, e il medesimo, stupido sviluppo: qualcosa spinge dei ragazzi di buona famiglia a rivestire un ruolo pericoloso e mortale. Se, nel film precedente, era il desiderio di vendetta a creare i giustizieri più improbabili di sempre, qui invece è una ragazza, rapita da un gruppo di terroristi, a farli entrare in modalità Rambo senza che nessuno di loro abbia mai avuto un addestramento militare, ovviamente. Nightforce è il peggio del peggio che ci si può aspettare da una pellicola d’azione che non sa cosa sia l’azione. E’ una brutta copia dei lavori della Cannon, più povera e meno divertente. La storia, di appena 79 minuti, è debole, il ritmo lento con interminabili sequenze dove i nostri Chuck Norris bivaccano davanti ad un falò senza proferire parola. In più Foldes gira di un male che è quasi commovente: sequenze d’inseguimento poco entusiasmanti, rallenti inutili, e nessuna coreografia per le tante, interminabili sparatorie. Siamo in piena dimensione Ciro H. Santiago, ma senza la follia delle sue trame, le esagerazioni dei caratteristi filippini, solo la medesima confezione tra il miserabile e l’attonito. La faciloneria della sceneggiatura, scritta da tre persone (!!!), è qualcosa di scandaloso. Ad un certo tratto potresti persino essere motivato a pensare che si tratti di una parodia, ma, quando i protagonisti pronunciano con convinzione, troppa convinzione, frasi cretine, capisci che è solo cretineria involontaria che ambisce al serio. D’altronde come si può prendere sul serio una missione di salvataggio che nasce così alla carlona, dove una ragazza viene rapita da un commando di terroristi e portata in un paese del terzo mondo, e i suoi amici, semplicemente caricando una jeep di armi, vanno a liberarla senza sapere dove precisamente è, senza parlare una sola parola della lingua locale e soprattutto senza aver mai sparato a qualcosa di diverso da una lattina di birra su un masso.  E poi come diavolo hanno fatto a passare le frontiere armati fino ai denti? Non che vada meglio, sul versante coglioneria, ai terroristi: una manica di depravati comandati da un sosia grasso di Fidel Castro, sigaro compreso, uno che per farsi rispettare o mena schiaffi peggio di Bud Spencer o spara ai suoi uomini. In più il generale Estoban (questo è il suo nome) è un tipetto mica apposto di caveza visto che declama frasi come “Non uccido i preti” o “Qui non si stupra nessuno“, poi lo becchi coi calzoni giù mentre cerca di farsi una poveretta. D’altronde questi geni del male, oltre a non sapere sparare e mancare 9 volte su dieci i nostri giovani eroi, decidono di nascondere la loro prigioniera in una solidissima cella di bambù, sorvegliata dal nano meno fedele alla causa che si conosca. “Se ti libero mi fai uscire dal paese?” e lo vediamo scostare il cancello, neanche chiuso, e suggerire alla ragazza di fuggire a cavallo, la cosa meno sensata del pianeta. Roba che, se scappava a piedi nella foresta, poteva anche farcela e invece il nitrito dell’animale fa accorrere tutti segnando per sempre la dipartita del nostro nano buono ma scemo. Il personaggio più simpatico, anche se scritto malissimo, è quello di Richard Lynch, un attore che, dopo Invasion USA, tu, spettatore, sei sempre sul guardingo perché sai che sta fingendo, è cattivo, per forza. Invece Nightforcestavolta ci stupisce: il suo Bishop è bravo, un ex berretto verde che, senza ragione, aiuta i giovanotti a compiere l’impossibile missione. Lo vediamo arrivare in scena in una sorta di parodia dello spaghetti western mentre intima un gruppo di balordi a prendersela con lui e non con i suicidi americani. “Non fate più gli spiritosi, eh?” “Parli troppo, gringo” “Picchio ancora meglio” e puff, sberl, scatafasc ne atterra tre in un solo movimento, roba che Van Damme era ancora fermo. Poi, tra un discorso con la scimmietta che si porta sulle spalle (“Hai ragione sono dilettanti“) e un incredibile momento dove usa un flauto prima del Bill di Tarantino (“Spiazza sempre vedermi suonare, eh? Ma la musica e la guerra hanno lo stesso ritmo“), arma i cretinetti con fucili e bazooka moderni (“Vi portate con voi un arsenale da seconda guerra mondiale, ma siamo negli anni 80!“). Anche questo senza una ragione: succede perché succede, stop. Bello comunque vedere i nostri eroi (5 contro 100) sparare senza ripararsi mai, seminando morte con quell’urlo che inficia la tattica stealth che due secondi prima era stata tentata. Fanno davvero tenerezza soprattutto quando una loro bomba uccide tipo 30 uomini, mentre i cattivi sparano, fanno esplodere cose, usano il lanciamissile ma il terzomondo è spietato, non ha fornito loro occhiali perciò sono, come un samurai di Wong Kar Wai, ciechi e rivolti dalla parte sbagliata. Certo anche i nostri muoiono, ma solo dopo frasi buffe, come nel caso del ragazzo che, ogni tre per due, esclama “Sento che qui si metterà male” e poi, ad un certo punto, sorridendo dice “Sento che per la prima volta si metterà bene!” e bam, sbababam, crivellato dai colpi. Te la sei cercata, man. La regia di Foldes, inetta e incapace nelle scene d’azione, calca la mano invece sul versante tette e nudi regalando qualche momento interessante. Si concentra soprattutto a mostrare senza veli la  bionda Claudia Udy, la ragazza rapita, persino in una lunga scena sotto la doccia mentre si massaggia/palpeggia i grossi seni e, quando è il momento di rivestirla, le fa indossare una tuta da guerra così striminzita da sembrare la fantasia di un qualche porno militare. La nostra Linda Blair invece è devastata esteticamente da una capigliatura vaporosa anni 80 e non ci regala mai neppure uno scorcio delle sue ormai leggendarie bocce. Cosa imperdonabile in uno Z movie. La poverina arriva in scena, tutta figa, mentre i nostri eroi sono eccitati davanti ad una bambola gonfiabile, esordendo con la frase “Non preferite una bambola vera?“. Le sue battute sono le migliori del film senza dubbio e il suo personaggio è quello più interessante e meno stereotipato. Peccato che poi la trama la releghi a mera comparsa, quasi dimenticandola nel finale. La Blair però si impegna, come se Nightforce fosse un vero film e non lo scherzone di casa Foldes, e si suicida alla pubblica gogna cantando persino la colonna sonora, “I Still Remember”, male ma divinamente. Per il resto gli attori si adattano all’andamento della pellicola in recitazioni tra il mediocre e il pessimo, sempre con la stessa faccia truce sia che mangino salsicce al fuoco o che sparino ad un terrorista senza Dio. Tra i protagonisti riconosciamo Chad McQueen, figlio degenere dello Steve Dio del cinema, e, sullo sfondo, ingloriosamente, il Cameron Mitchel di Mario BavaSergio Corbucci e tanto western americano del periodo d’oro.

La vhs Domovideo di Nightforce, per esasperare la mediocrità della pellicola, ci regala un pessimo doppiaggio con il rumore di fondo quasi azzerato. Forse la giusta visione di merda per apprezzare la merda.

Scritto da Andrea Lanza [Malastrana VHS]


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