LEGGE MARZIALE

La mafia russa, dopo essersi impossessata di un dischetto che contiene i cliché utilizzati dal Ministero del Tesoro Americano per la stampa dei dollari, corona i suoi sogni di onnipotenza sequestrando un TIR di banconote “in bianco”. Ma il dischetto è, nel frattempo, caduto nelle mani dell’ignaro Tommy Lee. I gangster, inevitabilmente crudeli, senza scrupoli e pronti a tutto pur di riavere l’oggetto del maltolto, rapiscono la famiglia di Tommy il quale però non cede al ricatto.

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Titolo originale: Best of the Best 4: Without Warning
Anno: 1998 I Paese: U.S.A.
Regia:  Phillip Rhee
Attori:  Phillip RheeErnie HudsonTobin Bell
 

Tommy Lee arriva alla sua ultima avventura: dopo questo Legge marziale (Best of the Best 4: Without Warning, 1998) Phillip Rhee abbandonerà il mondo del cinema, che non è riuscito a conquistare, dedicandosi al molto più lucroso mondo delle palestre di Los Angeles.
È un film fuori tempo massimo: nel ’98 il cinema marziale è bello che morto, tutti gli attori marziali più bravi fanno altro, e quelli meno bravi si riciclano “attori d’azione” (cioè smettono qualsiasi tipo di marzialità). Ci sono ottime eccezioni, è vero, ma non fanno testo.

Tommy Lee stavolta è più “figo” e se la tira di più. Torna a farsi vedere in moto (come nel primo film) ma ora è padre e quindi è tanto “selvaggio” quanto “papone”. Finisce per sbaglio in mezzo agli intrallazzi dei cattivi e dovrà uscirne solo regalando calci e pugni a piene mani.
Purtroppo la qualità marziale del bravo Rhee è al minimo storico: siamo davvero lontani dai tempi de I migliori. Però almeno una scena epica ce la regala: quando, per sfuggire ai cattivi, si ritrova in un dojo pieno di atleti che si allenano, cattivi anche loro. La scena non solo omaggia Dalla Cina con furore ma anticipa di parecchio la scena di Kiss of the Dragon (2001), dove Jet Li vive la stessa identica situazione, resa nello stesso identico modo.
Chen andava nel dojo volontariamente e combatteva a mani nude e poi con il nunhaku: sia Rhee che Jet Li invece ci finiscono per sbaglio ed usano i bastoni…

Il povero Phillip Rhee, fra i migliori atleti apparsi su schermo, pur avendo iniziato insieme ai grandi (nel 1989, prima di moltissimi attori blasonati) non ha fatto in tempo a sfondare e ora, a fine anni Novanta, si ritrova troppo in basso nella catena alimentare per potersi ancora proporre o riciclare. Non ha un nome come Van Damme o Seagal da sbattere in locandina, e così invece di fare la fine di Jeff Wincott o Sasha Mitchell (attori nati come atleti poi finiti in pessime produzioni “normali”) ha preferito fare come Billy Blanks e Jeff Speakman e uscirsene a testa alta, tornando all’insegnamento in palestra e agli stagemarziali.

Scritto da Lucius Etruscus [Il Zinefilo]

Grazie a: Nicola Barillari

In memoria del grande Alessandro Vicini


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