PASTORALE – MORIRE IN CAMPAGNA

Il regista del film (Kantarô Sugaracconta un estratto della sua infanzia vissuta in campagna costellato da personaggi grotteschi e romanzati, per poi porre dei dubbi sulle proprie memorie. A questo punto decide di tornare indietro nel tempo 20 anni prima (Hiroyuki Takano) per fugare qualsiasi dubbio e parlare con il proprio sè stesso, decidendo infine di uccidere la propria madre per capire se facendolo, la sua esistenza cessi oppure no

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Lingua:  SUB 

Titolo originale: Den-en ni shisu
Anno: 1974 I Paese: Giappone.
Regia: Shûji Terayama
Attori: Kaoru YachigusaKeiko NiitakaMasumi Harukawa

Per permettere ad un occidentale di approcciarsi alla figura di Shûji Terayama è necessario accostarlo al regista spagnolo Alejandro Jodorowsky per dare un’ idea della poliedricità e della potenza artistica del personaggio. Pastoral è l’ opera più blasonata di Terayama, un vero e proprio sasso gettato nell’ acqua che ha creato onde artistiche arrivate lontano (provate a confrontare le visioni di Terayama con quelle di Suehiro Maruo). Questo film, oltre ad essere un’ esplosione di visioni tra l’ incubo e il subconscio, è un’ autoanalisi partecipata (perchè coinvolge lo spettatore direttamente) di stampo freudiano. Vi sono infatti rappresentati tipici elementi racchiusi nel trauma della pubertà come l’ uccisione della madre, l’ incontro difficoltoso col sesso, il feticismo segreto (dei capelli in questo caso) e il vouyerismo. Oltre a Freud Terayama usa Salvador Dalì e Magritte per dipingere una pellicola che lascia il segno soprattutto a livello visivo utilizzando lenti cromatiche, trucchi fotografici (porte che si aprono su dimensioni inaspettate) e tanto teatro (quindi, usando corpi che si esprimono con movimenti e danze). Ebbene, si è vero, Pastoralè nato in seno al movimento di contestazione degli anni ’70 e può essere accusato di essere eccessivamente machiavellico e intellettualoide. Eppure Terayama va salvato. Un bambino che cresce sotto i bombardamenti aerei con un padre che parte per la guerra e non torna più (perchè muore per malattia), la madre costretta ad abbandonarlo a dei parenti che lo fanno dormire dietro lo schermo di un cinema. Da giovane lo colpisce una sindrome debilitante e lui sopravvive dedicandosi al teatro. Muore a soli 49 anni lasciando molti corti sperimentali di grande potenza visiva e libri di poesie. Una vita così tormentata non può che creare un’ arte genuina che va rispettata. Il film è disseminato di haiku (brevi poesie) che Terayama scrisse in gioventù. Molto interessante il commento musicale che vive all’ interno del film come parte attiva, nella figura di J.A. Seazer un noto musicista degli anni ‘ 70 facente parte della compagnia teatrale dove lavorava Terayama, la Tenjo SajikiPastoral è come una spruzzata di Tantum verde nei polmoni, ma spruzzata nella mente. 


Curiosità: 
Den-en ni shisu”, il titolo orginale della pellicola, è anche il titolo del libro di poesie scritto da Terayama, a cui si è ispirato per girare il film.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo

 


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