KOTOKO

Kotoko (Cocco), una madre single, soffre di un disturbo che le fa avere due visioni distinte di un unico soggetto. Il disturbo pischico si aggrava auto-alimentato dalle proprie paranoie e sfocia in squilibrio mentale e conseguente affidamento coatto del bambino alla sorella. Un famoso scrittore (Shin’ya Tsukamoto) si interessa di lei e se ne innamora, prendendosi la responsabilità di aiutarla nel proprio inferno di psicosi.

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Lingua: SUB 

sottotitoli a cura di Podnapsi.net / Cinesuggestions

Titolo originale: Kotoko
Anno: 2011 I Paese: Giappone
Regia:  Shin’ya Tsukamoto
Attori: Shin’ya TsukamotoCoccoYûko Nakamura
 

Kotoko è un “low budget nightmare*. Low budget perchè si tratta di un film che gira attorno, ossessivamente, ad un attore solo (Cocco), più Tsukamoto che appare decisamente in quota minoritaria. Nightmare perchè questo film è la rappresentazione visiva di un vero e proprio incubo, una discesa infernale nelle psicosi paranoiche di una donna che soffre e che crede di vedere cose che ci sono solo nella propria testa, a tratti. E poi risvegli. Come in un incubo. Kotoko è la collaborazione di due artisti affermati, la cantante j-pop Cocco da cui proviene l’ idea originale e che interpreta il ruolo della protagonista con un’ intensità ed una fisicità a dir poco mostruosi, e da Tsukamoto, che firma la regia e la fotografia. Si avvalgono di una crew minimale per realizzare questo film che per alcuni può sembrare artistoride (un pochino lo è se vogliamo essere cattivelli) , tuttavia chi è abituato al cinema di Tsukamoto non poteva non aspettarsi qualcosa del genere. Perchè dico così? Innanzitutto sono passati 22 anni da Tetsuo: Iron Man, e poi Tsukamoto non è forse il David Cronenberg giapponese? Ecco, Kotoko è l’Inseparabili (David Cronemberg) di Tsukamoto. Un film che sembra tradire tutta la spinta rivoluzionaria e visivamente originale di tutto ciò che è stato visto prima, ma lungi dal tradire lo spirito pulsante, seppur mutatosi di forma. La mutazione fisica della carne, tema centrale per entrambi i registi, subisce qui una mutazione ulteriore. La camera instabile, spesso tremolante e le sfuriate epilettiche tipiche del profeta dell’ estremismo visivo sono inconfondibili segnali di stile riconoscibili, come a livello personale questo film mi ha ricordato molto Tokyo Fist, e perchè un round lo si gioca in “violenti conflitti di coppia”, e per le facce assurdamente livide e gonfie che risultano dagli episodi di violenza. La camminata di Tsukamoto verso Kotoko, è pressochè identica a quella del medesimo, sempre verso la moglie fedifraga di Tokyo Fist. Questo film si può, senza timore alcuno, definire un film disturbante. I temi trattati sono temi drammatici, e ancora di più le interpretazioni che li esaltano. Un film che bisogna guardare preparati, con qualche sospensorio indosso, perchè può risultare un bel calcio nelle palle.

Curiosità:

  • Il film è stato presentato in anteprima in Italia al 68º Festival di Venezia, attraverso il quale ha vinto il premio come miglior film nella sezione Orizzonti.

*Low Budget Nightmares era il nome del vecchio blog prima che diventasse CINEMA ZOO.
Questa recensione è stata pubblicata l’ 11/03/2017 su Low Budget Nightmares.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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